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“Schwazer avrà giustizia”, intervista a Sandro Donati

Sarah Franzosini * il . Giustizia, Interviste e persone

Alex Schwazer e Sandro DonatiNe è convinto Sandro Donati, l’ex allenatore dell’atleta azzurro commentando le rivelazioni sulla perizia del Ris di Parma. “Nel sistema sportivo ora si è creato un foro”.

L’onda lunga dell’intricato caso Schwazer si infrange sulla sostanza fattuale.

Le controanalisi delle provette contenenti i campioni di urine prelevati a sorpresa il 1° gennaio 2016 all’ormai ex marciatore altoatesino, e che rivelarono allora sospettose tracce di testosterone, presentano delle anomalie non spiegabili dal punto di vista fisiologico oltre che un’altissima concentrazione di Dna, anch’essa ugualmente incomprensibile. È il risultato della perizia condotta dal comandante del Ris di Parma Giampietro Lago che sarà illustrata giovedì, 12 settembre, al Tribunale di Bolzano davanti al gip Walter Pelino, come ha anticipato il quotidiano Tuttosport lo scorso sabato.

La notizia è rimbalzata su tutti i media nel giorno del matrimonio di Alex Schwazer con la sua compagna Kathrin Freund, cerimonia alla quale ha partecipato anche il suo ex allenatore Sandro Donati che, sopravvissuto all’incontro e scontro con il volto oscuro del potere, resta determinato a spazzare via quella coltre di mistero e fango che ancora inquina il circuito sportivo italiano.

salto.bz: Professor Donati, stando alla perizia del comandante del Ris di Parma Giampietro Lago si può affermare che il campione di urina prelevato il 1° gennaio del 2016 sia stato manomesso?

Sandro Donati: Il comandante del Ris di Parma non aveva il compito di dire se la manipolazione sia avvenuta o meno, né poteva arrivare a un giudizio tranchant e definitivo. È stato incaricato di verificare la normalità o le eventuali anomalie dei dati. Ora il suo lavoro viene consegnato al giudice che lo prosegue e lo completa. In sostanza il comandante ha detto che i dati emersi non sono spiegabili fisiologicamente ma vanno spiegati in altra sede. In particolar modo ha certificato che quando il Ris ha analizzato l’urina di Alex, già vecchia di due anni e due mesi, è stato riscontrato un livello di concentrazione di Dna altissimo. Insospettito da questo risultato il comandante del Ris di Parma ha organizzato uno studio su 100 soggetti per vedere quali fossero normalmente i livelli di concentrazione del Dna e soprattutto in che modo questi livelli scendessero nel tempo.

E cosa ne è emerso?

Tantissime persone, già con l’urina fresca, avevano dei valori spaventosamente più bassi di quelli trovati nel famoso campione del 2016. Di contro alcuni erano anche notevolmente più alti di quelli di Alex, ma quando sono stati ri-misurati, dopo 5 mesi, erano tutti scesi nettamente al di sotto di quelli del mio atleta. Per intenderci, a lui sono stati trovati 1.140 picogrammi (unità di misura per pesare il Dna, ndr), alcuni campioni di urina toccavano anche quota 9mila, ma dopo 5 mesi erano diventati 380. Il Ris ha verificato che il Dna raccolto nell’urina tende rapidamente a “degradare”.

Come si spiega allora quel valore altissimo riscontrato nel campione di Schwazer?

E questa è la domanda. Il comandante aggiunge un altro tassello al ragionamento: ha controllato a sorpresa Schwazer, si è trasferito per un periodo, durante la primavera scorsa, nella zona di Racines e lo convocava all’improvviso, la mattina, il pomeriggio, di nuovo la mattina, la sera. Insomma alla fine ha potuto appurare che la concentrazione del Dna abituale di Schwazer è normalissima, uguale a quella delle persone della sua età. Arriva al massimo a 200 picogrammi quando l’urina è fresca, ma se invece viene analizzata due anni e due mesi dopo sarà evidente che raggiunge livelli drasticamente più bassi. Il comandante ha anche dimostrato con uno studio statistico molto approfondito qual è la curva con la quale questo Dna scende nell’urina e ha indicato inoltre l’assoluta affidabilità delle misurazioni che ha condotto, senza peraltro che i periti di parte contestassero questo metodo, data l’estrema precisione. Ci troviamo ora, quindi, di fronte a un risultato che non attesta l’avvenuta manipolazione, ma evidenzia la presenza di chiare anomalie che non sono spiegabili dal punto di vista fisiologico. Ora è tutto nelle mani del giudice, gli elementi ambigui di questa storia sono tantissimi e le difformità sul Dna è solo uno di quelli, rappresentano la componente tangibile. Giovedì il comandante Lago illustrerà la sua perizia dopodiché le parti potranno sottoporre domande, avanzare richieste di chiarimenti, fare obiezioni e poi sarà il gip a decidere.

Crede che alla fine si farà giustizia sul caso?

Ho una fiducia estrema nella giustizia. Vale la pena soffermarsi sul confronto fra il procedimento sportivo e quello giudiziario, che è significativo e sconcertante. Il secondo va avanti ormai da più di due anni, con analisi e controanalisi, sedute, confronti, udienze, mentre dall’altra parte il sistema sportivo ha risolto tutto nel giro di tre ore con uno studio di un avvocato di Rio de Janeiro. Io non sono stato ascoltato, era evidente che avessero fretta di chiudere la questione perché probabilmente era già tutto deciso. La giustizia sportiva è presa a esempio per la sua rapidità. Ma se la rapidità diventa giudizio sommario e iniquo questo è disumano.

