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Con un anno di ritardo

Rocco Artifoni il . Istituzioni, L'analisi

giuseppe-conte-governo-nomi-4-settembre-2019Conte bis in arrivo. Sarà anche un governo di discontinuità, ma il fatto che lo stesso Presidente del Consiglio possa rappresentare – senza soluzione di continuità – alleanze opposte, lascia assai perplessi e fa impallidire persino i più spregiudicati leader politici della cosiddetta prima Repubblica.

Che dire poi di Matteo Renzi, che è stato uno dei principali sponsor di questo accordo giallo-rosso nel 2019, mentre fu l’affossatore del medesimo accordo nel 2018? Non ha spiegato perché un anno fa era così contrario e adesso è così favorevole.

Nel frattempo cos’è cambiato? In un anno la Lega di Matteo Salvini ha raddoppiato i consensi. Se l’accordo tra M5S e PD fosse stato siglato nel 2018 probabilmente la Lega non sarebbe arrivata a tanto e sicuramente ci sarebbero state risparmiate le molteplici assurdità messe in atto dal governo giallo-verde. Ci si arriva quindi con un anno di ritardo e di conseguenza sarebbe logico che Matteo Renzi chiedesse scusa per aver sbagliato tutto e poi si dimettesse per incapacità manifesta.

Abbiamo sentito molti leader politici, soprattutto di destra, usare parole forti per chiedere o addirittura pretendere lo scioglimento del parlamento e lo svolgimento di elezioni anticipate, come se si trattasse di un diritto acquisito. Peccato che tutto ciò non abbia alcun fondamento costituzionale, poiché il voto anticipato è da considerarsi l’estrema ratio.

Circola anche l’idea, persino a sinistra, che il “referendum” del Movimento 5 Stelle sulla piattaforma Rousseau sia incostituzionale. È davvero incredibile che una forza politica venga sbeffeggiata perché organizza una consultazione dei propri iscritti. Al limite bisognerebbe criticare quei partiti che spesso e volentieri si dimenticano dei cittadini che li hanno votati. Fino a prova contraria la Costituzione (art. 49) stabilisce che i partiti devono concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale. Resta poi l’autonomia di ciascun parlamentare nella decisione di dare o negare la fiducia ad ogni governo.

Infine, la poltrona, quella di ministro. C’è chi l’ha dovuta lasciare e chi ha fatto di tutto per tenersela stretta. Anche in politica non ci dovrebbero essere soggetti indispensabili. Nel ricoprire funzioni pubbliche bisognerebbe adempierle con disciplina e onore (art. 54): parole un po’ retoriche, ma che sottendono l’idea che la politica è un servizio agli altri e non un palcoscenico per presentare e preservare sé stessi. Ma questo forse è pretendere troppo.

Per il momento accontentiamoci di quello che passa il convento, cioè questa classe politica sostanzialmente di nominati camuffati da eletti.

Ci auguriamo che l’esecutivo giallo-rosso cambi registro, contenuti e soprattutto stile di guida su molte questioni. Ad ogni nuovo governo si potrebbe rivolgere l’invito di Martin Luther King: “Può darsi che non siate responsabili per la situazione in cui vi trovate, ma lo diventerete se non fate nulla per cambiarla”.

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