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Dossier e speciali

Dossier Mafie e Cicoria

Parole e MafieInizia il viaggio di Libera Informazione alla scoperta della Quinta mafia, quella del Lazio. Le cosche siciliane, campane e calabresi hanno invaso la regione negli ultimi trent’anni. E si sono legate alla criminalità, all’imprenditoria e alla politica locali. Una presenza capillare, ma troppo spesso negata. Il dossier mafie&cicoria vuole puntare i riflettori sulla criminalità organizzata laziale, disegnare la geografia delle cosche, fare il punto con magistrati, politici, istituzioni e associazionismo. E’ un contributo per fare della lotta alle mafie, nel Lazio come nel resto d’Italia, una priorità nell’agenda politica e nelle cronache.

Dossier Mafie e Monti

Mafie & montiUn lavoro da tempo studiato che riteniamo opportuno pubblicare proprio ora che la ricostruzione nell’aquilano, dopo il forte sisma che ha colpito la zona, aprirà  sicuramente importanti sbocchi per le infiltrazioni mafiose negli appalti. La criminalità organizzata, da anni ormai attiva sia nella Marsica che sulle coste abruzzesi,  è sicuramente interessata a non perdere una fonte sicura di guadagno. Il dossier di Libera Informazione descrive una infiltrazione silenziosa ma profonda, in un tessuto divenuto crocevia del riciclaggio e del reinvestimento dei proventi illeciti, ed è un monito per non sottovalutare la pervasività delle mafie, soprattutto in questo lacerante frangente storico.

 

Speciali

Speciale 21 marzo in Umbria Organizzazioni criminali e impegno antimafia nella regione

21 marzo UmbriaUna relazione sulle infiltrazioni criminali e sull’impegno antimafia in Umbria. L’hanno presentata durante il 21 marzo 2011 alla Sala dei Notari Palazzo Priori alcune associazioni umbre, le stesse convocate il 27 gennaio scorso, presso la Commissione regionale antimafia del Consiglio regionale umbro, (proprio su richesta di quest’ultima). La giornata ha visto la partecipazione di tanti giovani, la presenza e l’intervento del magistrato della Dda perugina, Antonella Duchini, di politici regionali e delle associazioni coinvolte in questa relazione: Libera e Liberainformazione, Legambiente Umbria, Sos impresa, Cittadinanza attiva, Menteglocale. A seguire i documenti della giornata. La relazione delle associazioni consegnata alla Commissione e presentata al pubblico presente dal presidente di Libera informazione, Roberto Morrione. La rassegna stampa, cartacea, on line e lanci di agenzie, sulla giornata del 21 marzo. I due servizi video rispettivamente della Rai Umbria e del portale on line Umbria24.it che ringraziamo per il loro lavoro. Infine, le foto della giornata a cura di Antonella Guerrini. Per info. in merito al lavoro in corso in Umbria (clicca qui – Diritti negati dalle mafie e Dossier “Numero Zero” del 2008)

Speciale “Lea Garofalo, il processo”

Lea Garofalo come Rita Atria. Entrambe con un padre e un fratello appartenenti ad una cosca malavitosa (rispettivamente ‘ndrangheta e mafia) che moriranno in faide tra famiglie rivali. Entrambe con la voglia di ribellarsi a quel sistema, a quello stile di vita. E lo faranno, con il coraggio della denuncia. Rita a 17 anni morirà suicida una settimana dopo aver perso il suo punto di riferimento, Paolo Borsellino, nella strage di via D’Amelio. Lea morirà invece a 35 anni. Uccisa. Dal suo convivente Carlo Cosco, che insieme ai fratelli Vito e Giuseppe e a Massimo Sabatino, Rosario Curcio e Carmine Venturino escogitò un piano per eliminarla. Definitivamente. La notte tra il 24 e il 25 novembre 2009 la testimone di giustizia Lea Garofalo fu sequestrata, torturata, uccisa con un colpo di pistola alla nuca e il suo corpo sciolto nell’acido, a San Fruttuoso, Monza Brianza. Per questo efferato delitto tutti e sei gli imputati sono stati condannati all’ergastolo, dopo un processo durato 8 mesi che ha registrato un cambio alla Presidenza della Corte d’Assise: da Filippo Grisolia a Anna Introini, con relativo azzeramento delle deposizioni accolte da luglio fino a novembre. Un processo che è stato reso possibile grazie al coraggio di Denise Cosco, la figlia di Lea, che con forza e determinazione ha accusato suo padre, i suoi zii e anche il suo fidanzato (Venturino) quali colpevoli per la morte della madre. Una vicenda che ha scosso la società civile e che è stata seguita in maniera puntuale dalle testate «Narcomafie» e «Libera Informazione».

