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Nel mirino della ‘ndrangheta anche se sotto scorta: «Grande preoccupazione per l’inchiesta della Dda di Ancona»

Fnsi il . Brevi, Calabria, Giustizia, Informazione, Mafie

La cosca Crea di Rizziconi, paese della piana di Gioia Tauro, avrebbe messo a disposizione 150mila euro per un attentato ai danni di un’auto blindata utilizzata da una persona di cui non si conosce l’identità. A rischio magistrati, politici, imprenditori o giornalisti, come Michele Albanese, costretto a vivere sotto sorveglianza per aver scritto del clan.

La Federazione nazionale della Stampa italiana esprime grande preoccupazione per quanto emerso da un’inchiesta della Dda di Ancona secondo cui la cosca Crea di Rizziconi, paese della piana di Gioia Tauro, avrebbe messo a disposizione 150mila euro per un progetto di attentato ai danni di un’auto blindata utilizzata da una persona di cui, al momento, non si conosce l’identità.

Indagando sull’omicidio di Marcello Bruzzese, fratello del collaboratore di giustizia Girolamo, avvenuto a Pesaro il giorno di Natale del 2018, gli inquirenti hanno scoperto una serie di chat in cui si fa riferimento all’attentato, che sarebbe stato portato a termine utilizzando un bazooka o un ordigno esplosivo.

Dall’inchiesta emerge la sete di vendetta che la cosca, anche a distanza di anni, nutre nei confronti di tutti coloro che si sono schierati per la legalità, contro la ‘ndrangheta di Rizziconi.

«Anche se non è chiara l’identità della vittima designata – commenta il sindacato dei giornalisti – il pensiero va a chi in questi anni ha lottato per contrastare la criminalità: magistrati, imprenditori, politici, giornalisti, come il collega Michele Albanese, costretto a vivere sotto scorta proprio per aver scritto più volte della cosca Crea sul Quotidiano del Sud. È essenziale che autorità e istituzioni garantiscano la loro incolumità e li mettano in condizione di poter continuare a svolgere il loro lavoro al servizio della collettività».

Sul progetto di attentato ha aperto un’inchiesta la Dda di Reggio Calabria, guidata dal procuratore Giovanni Bombardieri e dall’aggiunto Gaetano Paci.

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