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Giulietti: “Le minacce fasciste? Una medaglia al valor civile”

Globalist il . Giustizia, Informazione, Società

giulietti fnsiBeppe Giulietti, presidente della Federazione nazionale della stampa italiana (Fnsi) è stato fatto oggetto di minacce, insulti, dagli odiatori da tastiera per la sua opposizione a razzisti e fascisti. In questa intervista a Globalist la sua risposta.

Presidente Giulietti, oggi chi, come te, ci mette la faccia nel condannare le campagne di odio razziste e fasciste, viene bersagliato di insulti e minacce.

Su questo sarò un vetero, ma io considero le aggressioni dei fascisti medaglia al valor civile. Le considero il più bel riconoscimento del lavoro svolto in questi anni, non da me, perché non soffro di egolatria, il più bel riconoscimento al lavoro svolto da decine e decine di giornalisti italiani che nonostante le minacce continuano a indagare sulle mafie, sui mafiosi, sui camorristi e sui fascisti. Anche perché in Italia, purtroppo è ancora una anomalia: siamo l’unico Paese con 22 cronisti sotto scorta, e questo vuol dire che c’è qualcosa che non funziona, ma siamo anche l’unico Paese con un giornalista, Paolo Berizzi, sotto scorta perché minacciato dai fascisti. Paolo Berizzi di Repubblica, che cura la rubrica quotidiana, è perennemente nel loro mirino. Questa volta loro hanno perso i nervi, ed è stata una fortuna, perché, come dire, c’è stata l’emersione del nero. Mi fa piacere di aver favorito  l’emersione del nero che galleggia sempre nella palude. Questo è un altro frutto della “Bestia”, non c’è niente contro di me. La “Bestia” lancia di tanto in tanto delle campagne, e Globalist lo sa bene perché tratta questi temi con coraggio civile e subisce aggressioni.

La “Bestia” è mirata esattamente sui cronisti che si occupano di migranti, ed ha il compito di organizzare delle campagne di propaganda e di strumentalizzazione. Ed è questo quello è accaduto: che quando esistono cronisti, una volta è Nello Scavo sulla Libia da voi intervistato, una volta è Angela Caponnetto da Lampedusa, una volta è Sergio Scandura di Radio Radicale, una volta è Andrea Palladino, che fa una inchiesta sui loro forzieri, e potrei dirne numerosi altri. Ogni volta un cronista svela la catena delle bugie, e in questo caso era una bugia fabbricata ad arte, i migranti mangiano i cani e portano il Covid, cosa c’è di meglio in una stagione come questa, soprattutto quando il padrone è in crisi di consensi, cosa c’è di meglio che scatenare una campagna che metta assieme i cani, i migranti, i neri, il Covid, ogni volta che qualcuno svela queste fake costruite in laboratorio, scatenano la campagna, poi se capita la disgrazia che si scopre che persino stavolta il castello non regge…Io ho fatto il mio dovere, semplicemente il mio dovere. D’altro canto, che vuoi che faccia il presidente della Federazione…Se tu vai a vedere la sequela di insulti contro Angela Caponnetto, era segnata non solo dallo squadrismo, dal sessismo, dalle volgarità più atroci, perché questi signori operano sempre in gruppo e con particolare accanimento contro le donne. Si sono scatenati contro Caponnetto, come si erano scatenati in altre occasioni. Ti faccio altri nomi: un’altra nel loro mirino è una straordinaria collega, Asmae Dachan, che ha la “disgrazia” di essere musulmana, vuole dialogare, sta in Italia e con fierezza scrive, un’altra è una ragazza di Arezzo, Sara Lucaroni, che si è permessa di scrivere su Assad, e guai ad averlo fatto, perché se tocchi la Siria si scatenano i rossobruni. In questo momento gli attacchi a me sono venuti dal fatto che io mi sono schierato, com’era mio dovere, a totale difesa di queste colleghe, ho inviato gli esposti all’Agcom e al ministero degli Interni, Walter Verini (parlamentare del Pd, coordinatore del Comitato della Commissione Parlamentare Antimafia, ndr) è uscito e ha detto che farà una audizione straordinaria con queste colleghe e colleghi minacciati, e così per la prima volta si è messa in funzione una catena, una catena di istituzioni, di giornalisti, di siti come il vostro, che hanno detto basta. C’è questa strana idea che gira secondo cui bisogna far finta di niente. Io sono dell’avviso opposto. E ribadisco che, in primo luogo, era mio dovere farlo, e la seconda cosa, è che io adesso intendo porre una domanda a tutte le autorità istituzionali…

Qual è questa domanda?

