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La pericolosa seduzione di internet sui giovani

Piero Innocenti il . Criminalità, Diritti, Forze dell'Ordine, Giovani, SIcurezza, Società

Sono ormai vecchio e non appartenendo, quindi, a quella folta schiera di “nativi digitali”, sono disorientato e anche molto preoccupato di fronte alla grande fascinazione e al disinvolto utilizzo delle nuove tecnologie, smartphone e internet, da parte dei giovani, persino bambini di pochi anni.

Tra i tanti danni della pandemia che va avanti ormai da tre anni circa, va annoverato anche questo processo di avvicinamento tra infanzia e internet con rischi serissimi quando tutto si svolge al di fuori di una attenta sorveglianza dei genitori.

Sul tema la Polizia di Stato da tempo ha svolto (e continua a farlo) una importante azione di informazione e di sensibilizzazione presso le strutture scolastiche su tutto il territorio nazionale grazie anche agli specialisti della Polizia Postale e delle Comunicazioni e anche recentemente (novembre 2022) è tornata sull’argomento con il report Minorenni vittime di abusi (elaborato dal Servizio Analisi Criminale) in cui, tra l’altro si sottolinea come “le dinamiche di violenza, tra e in danno di giovani, assumono oggi fenomenologie sorprendenti quando si realizzano in rete (..) fenomeni nei quali i minori sono vittime e carnefici allo stesso tempo..”.

I nuovi media, i social network e le varie app di messaggistica sono considerati dai giovani uno dei luoghi primari di socializzazione dove instaurare e curare le relazioni sociali.

I rischi, tuttavia, sono molti e tra questi si segnala l’adescamento on line con un incremento del 33% di casi trattati (533)i nel 2021 rispetto al 2020 (401), con il coinvolgimento di bambini sotto i 10 anni, particolare quasi assente prima della pandemia; ci sono, poi, le prepotenze, scherzi e molestie da parte di coetanei sui social network, i tentativi di esplorare la sessualità attraverso la partecipazione a gruppi chiusi dove si scambiano immagini anche di violenza estrema come nel caso del genere “gore” (letteralmente sangue, violenza).

Tra gli “altri pericoli” del web segnalati nel report suindicato ci sono le “social challenge”, sfide che si diffondono tra i giovani attraverso la virilizzazione di video in cui i giovani si sfidano a compiere azioni pericolose con l’obiettivo di crescere in popolarità sulla rete.

Vengono, così, segnalati i recenti casi di “follia” giovanile come la skull breaker challenge in cui due ragazzi affiancano un terzo e mentre questo salta gli altri due gli fanno uno sgambetto che causa la sua caduta violenta; in passato le sfide hanno riguardato la masticazione di pillole di detersivo (tide pod challenge) o quelle di compiere azioni pericolose con gli occhi bendati (bird box cahallenge) che hanno provocato conseguenze anche gravi.

Anche i disturbi alimentari come l’anoressia e la bulimia hanno trovato spazio nel web con blog personali nei quali si dichiara con fierezza la propria condizione di anoressici (“si sono costituiti addirittura “gruppi social pro-anoressia” !) per una ricerca di legittimazione globale  attraverso la rete.

L’auspicio è che ci siano iniziative didattiche, sociali, culturali, sportive, religiose, di educazione alla legalità che coinvolgano i minori per renderli partecipi del loro futuro.

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I reati contro i minori in Italia

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