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Se i politici conoscessero la matematica

Rocco Artifoni il . Economia, Istituzioni, L'analisi

sb10063543m-001Tempo di esami per gli studenti, con lo scopo di accertare le competenze acquisite.

Un pensiero laterale prende forma: per i politici esiste una verifica delle competenze e delle conoscenze? Certo, c’è il voto, ma questo evento nulla garantisce sulle capacità reali di un candidato a ricoprire la carica elettiva. Scrivere le leggi non è un mestiere banale e semplice. Siamo sicuri che chi rappresenta il popolo sovrano sia all’altezza della situazione? Il dubbio sorge spontaneo.

Per esempio, sappiamo che la matematica non è un’opinione. Ma allora perché alcuni politici possono “sparare” numeri a caso, senza alcun nesso con la realtà? E perché quando i numeri sono palesemente falsi, ci sono politici che possono continuare a ripeterli impunemente? Queste domande insorgono prepotenti quasi ogni giorno soprattutto guardando la TV.

Certo, non c’è nulla di nuovo sotto il sole, non è un fenomeno nuovo. Per esempio, resta memorabile Mariastella Gelmini, di Forza Italia, che il 24 settembre 2013 attribuì la responsabilità dell’aumento dell’IVA dal 20% al 21% al governo Monti, mentre in realtà si trattò di una decisione del governo Berlusconi, nel quale Mariastella Gelmini era ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca. Le date non danno spazio a dubbi: l’IVA aumentò il 17 settembre 2011 e il governo Monti si insediò il 16 novembre 2011, cioè due mesi dopo.

Negli ultimi giorni l’esempio più eclatante è forse quello costituito da due esponenti governativi della Lega, il ministro dell’Interno Matteo Salvini e il sottosegretario allo Sviluppo economico Dario Galli, in relazione a quanto l’Italia versa nelle casse europee.

Il 20 giugno 2019 Matteo Salvini nella trasmissione Porta a Porta afferma: “Siamo il secondo paese per contributi in Europa. Sicuramente l’Italia paga 6 miliardi in più di quello che le ritorna indietro”. Sul sito della Commissione Europea si può facilmente verificare che l’Italia è in realtà il quarto (e non il secondo) paese con un contributo netto di 2,3 miliardi, dopo la Germania (12,9 miliardi), la Francia (8,2 miliardi) e la Gran Bretagna (5,6 miliardi). Seguono: Olanda (2,1 miliardi), Svezia (1,6 miliardi) e Belgio (1,2 miliardi).

Quattro giorni dopo, il 24 giugno 2019, al TG3 delle ore 19, Dario Galli, che sui numeri dovrebbe essere preparato dato che si occupa dello sviluppo economico, ribadisce l’errore: “L’Italia è contribuente netto per 6 miliardi”. E aggiunge: “Questo basterebbe a mettere a posto deficit e debito”. È il caso di ricordare che nel 2018 l’Italia ha chiuso con un debito di 2.317 miliardi e con deficit di 53 miliardi (fonte Banca d’Italia). Domanda (per gli studenti della scuola primaria): con 6 miliardi l’anno (che in realtà sarebbero 2,3 miliardi), com’è possibile “mettere a posto” deficit e debito italiani?

Per evitare il ripetersi di queste rappresentazioni tragicomiche, non sarebbe il caso di istituire un serio esame per accertare almeno le competenze matematiche dei candidati al parlamento e soprattutto di chi ricopre cariche governative?

La memoria corta di Matteo Salvini

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