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Trump il 20 lascia e Biden dice no alla rimozione: basta shock al Paese

Ennio Remondino il . Giustizia, Istituzioni, Società

Biden contrario alla rimozione di Donald Trump, «Non aiuterebbe a riunificare il Paese». E Trump prende atto della vittoria di Biden, senza mai riconoscere la validità dell’elezione. Prende atto che il 20 gennaio si insedierà una nuova amministrazione, senza però mai nominare Joe Biden. Stati Uniti ancora sotto shock, polemiche sulla Casa Bianca ma anche sulla gestione sicurezza. La crisi del partito repubblicano travolto dal ciclone Donald. Le complicità nell’invasione di Capitol Hill.

Prima dà fuoco poi invoca i pompieri

Donald Trump esce dalle sue farneticazioni e prende atto della realtà. Il 20 gennaio, tra 12 giorni, gli Stati Uniti avranno un nuovo presidente, anche se lui resta fermo al suo ego e non lo nomina mai. Twitta in video che dal 20 gennaio alla Casa Bianca ci sarà un altro, ma senza mai riconoscere la validità della sua elezione. C’è anche l’appello perché “gli animi si calmino”. Forse è rivolto alla polizia che prima o poi gran parte di quegli scalmanati se li andrà a prendere per far loro invadere qualche galera. Troppo poco, troppo tardi.

Rimozione o impeachment

L’intervento tardivo di Trump non placa le iniziative dei democratici per cacciarlo prima della scadenza naturale del suo mandato. I leader della nuova maggioranza alla Camera e al Senato – Nancy Pelosi e Chuck Schumer – invocano la rimozione del presidente attraverso il 25esimo emendamento, o il suo impeachment. Il Wall Street Journal di Rupert Murdoch in un editoriale gli dice: “Deve dimettersi per evitare l’impeachment”. Ma, dice la Cnn, il presidente eletto frena. Basta shock al Paese, sperando che il matto si dia una calmata e in 12 giorni non ne combini altre.

Pence, reazionario legalista

Anche il vicepresidente americano Mike Pence si opporrebbe alla rimozione di Donald Trump ricorrendo al 25mo emendamento. Lo riporta il New York Times. Per attivare questa strada serve il consenso del vicepresidente e della maggioranza del governo. I leader democratici hanno già affermato che senza il ricorso al 25mo emendamento sono pronti a considerare un nuovo impeachment, ma al momento resta una minaccia più che una possibilità.

La resa dei conti che verrà

Sui fatti di mercoledì, il procuratore generale della capitale federale Washington, Michael Sherwin, ha affermato di non escludere capi di accusa nei confronti di Donald Trump per aver incitato l’assalto alla sede del Congresso americano. Sherwin ha aggiunto che il Dipartimento di Giustizia prenderà in considerazione l’ipotesi di reati penali contro chiunque abbia giocato un ruolo nella vicenda. Altro si potrebbe scoprire su eventuali complicità sollecitate dalla stessa Casa Bianca. Oltre a salatissimi conti politici per il clan Trump e in casa repubblicana.

Guerra civile tra i repubblicani

La sconfitta politica in Georgia che dà al senato un maggioranza democratica , per il partito repubblicano pesa ora più del sempre controverso e imprevedibile Trump alla Casa Bianca. Ma il problema politico è cosa succederà dopo il 20 gennaio. Sicuramente la prova di forza dell’altro ieri incoraggerà Trump a restare attivo, con il suo gruppo di fedelissimi, prevede Fabrizio Tonelli sul Manifesto, appoggiandosi ai media di estrema destra e minacciando i «traditori» di usare la sua influenza per fare vendette nel 2022 e nel 2024.

Complicità di una invasione organizzata

Con la rivisitazione delle immagini degli assaltatori buffoneschi di Capitol Hill, liberati gli occhi dalla tensione su ciò che stava accadendo, diventa chiaro che di fatto la polizia ha lasciato aperte le porte agli squadristi, ribadisce Tonelli. In attesa di qualche magistrato che se ne occupi, si dimette il capo della polizia del Congresso, la Capitol Police.

«C’è stato qualche scontro (pochi) e molti selfie. Lo spettacolo ha comportato anche gas lacrimogeni, morti e feriti ma, in tutto 13 (tredici!) arresti fra le centinaia di persone che avevano dato l’assalto al Campidoglio».

Forse dietro c’è di peggio, oltre a Trump, ed è ciò che ancora dovremo scoprire sulla brutta Befana di Washington tra golpisti buffoneschi.

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Trump isolato da tutti ora rischia la rimozione. Nell’assalto al Congresso 4 morti

Il Congresso ha proclamato Joe Biden e Kamala Harris presidente e vicepresidente degli Stati Uniti

Usa, dopo l’ assalto al congresso, ipotesi di rimozione per Trump. Quattro i morti. La Guardia nazionale chiamata dal vice Pence mentre la Casa Bianca guardava l’assalto in tv. L’America offesa da un governo corrotto e morente, l’accusa diffusa a livello internazionale. Trump fa perdere ai repubblicani anche la maggioranza al Senato con i due seggi della Georgia.

