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Il candelotto di dinamite tirato nella polveriera da Trump

Pierluigi Ermini il . Internazionale, L'analisi

soleimaniBasterebbe leggere in modo un po’ approfondito lo scenario che dal 1979 (attacco ambasciata Americana a Teheran e negli anni ’80 guerra tra Iran e Iraq) ad oggi è mutato in Medio Oriente per capire che ha ragione Biden quando dice che Trump ha gettato un candelotto di dinamite dentro una polveriera, con la decisione di eliminare Qassem Soleimani.

Perché la polveriera è data dal conflitto in corso, politico e religioso, da tempo in quella regione tra gli sciiti e i sunniti.

In Medio Oriente in paesi come l’Egitto, l’Arabia Saudita prevalgono i sunniti, mentre in Iraq oggi il potere è in mano agli sciiti,  l’Iran é da sempre a prevalenza sciita e la stessa guerra in Siria nasce dal desiderio del popolo principalmente sunnita di far finire l’egemonia di Assad a capo del partito di regime di fede sciita e per questo difeso dallo stato iraniano. Ci sono poi gli Hazbollah libanesi sempre di origine sciita che destabilizzano quel paese e rappresentano un serio rischio per Israele.

La guerra del Golfo del duo padre e figlio Bush e la fine del regime di Saddam Hussein ha permesso in questi anni alle forze politiche sciite di assumere il controllo dell’Iran e dunque agli Ayatollah iraniani di infiltrarsi in quella terra (cosa che non gli era riuscita neanche con la lunga guerra tra Iran e Iraq degli anni 80).

Qui sta l’azione militare e politica di Soleimani che poi ha rafforzato il controllo sciita nella regione con le sue azioni in Siria, in Libano, fino alla sua azione accanto ai curdi per eliminare l’Isis (in accordo anche con gli americani), che lo ha reso un vero eroe per la popolazione iraniana.

L’accordo sul nucleare di Obama con l’Iran, salutato come una svolta nei rapporti tra i due paesi, era il punto di arrivo di un processo che da un lato ha reso meno conflittuale l’intera area, dall’altro aveva permesso anche la guerra contro l’Isis (sostenuta anche dall’Iran e portata avanti in prima persona da Soleimani), e chissà forse anche permesso l’eliminazione di Bin Laden in un blitz avvenuto nel pieno silenzio delle nazioni medio orientali.

C’è dunque una pericolosa svolta oggi nella politica verso il Medio Oriente da parte di Trump, che ci riporta indietro di qualche decennio, a prima delle Torri Gemelle.

Ricordiamoci della guerra del Golfo; il risultato per l’America é stato quello di aver reso più  forte la componente sciita nel loro perenne conflitto con i sunniti (quando gli Americani sono alleati principalmente con paesi sunniti), di aver rotto gli equilibri che comunque figure come Saddam Hussein riuscivano a tenere, aver rinforzato il potere dell’Iran nella zona e aver messo Israele in una situazione di forte debolezza e insicurezza.

Paradossalmente oggi torna ad essere l’Iraq il paese dove si riaccende il conflitto, perché è lì che maggiormente è visibile la lotta tra sunniti e sciiti, è lì che nei giorni scorsi é avvenuto l’assedio all’ambasciata americana (sicuramente voluta dall’Iran), lì è  in corso la repressione dei sunniti, lì è stato ucciso Soleimani.

A questo si aggiunge in queste ore l’invio delle truppe turche in Libia e molto probabilmente l’arrivo di un controllo turco-russo sull’area, in una zona a diretto contatto con l’Italia e l’Europa. Un’Europa politicamente insignificante in questo scenario.

La Libia, dove l’Occidente è stato determinante per la fine del dittatore Gheddafi e il suo controllo sulla regione, è l’altro punto di instabilità in Medio Oriente che rende questa parte del mondo una vera polveriera.

Ecco perché si è gettato un candelotto di dinamite in un fuoco già acceso.

Magari Trump ha fatto tutto questo principalmente per nascondere temi di politica interna che lo riguardano.

Le conseguenze che si rischiano sono gravi anche per noi, molto gravi, con una unione temporanea tra Iran, Iraq, Siria, Turchia, Russia, la Libia di Serray, che rafforza la componente sciita e crea instabilità ancora maggiori e pericolose.

La reazione iraniana può avvenire in qualunque momento e in più scenari: dal colpire l’Arabia Saudita, a colpire basi americane in Medio Oriente, a colpire il confine di Israele, ma quello che si prospetta è un lungo periodo di cambiamenti politici e militari, dagli sviluppi imprevedibili, che potrà portare anche a nuove migrazioni, questa volta a seguito di conflitti armati, a cui l’Europa deve prepararsi.

Sono di quest e ore le imponenti azioni di spostamenti militari americani attraverso varie basi aeree, tra cui anche Aviano. Cosa che non avveniva dal 2003, dalla seconda guerra del Golfo.

L’eliminazione di Soleimani non va salutata come un bene per l’umanità, ma come un serio problema che costringe tutti noi a dover fare i conti con una stuazione di maggiore conflittualità mondiale, così come a distanza di anni possiamo dire che l’eliminazione di Saddam Husseini non é stata un bene per lo sviluppo sociale, politico ed economico del mondo.

Ha portato a un maggiore domino sciita (determinato non da scelte interne alla regione medio orientale, ma spesso da interventi esterni), ha portato a Bin Laden, ha portato alle Torri Gemelle, ha portato nel tempo alla nascita prima di Al Qaida e poi dello stato del Daesh, con i conseguenti attentati in Europa e nel mondo.

Iniziamo questo 2020 con paura e tensione per il gesto di un uomo che vuole far vedere di essere forte, ma che rende noi occidentali più deboli e smarriti

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