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Buon compleanno, Presidente!

Pierluigi Ermini il . Istituzioni

mattarellaIl 23 luglio Sergio Mattarella compie 78 anni e nell’augurargli i migliori auguri, credo sia il momento giusto per ringraziare un uomo che si è dimostrato nel corso di questi anni, un vero punto di riferimento per le nostre istituzioni.

Certamente quando la scelta come Presidente della Repubblica cadde su di lui nel gennaio del 2015, molti non avevano maturato su di lui un giudizio così positivo e soprattutto non pensavano che quest’uomo avesse la capacità politica di affrontare, con rispetto delle diversità dei ruoli, ma anche con la fermezza dovuta a chi svolge la funzione di Capo dello Stato, un periodo storico come quello che sta vivendo negli ultimi anni il nostro paese.

E soprattutto ha dimostrato di essere un uomo, non solo dal grande senso dello stato, ma anche di essere una persona che ha saputo “tenere” il nostro paese dentro i binari della scelta europeista fatta dall’Italia (paese fondatore dell’U.E.). Anche quando la politica italiana, a vari livelli, ha cercato di deviare da questa via.

Basta pensare alla decisione di non accettare una persona come Paolo Savona quale ministro dell’economia, proprio per le idee di quest’ultimo verso la moneta unica europea.

Compì questa scelta utilizzando queste parole: “Ho condiviso e accettato tutte le proposte per i ministri, tranne quella del ministro dell’Economia. La designazione del ministro dell’Economia costituisce sempre un messaggio immediato, di fiducia o di allarme, per gli operatori economici e finanziari. Ho chiesto, per quel ministero, l’indicazione di un autorevole esponente politico della maggioranza, coerente con l’accordo di programma. Un esponente che al di là della stima e della considerazione per la persona non sia visto come sostenitore di una linea, più volte manifestata, che potrebbe provocare, probabilmente, o, addirittura, inevitabilmente, la fuoruscita dell’Italia dall’euro. Cosa ben diversa da un atteggiamento vigoroso, nell’ambito dell’Unione europea”.

Parole chiare che hanno condizionato la scelta dei partiti di governo, che hanno poi optato per Giovanni Tria.

E ricordiamo poi il suo appello al voto nello scorso mese di maggio, prima delle elezioni europee, firmato insieme ad altri 20 capi di stato, tanto che nel suo difendere le istituzioni europee è arrivato a parlare dell’Europa come della “migliore idea che abbiamo mai avuto”.

Ma anche in tema di migrazione, sempre nel rispetto della diversità dei ruoli, Mattarella ha tenuto una linea di diversità di vedute rispetto alle scelte fatte da questo governo, anche se ha poi firmato leggi come il “decreto sicurezza”.

Per il Presidente della Repubblica, non può esistere un’altra strada che non preveda un’azione unica dell’intera comunità europea guidata dai valori che ispirano il nostro continente: “L’Italia, in prima linea nell’adempiere con costanza e determinazione ai suoi doveri di solidarietà, assistenza e accoglienza, vede l’alto impegno morale e giuridico di protezione verso coloro che fuggono dalle persecuzioni, sancito dalla Convenzione di Ginevra del 1951, tra i principi fondamentali della nostra Costituzione” – affermava pochi giorni fa in occasione della Giornata mondiale del Rifugiato – Il superamento della logica emergenziale e la definizione di risposte lungimiranti e sostenibili fondate sui principi di responsabilità e solidarietà, vanno concertati e condivisi dalla comunità internazionale e, anzitutto, a livello europeo, come sancito dai trattati”.

In questo anno e pochi mesi di vita del governo Mattarella è stato il garante nel mantenimento dei rapporti con i paesi europei, anche quando le frizioni si sono fatte più acute, principalmente con la Francia, dopo gli scontri Salvini – Macron e gli incontri di Di Maio con i gilet gialli. In quei frangenti che hanno rischiato lo scontro istituzionale, Mattarella è stato colui grazie al quale lo scontro si è fermato.

Questo atteggiamento è stato seguito negli ultimi mesi anche dal Presidente del Consiglio Conte, che pare aver capito la necessità di uno spirito di cooperazione con gli altri paesi, per evitare di acuire il già forte isolamento che stiamo comunque vivendo nel nostro continente.

L’essere riusciti ad evitare una procedura di infrazione a seguito di un percorso politico, va a merito di Conte e di Tria (guarda caso proprio del ministro che Mattarella ha voluto al posto di Savona), che più di tutti stanno seguendo lo “stile Mattarella” in tempi così difficili, dove forte soffia il vento del sovranismo.

Molto indicativo è stato anche il discorso di fine anno tenuto dal presidente della Repubblica, quando ha affrontato i temi dei principali problemi che il nostro paese è chiamato ad affrontare: “Molte sono le questioni che dobbiamo risolvere. La mancanza di lavoro che si mantiene a livelli intollerabili.  L’alto debito pubblico che penalizza lo Stato e i cittadini e pone una pesante ipoteca sul futuro dei giovani.  La capacità competitiva del nostro sistema produttivo che si è ridotta, pur con risultati significativi di imprese e di settori avanzati. Le carenze e il deterioramento di infrastrutture. Le ferite del nostro territorio”.

Parole che dovrebbero essere la bussola di chi governa un paese, che determinano un’azione politica che non guarda al solo consenso del giorno dopo, ma a prospettive più a lungo raggio, che aprono orizzonti nuovi e vanno oltre il personale successo.

In quel testo di migrazione, solo per fare un esempio, si parla solo ringraziando i 5 milioni di cittadini stranieri che vivono in Italia, ma si parla invece tantissimo di comunità: “Sentirsi “comunità” significa condividere valori, prospettive, diritti e doveri. Significa “pensarsi” dentro un futuro comune, da costruire insieme. Significa responsabilità, perché ciascuno di noi è, in misura più o meno grande, protagonista del futuro del nostro Paese”.

E tra le priorità indicate da Mattarella, non è mancata, in tema di sicurezza, la lotta alle mafie, lui che ha pagato così tanto personalmente e negli affetti, la sua personale lotta alla criminalità organizzata di stampa mafioso.

Essere italiani, sentirsi europei, sentirsi parte di una comunità attraverso i valori di solidarietà, responsabilità, accoglienza e impegno, avere come obiettivo principale il bene comune sono la grande lezione che quest’uomo di 78 anni ogni giorno continua a darci, attraverso le sue parole e i suoi gesti.

Non è un caso che quindi sia oggi l’uomo più amato e stimato dagli italiani con oltre il 65% dei consensi.

Grazie Presidente di essere il punto di riferimento costante delle istituzioni e anche di tutti noi cittadini.

E ancora buon compleanno, con l’augurio che Dio gli dia la forza di continuare nella sua azione che ci fa sentire orgogliosi di essere cittadini italiani e cittadini europei, persone aperte e libere, che si impegnano a far si che ogni persona sia rispettata e tutelata nella sua dignità.

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