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Il Sinodo sull’Amazzonia: un invito a custodire il creato

Pierluigi Ermini il . Ambiente, Chiesa

sinodoamaz_66331039Fino al 27 ottobre a Roma si svolgerà il Sinodo rivolto all’Amazzonia.

Voluto da Papa Francesco alla luce della sua enciclica “Laudato sì”, il Sinodo, che coinvolge oltre 100 vescovi dell’America Latina che vivono lungo lo sterminato territorio di quello che viene considerato il grande polmone naturale del pianeta, si preannuncia come un evento di straordinaria importanza per i temi che toccherà nei 20 giorni di dibattiti e confronti tra il clero, le comunità locali, gli scienziati e gli esperti coinvolti.

La tutela dell’ambiente e delle comunità locali che vivono in Amazzonia (390 diverse comunità all’interno dei 9 stati in cui è suddivisa la foresta più grande del pianeta), ma in generale la difesa di tutte le minoranze ed etnie presenti nel mondo, la necessità di considerare la Terra come la nostra “casa comune”, sono temi che oggi devono essere affrontati con concretezza per garantire un futuro a noi e a chi verrà dopo di noi.

Questa terra che sembra sconfinata e indistruttibile, è oggi la rappresentazione del dramma più grande che il genere umano sta vivendo: quello di uccidersi con le proprie mani, mettendo l’economia e l’interesse particolare, avanti a tutto, anche alla propria sopravvivenza.

E’ la contraddizione di un modo di vivere e di una classe politica che a livello mondiale non riesce a fare scelte concrete per uscire da una situazione sempre più compromessa.

Una contraddizione che la grande contestazione di milioni di ragazzi e giovani nelle piazze e nei luoghi di dibattitto politico sta facendo emergere in tutta la sua gravità e che finalmente sembra fare breccia nell’opinione pubblica mondiale.

Il Sinodo, preannunciato due anni fa da Papa Francesco, arriva proprio nel momento in cui le persone nel mondo stanno facendo sempre più attenzione a questo tema.

Dunque un segno che i tempi per una svolta sono maturi e che anche noi singoli cittadini dobbiamo cogliere e fare nostro.

Nella sua omelia di domenica durante la Messa che ha aperto i lavori del Sinodo, Papa Francesco ha parlato di fuoco, contrapponendo il fuoco dell’uomo dal fuoco di Dio: “il fuoco appiccato da interessi che distruggono, come quello recente in Amazzonia, non è il fuoco del Vangelo”.

Ed è il fuoco del Vangelo che invece deve animare anche la nostra personale esistenza per restituirci la capacità di guardare al nostro pianeta come una casa che ci è stata data in prestito, per un breve tratto della storia dell’uomo, e che noi abbiamo il dovere di salvaguardare, di custodire, di tutelare.

E’ uno dei punti salienti dell’enciclica stessa di Papa Francesco che al punto 67 scrive: “Noi non siamo Dio, La terra ci precede e ci è stata data…. E’ importante leggere i testi biblici nel loro contesto e ricordare che essi ci invitano a coltivare e custodire il giardino del mondo (Gen.2,15). Coltivare vuol dire arare o lavorare un terreno, custodire vuol dire proteggere, curare, conservare,, vigilare. Ciò implica una relazione  di reciprocità responsabile tra essere umano e natura. Ogni comunità può pretendere dalla bontà della terra ciò di cui ha bisogno per la propria sopravvivenza, ma ha anche il dovere di tutelare e garantire la continuità della sua fertilità per le generazioni future”.

Il pianeta che ci accoglie e il creato che lo abita nella sua diversità è segno dell’amore di Dio e non può esserci nessun tipo di potere o dominio umano che possa portare alla sua distruzione.

Sarà importante per tutti noi seguire quotidianamente i lavori del Sinodo, alla luce delle parole di Francesco e della nostra personale riflessione, per diventare tutti, nel nostro piccolo, persone che sanno coltivare e custodire i luoghi, gli spazi, la natura dove ogni giorno viviamo.

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