È plausibile pensare che la vicenda Schwazer, qualora si dimostrasse l’estraneità di Alex ai fatti, abbia ripercussioni sul sistema sportivo o quest’ultimo resta un monolite intoccabile?

Verosimilmente la IAAF e la WADA negheranno tutto, si arrampicheranno sugli specchi, descriveranno il lavoro fatto dal Ris come inadeguato, figuriamoci che qualche tempo fa un rappresentante della WADA aveva detto che lo studio sui 100 del comandante Lago, il più corposo che esista al mondo sul Dna, valeva meno di niente, senza considerare che era stato sufficiente lo studio fatto dal loro laboratorio Wada di Tokyo che aveva già dimostrato come il Dna nell’urina degradasse rapidamente. Quanta supponenza e arroganza in questo atteggiamento. Presumo che cercheranno di esibire la loro competenza insuperabile, ma certo nel sistema ora un foro si è creato, alla fine i più lungimiranti di loro dovranno capire che c’è bisogno di una riforma profonda. Durante la vicenda Schwazer sono stati rilasciati comunicati dallo stesso sistema sportivo sulla manomissibilità di quelle stesse provette “incriminate”, prodotte dalla ditta Berlinger. E prima di fare queste ammissioni ne avevano sostenuto per anni l’assoluta inviolabilità. Sono persone abituate a fare delle asserzioni categoriche perché nessuno li contraddice.

In questo frangente però hanno dovuto misurarsi con l’autorità giudiziaria.

Ed è qui che sono uscite le contraddizioni, credo che la storia Schwazer insegni molto in questo senso.

Anche i media hanno via via sostenuto la tesi del complotto, quando i conti hanno cominciato a non tornare più. 

È stato un gioco da ragazzi ottenere il consenso collettivo sul fatto che Alex fosse ricaduto nel buio del doping, del resto avevano colpito un atleta che aveva un precedente. Nessuno però mi è stato a sentire quando ho cercato di dire che sottoponevo Alex a controlli a sorpresa da parte del laboratorio di analisi dell’ospedale San Giovanni di Roma che l’hanno testato decine e decine di volte, a tutte le ore immaginabili. Portavo Alex ogni 15 giorni in un laboratorio di fisiologia, conoscevo i suoi valori minuziosamente. Piano piano anche i media si sono resi conto che la storia era troppo strana. Quando l’istituzione è corrotta diventa un problema perché per definizione quella stessa istituzione possiede la fiducia delle persone e la controparte si trova in una situazione di credibilità sproporzionata. In questo caso c’ero io, con la mia storia e la mia esperienza, altrimenti Alex sarebbe stato “spacciato”, da subito. Il mondo dell’informazione ha capito che quella di Schwazer è come le storie precedenti che ho affrontato nella mia vita e in cui era richiesto il grande sforzo di ammettere il marcio che avvelenava l’istituzione, ed è questo il punto.

Che anni sono stati per lei questi, dopo la seconda accusa di doping contro Schwazer?

Anni di sofferenza. Quando ho cominciato ad allenare Schwazer avevo già una certa età, avevo passato la mia vita emarginato dal mestiere che sapevo svolgere, quello di allenatore di un certo livello. Mi avevano fatto fuori, e dopo una linea infinita di denunce, controdenunce, procedimenti giudiziari, tutti superati, avevo pensato “ora mi voglio rilassare e fare solo allenatore”, ma purtroppo non me l’hanno consentito. Per me quello di Alex è il secondo caso in cui siamo stati incastrati. Nel 1998 manipolarono le urine di un’atleta che allenavo, Anna Maria Di Terlizzi, allora riuscimmo a dimostrare la sua innocenza grazie alla scrupolosità del perito che non si allontanò nemmeno un momento dall’apparecchiatura di analisi. E se mi fossi trovato davanti un perito più superficiale? Avrebbero distrutto già all’epoca la mia immagine, mi avrebbero fatto passare come un dopatore oppure per uno stupido che non si accorgeva che il suo atleta assumesse il doping. Quando si subiscono questi agguati da parte dell’istituzione sportiva è disorientante perché ci si rende conto che quell’istituzione è mille volte più forte di noi. Quando una grossa testata sportiva italiana riprende pari pari certi comunicati di questi organismi internazionali e io non vengo nemmeno interpellato per confutarli, è evidente che la lotta è impari. Ora però le cose stanno cambiando.

E della perizia Schwazer cosa ha detto? 

Non ne sapeva granché, sarà in aula giovedì 12 settembre. Era molto concentrato sul matrimonio, una giornata emotivamente molto bella per lui, Alex è un ragazzo semplice, lineare, senza zone d’ombra nella sua mente. Certo la sua storia resta scioccante, chi potrà più fidarsi di quel sistema sportivo? Troppe sono le domande che si sollevano, ma questo è un discorso ancora più complesso che va oltre la figura di Schwazer e che se avrò ancora la forza un giorno aprirò.

* Salto.bz, portale d’informazione e social network altoatesino 

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