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Quattro nota bene sul processo ‘Ndrangheta stragista

Davide Mattiello * il . Calabria, Giustizia, L'analisi, Mafie

processostragistareggio22Ieri a Reggio Calabria si è concluso il primo grado del processo denominato ‘Ndrangheta Stragista e sono stati condannati all’ergastolo Graviano (Cosa Nostra) e Filippone (‘ndrangheta) per gli attentati contro i Carabinieri tra il 92 ed il 94 in cui vennero assassinati Fava e Garofalo.

La notizia mi pare che non venga trattata con la dovuta attenzione anche se c’è qualche eccellente articolo (come quello di Alessia Candito, che si trova su Repubblica on line, con un po’ di pazienza e quello di Marco Lillo su Il Fatto).

Il lavoro di inchiesta penale coordinato dal Procuratore aggiunto di Reggio Calabria Giuseppe Lombardo è imponente e andrebbe letto insieme ad altre inchieste sempre coordinate da Lombardo (per esempio Gotha e Matacena-latitante).

Oltre al processo, che è lungi dal concludersi e pretende rispetto (i condannati in primo grado, restano penalmente innocenti), c’è qualche ‘salva con nome’ per chi abbia altri ruoli.

1) La Commissione parlamentare antimafia è il luogo giusto nel quale ricostruire una volta per tutte lo ‘Stato Parallelo’ che ha tenuto l’Italia sui ‘binari giusti’ tra il 1947 e il 1994. Una ricostruzione che si potrà fare soltanto se non sarà ‘contro qualcuno’ ma a servizio di tutti.

2) Lo Stato leale alla Costituzione ha pagato e paga un prezzo altissimo e credo sia un crimine negare la giustizia della memoria oltre che della verità: quella che inizia e farsi per Fava e Garofalo, ma io oggi voglio anche ricordare il tenente colonnello Omar Pace.

3) Se è insopportabile la perdurante latitanza di Messina Denaro (come di Ciccio Pakistan in sedia a rotelle o di Rocco Morabito a spasso per il SudAmerica) ancora di più lo è quella di Matacena, già parlamentare di Forza Italia, condannato in via definitiva per concorso esterno e dal 2014 sottrattosi alla pena: perché almeno i primi tre non si sa dove siano (di preciso!) mentre il quarto sta sfacciatamente a Dubai da dove si professa perseguitato (un altro!). Sarebbe il caso di porre fine a questa vergogna.

4) Bisogna riformare la Legge Anselmi (che la Anselmi non riconobbe mai come sua!)

* Consulente Commissione Parlamentare Antimafia

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