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Cronisti minacciati, i numeri dell’Osservatorio del Viminale

Graziella Di Mambro il . Giustizia, Istituzioni

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C’è un nome prima degli altri, un luogo prima di tutti, una provincia che dice più di molte analisi: Caserta. Il feudo del clan dei casalesi, il posto difficile per la cronaca, il luogo dove raccontare e informare diventa, ogni giorno, un percorso ad ostacoli.

E la prova, se era necessario averne una, è arrivata nel corso della riunione dell’Osservatorio sui giornalisti minacciati riunito presso il Ministero dell’Interno: si è stilato un elenco delle minacce  e delle aree più a rischio, dunque Caserta unica provincia citata e poi le regioni Lazio, Campania, Sicilia, Calabria, Lombardia.

Si allunga l’elenco dei cronisti sotto scorta, da Carlo Verdelli a Paolo Berizzi, Federica Angeli, Paolo Borrometi e quello dei giornalisti minacciati sui social, tra questi un nome eccellente, Eugenio Scalfari; e poi ci sono le giornaliste prese di mira con epiteti sessisti, dalla stessa Federica Angeli ad Antonella Napoli, Asmae Dachan, Karima Moual. nel corso della riunione dell’Osservatorio è stato chiesto che si proceda ad una raccolta periodica dei dati ufficiali nonché l’avvio di un percorso di formazione con giornalisti, rappresentanti delle istituzioni e delle forze dell’ordine.

All’incontro, in videoconferenza, hanno preso parte la ministra dell’Interno, Luciana Lamorgese; il viceministro Matteo Mauri; il capo di Gabinetto, Matteo Piantedosi; il capo della Polizia, Franco Gabrielli; il prefetto Vittorio Rizzi, vicedirettore generale della Pubblica Sicurezza e presidente dell’organismo permanente di supporto al Centro di coordinamento. Per la Federazione nazionale della Stampa italiana era presente il presidente Giuseppe Giulietti; per il Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti la vicepresidente Elisabetta Cosci e il segretario Guido D’Ubaldo.

«Grazie innanzitutto alle strutture nazionali e territoriali per la sensibilità e l’attenzione dimostrata sul tema delle minacce ai cronisti e per quanto fatto, sia quando hanno tempestivamente risposto con vigilanza e scorte agli episodi di intimidazione, sia quando hanno segnalato gli intollerabili tentativi di autominaccia. – ha detto Guilietti – Abbiamo sollecitato le strutture competenti a verificare tutte le posizioni e a procedere in caso di false denunce di intimidazioni. Casi che ci vedranno parte civile in tribunale perché riteniamo che episodi di questo tipo mettano a rischio il lavoro dei colleghi e tradiscano l’articolo 21 della Costituzione».

«La libertà di stampa – ha detto la ministra Lamorgese – rappresenta un presidio fondante della nostra democrazia, che va preservato e difeso in tutti i territori. Gli episodi di intimidazione e minaccia verso i giornalisti sono oggetto di costante attenzione, ai fini della tempestiva adozione dei necessari interventi e delle più idonee misure di tutela».

Per restare ai numeri: 83 gli episodi di minacce nei confronti dei giornalisti nei primi sei mesi del 2020, in aumento sia rispetto al 2019 (87 casi nei dodici mesi) che rispetto al 2018 (73 casi). 37 gli episodi legati a motivazioni socio-politiche, 10 quelli legati alla criminalità organizzata. Quasi un episodio su due si è consumato tramite internet e i social. Lazio, Campania, Sicilia, Calabria e Lombardia le regioni con il maggior numero di atti intimidatori registrati al 16 giugno 2020: 70 degli 83 totali.

Di fronte a questa preoccupante escalation, confermata dal Viminale, la Fnsi ha chiesto, ottenendo la disponibilità della ministra Lamorgese, che si valuti la possibilità di fornire i dati ufficiali dell’Osservatorio con cadenza prefissata mensile o trimestrale, così da orientare l’iniziativa coordinata di tutte le istituzioni. E poi promuovere incontri sui territori, a partire da Caserta, e in particolare nelle regioni considerate più a rischio, con il coinvolgimento delle Prefetture, delle Associazioni regionali di Stampa e degli Ordini regionali.

“Il continuo incremento delle minacce via social, che raggiungono forme particolarmente gravi nei confronti delle giornaliste, richiedono inoltre momenti di formazione congiunta con le strutture preposte della Polizia postale, per comprendere la rilevanza quantitativa e qualitativa del fenomeno e studiare le più opportune forme di contrasto”, ha aggiunto Giulietti anche a nome del segretario della Fnsi, Raffaele Lorusso.

Nel corso dei lavori è stato fatto riferimento anche alle querele bavaglio quale forma di “intimidazione autorizzata” e che incidono sulla fruibilità dell’informazione da parte di tutti i cittadini.

Fonte: Articolo 21

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