Ma Trump insiste: «Questo è ciò che accade quando una vittoria viene strappata ai patrioti». Dimissioni preannunciate di ministri e collaboratori alla Casa Bianca. A Washington il sindaco ha esteso l’emergenza pubblica per altri 15 giorni, fino al 21 gennaio, il giorno dopo l’insediamento di Biden, appuntamento per il quale si temono nuovi forti tensioni.

La vergogna di un quasi golpe straccione

Una ferita grave alla democrazia e all’immagine degli Stati uniti d’America nel mondo, ridotti a vedersi proposti al mondo in diretta tv nell’assalto al parlamento da parte di invasati con elmi e corna, fumetto di golpe peggio di qualche staterello ai margini del mondo. Assieme alla fine ingloriosa di una pessima presidenza, gestita da un personaggio con forti problemi di equilibrio, forse anche mentale. Trump ora a rischio rimozione, uscirà comunque dalla Casa Bianca nel peggior modo possibile, lasciando dietro di se una scia maleodorante di gravi conseguenze. Contro i suo stessi sostenitori più accesi, ingannati con la bugie dei brogli e ormai apertamente fuorilegge. Contro il partito repubblicano che avrà bisogno di molto tempo per cancellare l’onta Trump e per prendere le distanza da certo elettorato. E per Trump stesso e il suo clan familiare, da qui e per sempre certamente esclusi da qualsiasi partecipazione politica democratica.

Donald Trump ormai politicamente solo

L’ipotesi di invocare il 25/o emendamento per rimuoverlo si sta rafforzando nello stesso gabinetto del presidente, anche se l’idea non è stata ancora ventilata al vicepresidente Mike Pence. Il 25° emendamento della Costituzione prevede che il vicepresidente prenda i poteri nel caso il presidente muoia, si dimetta o sia rimosso dal suo incarico. D’accordo sulla rimozione anche alcuni leader repubblicani. Intanto si susseguono diverse dimissioni, dalla portavoce di Melania Trump al vice portavoce della Casa Bianca. E stanno valutando di lasciare anche il ministro dei Trasporti e il consigliere per la sicurezza Nazionale. Intanto Trump, che ieri era intervenuto con un video in cui ribadiva l’accusa di elezioni falsate invitando comunque i suoi fan a ‘tornare a casa’, è stato bannato temporaneamente dai principali social media, Twitter, Facebook e Instagram.

Il mondo scosso e impaurito

La condanna per l’assalto al Congresso statunitense è arrivata unanime da tutto il mondo. L’ex presidente Obama ha parlato di “grande disonore e vergogna” per gli Stati Uniti ma non “una completa sorpresa”. La violenza, ha detto, è stata “incitata da un presidente che ha continuato a mentire sul risultato delle elezioni”. Parole di condanna di Conte e da tutti i leader europei, da Macron a von der Leyen e persino Boris Johnson.

Figli politici del trumpismo

Gli ultras di Donald Trump, i militanti più duri e puri del suo elettorato. Ma anche gruppi organizzati del mondo di estrema destra e del suprematismo bianco, come i Proud Boys o il movimento dei Boogaloo, in alcuni casi vere e proprie milizie di estrema destra e razziste strutturate in maniera paramilitare a cui Trump ha dato voce. Assieme ai complottisti che si ispirano a QAnon.

I Proud Boys sono quelli che ad ogni occasione il presidente uscente chiama “patrioti”, ma che i rapporti dell’intelligence Usa definiscono da tempo come “un pericoloso gruppo della supremazia bianca”, un’organizzazione di stampo neofascista attiva non solo negli Stati Uniti ma anche in Canada. Il gruppo, molto attivo sui social, è stato bandito di recente da Facebook, Instagram, Twitter e YouTube con l’accusa di incitamento all’odio e alla violenza.

Altro movimento di estrema destra vicino ai gruppi neonazisti è quello dei Boogaloo. Organizzato spesso in forma di milizia armata, i suoi leader farneticano di una seconda guerra civile americana. Alcuni gruppi legati ai Boogaloo sostengono anche che la nascita e lo sviluppo di movimenti come Black Lives Matter porterà ad una vera e propria guerra per la razza. Una delle ultime forme di lotta intraprese da diversi rami del movimento è stata quella contro le misure restrittive e i lockdown per combattere la pandemia.

Chi nega la pandemia sono coloro che si ispirano a QAnon, una teoria del complotto di estrema destra secondo la quale esisterebbe un’ipotetica trama segreta organizzata da un presunto ‘Deep State’. Poteri occulti che agirebbero contro Donald Trump e i suoi sostenitori.

Alla notizia che il Congresso ha proclamato Joe Biden e Kamala Harris presidente e vicepresidente degli Stati Uniti, Trump straparla: “E’ la fine del piu’ grande mandato presidenziale della storia”

* Fonte: Remocontro 08-07/01/2021

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Usa 2020, eletti Biden e Harris: «È un nuovo giorno per l’America»

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