Esiste un luogo di questa Penisola, cioè la rete, nella quale in una notte, evidentemente nessuno ce l’ha  detto a noi, si è stabilito che la Costituzione antifascista e antirazzista non si applichi? E’ stata modificata la legge Mancino, è stato emesso un emendamento che dice che quando la diffamazione o  le minacce sono in rete, non sono reato? A me non risulta. Ed io ho preso talmente paura che raddoppierò e triplicherò, assieme alla squadra, naturalmente. Guai agli “eroi” solitari. Non intendo minimamente richiamare l’attenzione sulla mia persona, perché i colleghi a rischio sono in primo luogo, ci tengo a sottolinearlo, sono colleghe e colleghi mal pagati, precari che spesso lavorano in siti e blog, quelli sono i colleghi a rischio. Io ho alzato i toni per loro, perché loro rischiano molto più di me.

Chi ha responsabilità politiche e di governo ha la percezione adeguato di questo rischio?

No, ne ha una percezione ancora molto bassa. E non da oggi. Purtroppo sono passati molti anni nei quali questo tema, il tema della Costituzione antifascista, è stato messo un po’ ai margini, si è quasi stabilita una sorta di equiparazione fascismo/antifascismo. Le loro minacce sono addirittura entrate nell’articolo 21 della Costituzione. Invece non è così. Finché la Costituzione non lo cambia, per riprendere un’abusata frase di Pertini, il fascismo non è un ‘opinione ma un reato. Si cambi la Costituzione, e allora ne discuteremo, ma allo stato attuale l’apologia del fascismo, dell’antisemitismo, del razzismo, cozza pesantemente con l’articolo 3 e con l’articolo 21. Penso che ci sia stato un lungo clima di disinteresse, di scarsa attenzione, culturale ancor prima che politica, ma questo non autorizza a perpetrare quello che resta un reato. Ci vuole che a un certo punto qualcuno provi anche ad alzare la voce.

L’ultima domanda riguarda la nostra categoria. La Fnsi, di cui tu sei presidente, si è caratterizzata per iniziative importanti che andavano oltre la dimensione strettamente sindacale. Ma questo profilo non è piaciuto a tutti.

Per fortuna, visto che abbiamo anche vinto il congresso, ci sono tante persone che credono in questo impegno. Ma mentre per una parte della categoria questo è un merito, ed io peraltro lo ritengo un elemento fondante della Federazione alla nascita, per un’altra parte della categoria, e per gli odiatori seriali, questo è l’esatto contrario. C’è una parte minoritaria della professione, e forze esterne ad essa, che invece vorrebbe ricondurre la Fnsi a un antico patronato, che al massimo fa lo sportello dei servizi, ma che non ha tra i suoi compiti quello di occuparsi della tutela dell’articolo 21 e della libertà. Mentre a mio giudizio facciamo ancora troppo poco, perché dobbiamo fare ancora di più per la libertà dei cronisti ma anche, e non è da meno, per il diritto dei cittadini ad essere informati. Perché la funzione di tutela deve essere duplice: nostra e di chi riceve. Questo era alle origini della Federazione, qualcuno vorrebbe, anche dentro la professione, riportarci indietro, ritornare, cioè, a uno sportello che si occupa di pratiche ma non ritiene suo mestiere occuparsi di questi temi. Io la ritengo una bestialità. Perché se il sindacato dei giornalisti non si occupa di questi temi, non ha neanche legittimità a sedersi a un tavolo per discutere del contratto e della riforma dell’editoria. E’ solo se esisti in quanto soggetto politico, civile e sindacale che hai legittimità.

Fonte: Globalist 20/08/2020

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