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Quei diritti scomparsi in Bielorussia

Anna Del Freo il . Giustizia, Informazione, Internazionale

belarusContinua le repressione di ogni diritto democratico in Bielorussia. La federazione europea dei giornalisti (EFJ)  e l’Associazione dei giornalisti Bielorussi (BAJ) chiedono lo sblocco immediato dei siti chiusi dalle autorità statali. Ieri infatti il ministro dell’informazione ha annunciato di avere bloccato un gran numero di nuovi siti e di siti che fanno capo a organizzazioni della società civile: 73 in totale. Anche il portale della BAJ era già stato bloccato il 9 agosto. Gli iscritti stanno usando Telegram per veicolare le notizie più importanti circa la situazione dei media nel Paese.

Ma ieri, altra offensiva del Governo: oltre ai siti chiusi, col pretesto di problemi tecnici è stata interrotta anche la stampa dei quotidiani Narodnaya Volya e Komsolmonskaya Pravda. E la BAJ ha documentato casi analoghi di quotidiani locali a partire dal 9 agosto.

Tutte misure altamente antidemocratiche, come ha denunciato la EFJ, perché ogni misura presa dallo Stato per bloccare, filtrare o rimuovere i contenuti internet deve essere giustificata da una legge chiara e soprattutto garantista, che lo giustifichi solo per motivi gravissimi in vista di uno scopo legittimo, mentre le misure adottate in Bielorussia violano totalmente questo quadro giuridico e sono contrarie ai fondamenti della democrazia.

EFJ e BAJ hanno fatto ancora una volta appello all’Unione europea affinché cerchi di mettere in atto sanzioni individuali contro i politici e i funzionari che hanno adottato il blocchi. Misure che, a parole, il Consiglio europeo che si è riunito il 19 agosto ha detto di voler adottare. I leader della Ue hanno anche dichiarato di non riconoscere i risultati delle elezioni politiche che hanno confermato al potere Aleksandr Lukashenko e di volere dirottare gli aiuti alla Bielorussia su organizzazioni indipendenti e libere. Un programma che non sarà facile adottare, visti anche gli interessi russi nella regione.

Intanto, a proposito di Russia, è arrivato a Berlino il capo dell’opposizione Alexei Navalny, in coma dopo un sospetto avvelenamento. La sua dottoressa, nel denunciare il ritardo con cui l’ospedale dove era ricoverato ha dato il via libera al suo trasferimento, ha affermato che sarà molto difficile ormai stabilire il tipo di sostanza che secondo l’opposizione avrebbe avvelenato Navalny. La dottoressa ha sottolineato che a che anche anno fa il dissidente è stato vittima di un tentativo di avvelenamento.

* European Federation of Journalists

Fonte: Articolo 21

Appello della Efj per i giornalisti in Bielorussia

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