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LiberaIdee a Siracusa

Giacomo Carpinteri il . Associazioni, Sicilia

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È un mercoledì pomeriggio molto caldo, tipico di fine giugno in Sicilia.

Nel salone della parrocchia “Bosco Minniti” si tiene la tappa siracusana del viaggio Libera Idee in Sicilia. Il tema scelto è la criminalità organizzata di origine straniera; scelta quasi obbligata considerato il periodo storico che stiamo vivendo e, soprattutto, la mobilitazione cittadina a favore di una nave che, per uno strano gioco del destino, è tornata agli onori della cronaca proprio nel giorno dell’evento.

Il convegno è strutturato per vedere la tematica sotto i diversi punti di vista. La parrocchia è un simbolo dell’accoglienza, grazie all’instancabile lavoro portato avanti dal parroco, padre Carlo D’Antoni, che, tra mille difficoltà, prova a dare una mano a chiunque ne abbia bisogno.

La dottoressa Simona Ragazzi, g.i.p. del Tribunale di Catania, presenta l’aspetto giudiziario del contrasto all’immigrazione clandestina, ribadendo l’importanza della lotta alle organizzazioni criminali della tratta, impossibile senza la previsione di immigrazione regolare e, soprattutto, senza metodi legali, e sicuri, per l’ingresso nel continente europeo. La g.i.p. illustra anche la soluzione della procura di Catania per poter perseguire gli scafisti che commettevano i propri reati in acque internazionali, attraverso un’interpretazione che ormai è stata inserita in una raccomandazione dell’ONU.

Evidenzia anche come le organizzazioni criminali libiche, a fronte della importante azione penale dell’autorità giudiziaria, abbiano utilizzato come “scafisti”, persone che per vari motivi sono state scelte per guidare le imbarcazioni. Inoltre, sottolinea come sia fondamentale fare pressioni sui paesi d’origine per poter contrastare i trafficanti al meglio, attraverso il rispetto delle convenzioni internazionali, come per esempio quella di Palermo, che prevede l’introduzione del reato associativo.

Il professore Rosario Mangiameli, ordinario dell’Università di Catania, nel suo intervento mirato al confronto tra mafie internazionali e mafie locali, si concentra molto sulla questione della percezione. Le mafie straniere sono meno percepite anche perché la popolazione tende a rappresentarle attraverso miti e stereotipi. Il fenomeno è più simile di quanto si pensi, basta pensare all’uso della mafia nigeriana del voodoo e di Cosa Nostra col cristianesimo.

Simona Cascio, presidente dell’Arci Siracusa, preferisce portare esempi di persone incontrate attraverso l’attività di sportello che l’Arci organizza in città. Tiene a evidenziare come i diritti siano l’unico strumento efficace per contrastare la criminalità e come la paura a denunciare il caporalato ricordi la ritrosia dei commercianti a denunciare il racket, nonostante le rassicurazioni dello Stato e delle associazioni antiracket, per una scarsa fiducia nel sistema.

Esprime, inoltre, le sue preoccupazioni per le recenti modifiche effettuate dai “decreti sicurezza”, che rischiano di creare zone di irregolarità, di cui si potrà facilmente approfittare la criminalità, anche mafiosa.

Ramzi Harrabi, mediatore culturale, nel suo intervento, evidenzia come i ragazzi che arrivino in Italia siano più adulti di quanto vorrebbe la loro età anagrafica a causa delle vicissitudini vissute. Importante, se non fondamentale, è punire chi si sia arricchito grazie ai fondi per l’immigrazione, a scapito di coloro che dovevano beneficiarne.

Presente anche il Prof. Elia Li Gioi che auspica un’importante pressione verso le istituzioni europee perché sia presa una posizione sul salvataggio delle vite in mare, considerato l’angosciante numero di persone che nella traversata hanno perso la vita.

Come scritto all’inizio, una nave, la Sea Watch 3, si lega nuovamente un evento di Libera Siracusa, come avvenuto il 26 Gennaio, giorno della commemorazione di Mario Francese e di una grande manifestazione cittadina perché la nave potesse attraccare; infatti proprio il 26 giugno Carola Rackete, comandante della nave, annuncia la sua intenzione di attraccare a Lampedusa.

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