Speciale campagna “Io mi chiamo Giovanni Tizian”

Scrivere di mafie è  pericoloso. A Reggio Calabria, Palermo e Napoli, certamente, ma anche a Modena. La brutta notizia che coinvolge il mondo dell’informazione italiana è quella che riguarda Giovanni Tizian. Giornalista calabrese che da anni vive e lavora a Modena. Cronista attento e puntuale, che da sempre ha seguito gli intrecci perversi tra mafie, economia e pezzi della politica in Emilia Romagna. Da alcune settimane Tizian vive sotto scorta. Livello di protezione quattro, due uomini che lo seguono passo passo, ogni giorno. «So poco, non so ancora nulla – risponde al telefono il cronista raggiunto da Libera Informazione – in questa situazione la vita ti cambia». L’assegnazione della scorta giunge inaspettata. «A parte alcune querele – ricorda Tizian – non ho ricevuto minacce. Qualcosa che possa sembrare un segnale, certo, ma niente di preoccupante». Tizian scrive per la Gazzetta di Modena e collabora con numerose testate attente ai fenomeni mafiosi, come Narcomafie e Libera Informazione

Speciale “Il processo Rostagno – la diretta”

Il 2 febbraio scorso ha avuto inizio il processo a carico degli assassini di Mauro Rostagno, sociologo – giornalista ucciso a Trapani il 26 settembre del 1988. Questo spazio è dedicato alla cronaca in diretta, realizzata a cura di Rino Giacalone e della rete di Libera informazione a Trapani, per raccontare 22 anni dopo circostanze, fatti, memorie e responsabilità in merito al  delitto Rostagno L’audio delle udienze del processo (a cura di Radio Radicale). E’ possibile seguire la cronaca in diretta dal tribunale e consultare materiale inerente a Mauro Rostagno e al caso giudiziario anche sulla pagina Facebook dedicata al processo, continuamente aggiornata da molti volontari, amici e familiari di Mauro Rostagno. La pagina ha raggiunto in un anno più di 4000 utenti. Clicca qui per iscriverti e seguirla.

Lo speciale “La legge 109 compie 15 anni”

Beni ConfiscatiEra il 1996 quando il presidente di Libera, don Luigi Ciotti, consegnava all’allora presidente della Camera un milione di firme raccolte per l’utilizzo sociale dei beni confiscati ai boss. Un milione di cittadini chiedeva al Parlamento di fare un passo in avanti nella lotta alle mafie, restituendo alla collettività quanto sottratto dalle organizzazioni criminali. In quindici anni la legge 109 ha consentito alla Stato di riprendersi migliaia di beni: palazzi, appartamenti, terreni, aziende. Un fiore all’occhiello della legislazione italiana. Dall’entrata in vigore della legge sono stati confiscati 11.152 beni. La regione con il maggior numero di beni sottratti ai boss è la Sicilia (4.971), seguita da Campania  (1.679), Calabria (1.544) e Lombardia (957). In questi quindici anni, tuttavia, la legge non ha avuto vita facile. Osteggiata dai boss, perché  compromette i patrimoni illeciti, non è molto apprezzata neanche dalla politica. In diverse occasioni si è cercato di stravolgerla inserendo emendamenti che ne depotenziavano la portata.

Speciale “Case Loro” 

Case LoroI beni confiscati alla mafia sono un’enorme fonte di ricchezza e un simbolo potentissimo della lotta alla criminalità organizzata. Con la confisca viene colpito il patrimonio e la potenza economica della mafia, indebolendo il suo controllo e radicamento sul territorio, e attraverso il riutilizzo sociale dei beni confiscati si riafferma il principio di legalità. Quando questo meccanismo si inceppa però, o rallenta a causa di ritardi e inefficienze, il simbolo rischia di ribaltarsi e di rafforzare il mito di una mafia invincibile. A Catania, una città che ha bisogno di sviluppo e legalità, la macchina burocratica che si muove attorno ai beni strappati alla mafia è incredibilmente lenta. E piena di contraddizioni. L’inchiesta è stata realizzata da Step1, periodico telematico d’informazione, una palestra di giornalismo – Università  di Catania.

Speciale Puglia

dossierIl problema dei rifiuti non riguarda solo la Campania. Riguarda tutti noi. Riguarda l’aria che respiriamo, i cibi che mangiamo e l’acqua che beviamo. Riguarda le azioni illecite compiute dalle mafie, le quali estendono il loro’business’ ben oltre il nord Italia, oltre i confini nazionali. La discarica abusiva più grande d’Europa è stata scoperta a Deliceto, nel foggiano: più di 500.000 metri cubi di immondizia, rifiuti tossici, amianto e solventi, che indubbiamente non si è formata in poco tempo. Ma girando per la Puglia illegalità e rifiuti vanno a braccetto senza troppe ambiguità.  Breve inchiesta sulla situazione dei rifiuti in Puglia.

Speciale “Estermo Ponente”

Estremo PonenteLibera Informazione dedica un piccolo approfondimento all’estremo ponente ligure, alla scoperta di quelle che ormai non sono infiltrazioni mafiose ma un vero e proprio radicamento nel territorio che va da Taggia e San Remo fino al confine di Ventimiglia. Cittadina che da decenni ha accolto insieme a una gran parte di onesti lavoratori calabresi, anche propaggini della ‘ndrangheta, la potente mafia, che ha trovato un fertile terreno economico ed è riuscita a ricreare un ambiente simile a quello di provenienza. Partendo da una intervista a cuore aperto sul problema con il procuratore capo di San Remo, Roberto Cavallone, Libera Informazione inaugura un piccolo spazio di approfondimento su un tema poco dibattuto, ma particolarmente significativo.

 

Premio Morrione

Premio Morrione Finanzia la realizzazione di progetti di video inchieste su temi di cronaca nazionale e internazionale. Si rivolge a giovani giornalisti, free lance, studenti e volontari dell’informazione.

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Narcomafie

La rivista, realizzata in collaborazione con l’associazione Libera, è stata fondata nel febbraio del 1993, all’indomani delle stragi di Capaci e di via D’Amelio

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Articolo 21

Articolo 21: giornalisti, giuristi, economisti che si propongono di promuovere il principio della libertà di manifestazione del pensiero (oggetto dell’Articolo 21 della Costituzione italiana da cui il nome).

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