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Se il coronavirus ci aiuta a riscoprire il senso di comunità

Pierluigi Ermini il . Istituzioni, Società

coronavirusChe strano dover fare i conti con un virus che ci sta attaccando non dai barconi e dal profondo sud, ma dal nord del nostro paese, più ricco, in movimento per affari, nel cuore dell’Italia più produttiva.

Non ci siamo abituati e anche coloro che per anni hanno parlato di portatori di malattie da parte delle persone che viaggiavano sui barconi oggi devono rivedere il loro modo di pensare e di giudicare. I virus non sono razzisti, stanno bene nel corpo di un africano come di un occidentale o asiatico di qualunque genere, colore, religione.

Ma ci sono anche aspetti positivi in queste ore che, in un momento di grande isolamento, ci fanno riscoprire il senso di cosa vuol dire essere un popolo e una comunità.

Ce lo dimostrano il presidente del consiglio, il governo e il ministro della salute che collaborano in modo stretto e condiviso con i governatori della Lombardia e del Veneto, le regioni maggiormente colpite, in uno spirito di squadra bello e che ci riavvicina al vero senso della politica, che sia di destra o di sinistra, nella ricerca del bene comune. Insomma un approccio che non può non fare bene a tutta l’opinione pubblica.

Poi c’è la riscoperta di una comunicazione vera, istituzionale, fatta di numeri e di comportamenti da tenere, che non induce al panico ma a una razionale visione del problema.

La scienza e la medicina ci dicono che non siamo di fronte a un mostro imbattibile e che ci sono gli strumenti per combatterlo e sconfiggerlo.

Stiamo riscoprendo anche la qualità di una sanità pubblica a volte troppo criticata.

Infine l’aspetto economico che invece sarà la componente più grave anche per l’Italia già di fronte a problemi seri in campo produttivo.

Forse la riscoperta di sentirsi comunità ci aiuterà anche a mettere in atto scelte economiche che, combattendo il predominio del mondo finanziario, permetterà di dar vita a un periodo di forte lotta contro le diseguaglianze sociali e la povertà, magari con un maggiore contributo da parte di chi ha di più e può dare un contributo maggiore.

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