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I clan criminali e le mafie italiane nell’Europa centrale

Piero Innocenti il . Internazionale, Mafie

europaelezioniSituata in una posizione strategica rilevante in Europa, la Polonia (38milioni di abitanti) rappresenta anche un serio problema per il narcotraffico.

Infatti, il paese non è soltanto “consumatore di droghe” ma anche produttore (marijuana e oppiacei) e di “transito” in quanto collocato lungo itinerari consolidati del tradizionale traffico dell’eroina, della cocaina, dell’hashish.

L’azione di contrasto, tuttavia, non appare particolarmente incisiva stando ai dati dei sequestri effettuati nel 2017 (sono gli ultimi dati disponibili citati nella Relazione europea sulla droga 2019 a cura EMCDDA di Lisbona): 2kg di eroina, 69kg di cocaina, 1.237kg di resina di cannabis e 608kg di amfetamine.

Vanno anche segnalati alcuni sistemi “originali” di consumo degli stupefacenti come, ad esempio, l’hashish confezionato in dolcetti, le amfetamine sciolte nella Coca Cola, i lecca lecca confezionati con stupefacenti a Lublino o venduti come caramelle a Poznam.

Nel paese sono attivi “uffici di rappresentanza” delle organizzazioni mafiose più note, a partire da quelle italiane (in primis la ‘ndrangheta), alle mafie turca, russa, nigeriana, per finire a quelle, forse meno conosciute, come i gruppi ucraini.

In questo contesto agiscono le tre organizzazioni criminali polacche Pruszkow, Wolomin e Trojmiasto, individuate con il nome delle città in cui si trovano i rispettivi organismi di comando.

Nella parte meridionale della Polonia, piccoli gruppi di albanesi trafficano con eroina diretta verso i paesi scandinavi.

I polacchi, oltre ad essere noti nel panorama del narcotraffico quali abili ed esperti corrieri, hanno acquisito, da anni, altrettanta importanza nella preparazione delle droghe sintetiche grazie alla elevata specializzazione di esperti in chimica. Va sottolineato come il 50% circa delle amfetamine sequestrate in ambito UE sia risultato di provenienza polacca e sia stato prodotto in laboratori clandestini (negli anni passati alcuni laboratori erano stati attivati all’interno di alcune facoltà universitarie di chimica).

Il problema dello spaccio di amfetamine riguarda anche i paesi vicini.

In Slovacchia, per esempio, nel 2017, il maggior numero di operazioni antidroga ha riguardato le amfetamine (solo 2kg sequestrate) e le metamfetamine con il sequestro di ben 2.448kg mentre sono stati intercettati appena 0,6kg di eroina e 3kg di cocaina. Esiste, poi, la pervitina che è una droga ottenuta dall’efedrina proveniente dalla Repubblica Ceca e dall’Ucraina, oppure ricavata da alcuni medicinali che hanno un alto contenuto di efedrina.

La criminalità del narcotraffico è “compartimentata”, su base etnica (albanesi, slovacchi o rumeni), familiare o religiosa, composta, mediamente, da gruppi di poche persone, legate da vincoli familiari o amicali molto solidi. Un paese che, come molti altri, in ambito UE ed extraeuropei è “esposto alle mire espansionistiche della ‘ndrangheta” come ha rilevato la Direzione Investigativa Antimafia (DIA) nelle relazioni semestrali del 2018.

E l’operazione “Picciotteria2” condotta l’anno scorso dalla Guardia di Finanza che ha eseguito in tre regioni italiane e in Slovacchia una misura restrittiva per traffico internazionale di cocaina e riciclaggio nei confronti di sedici persone, ne è la conferma. La produzione di pervitina rappresenta anche per la Republica Ceca un serio problema, considerato il grande consumo interno e l’esportazione verso atri paesi tra cui l’Austria, l’Olanda, la Svizzera e la Germania.

Anche in questo paese le operazioni antidroga (i dati si riferiscono sempre al 2017), hanno riguardato soprattutto i sequestri di amfetamine (1.703kg), di metamfetamine (15.279kg) e soltanto 19kg di eroina e 27kg di cocaina.

Gruppi albanesi kosovari, bulgari, nigeriani e macedoni, gestiscono le varie piazze di spaccio dove pure si sono evidenziati, in questi anni, elementi vietnamiti, cinesi e coreani. Non mancano anche qui presenze delle organizzazioni criminali italiane che investono le ingenti risorse “di cui dispongono, non solo nelle attività illecite (in primis nei traffici di stupefacenti, ndr) ma soprattutto in attività commerciali, in servizi finanziari e nel settore turistico alberghiero”.

E l’operazione “Terza Età” del luglio del 2018 coordinata dalla Procura della Repubblica di Roma che ha portano in carcere 9 persone (l’organizzazione diretta da una persona di origine campana e collegata nel clan Zaza-Mazzarella) per usura, estorsione e intestazione fittizia di beni (una società gestiva un hotel a Praga), ne è, anche in questo caso, la conferma.

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