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Governo, silenzio sulla sicurezza pubblica

Piero Innocenti il . Criminalità, Istituzioni, SIcurezza

polizia fuori stati generaliLa “ripresa”, in senso lato, del nostro Paese passa anche dalla esigenza di garantire un quadro generale della sicurezza pubblica soddisfacente, che vuol dire, soprattutto, assicurare una situazione accettabile di tranquillità ai cittadini nelle strade, nelle case, nei momenti di svago.

Nessuno pensa, naturalmente, a quella tranquillità surreale che abbiamo vissuto durante il blocco totale imposto durante la fase cruciale della pandemia e che ha determinato il crollo diffuso della criminalità di strada.

Una società senza delitti è impensabile. Ma le previsioni, anche ai vertici istituzionali, erano che dopo la “quarantena” le varie categorie di malviventi sarebbero tornate alle loro attività con particolare impegno, per recuperare il tempo (e il denaro) perduto. Ed è quanto si sta verificando in questi giorni in molte zone dove pure le forze di polizia si stanno prodigando per contenere l’ondata di azioni criminali. Ondata che, temo, non si esaurirà affatto e, anzi è previsto un “moto ondoso” in aumento con scenari molto negativi che vengono disegnati da osservatori e analisti anche delle forze dell’ordine.

Stupisce non poco, almeno chi scrive, che durante la recente dieci giorni di Stati generali dedicati dal Governo all’esame delle varie tematiche che vanno affrontate per rigenerare (“reinventare”) il paese, non ci sia stato un solo momento da riservare alla sicurezza pubblica e alle sue implicazioni sulla tenuta del paese che, lo ricordo, è stato giudicato, tra quelli democratici, “quello più appetibile per i criminali” (Relazione Commissione parlamentare Antimafia, febbraio 2018).

Manca quella strategia globale della politica sulla sicurezza pubblica con una criminalità di strada sempre più aggressiva e invadente – grazie anche ad alcune leggi inadeguate – e con risorse umane insufficienti di polizia di stato e carabinieri (so bene di essere ripetitivo sul punto!). Sono necessari forti investimenti per gli arruolamenti, per ampliare le scuole di formazione di polizia e carabinieri, per costruire nuove carceri, per rendere i processi penali più rapidi e le pene da scontare reali.

Si è tornati a parlare di sicurezza in questi ultimissimi giorni solo per ricordare la volontà di rivedere i famosi “decreti sulla sicurezza” (decreti Salvini) che, in realtà, più che sulla sicurezza hanno riguardato diverse norme di protezione dei migranti abrogate dal precedente Governo a trazione leghista.

Intanto sono i tanti fatti di cronaca quotidiana che dovrebbero preoccupare non poco le autorità della pubblica sicurezza. A cominciare dalla ottantenne che a Rimini è stata scippata e trascinata a terra da due delinquenti (arrestati poco dopo dai carabinieri) riportando gravissime lesioni. Un episodio analogo accaduto nelle stesse ore a Cesena sempre con una donna anziana vittima e rimasta ferita e a Milano dove sempre un’anziana è stata scippata della collana d’oro.

Non mancano fatti con delinquenti minorenni come a Pesaro dove un diciassettenne ha rapinato un supermarket, a Napoli dove due giovanissimi (arrestati) rapinano un ragazzo di una collanina d’oro, a Ravenna dove tre minorenni finiscono in carcere dopo una brutale rapina in casa in danno di una donna di ottantasei anni.

Ripresi, con grande vigore, gli assalti notturni ai bancomat (tre in una notte a Rimini, a Padova, a Grosseto), e i furti nelle abitazioni (a Firenze, Ferrara) e le rapine nelle ville (Cremona).

Tra poco, c’è da scommettere, risentiremo parlare di gruppi di vicinato e di ronde notturne di cittadini volenterosi che si organizzano. Ma la prevenzione spetta alle autorità di pubblica sicurezza che debbono poter disporre delle forze necessarie.

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