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Aemilia, condannato il nuovo boss

Sofia Nardacchione il . Emilia-Romagna, Mafie

bolognaI collaboratori di giustizia ci avevano messo in guardia: “Non illudetevi che sia finita. La ‘ndrangheta è come la gramigna: finché non la estirpi fino all’ultimo filamento di radice in profondità, ricresce nuovamente”.

E così è stato: i vecchi boss dell’associazione mafiosa condannati nel maxiprocesso Aemilia sono in carcere, il controllo è stato preso da altri sodali. In un ciclo continuo, che permette alla ‘ndrangheta emiliana di non fermarsi.

A dimostrare il continuo ricambio è l’ultima sentenza del Tribunale di Bologna, che il 21 giugno ha condannato a dieci anni per associazione mafiosa Carmine Sarcone: secondo il gup Alberto Gamberini è lui il nuovo reggente della ‘ndrangheta emiliana.

Il 40enne è il più piccolo dei quattro fratelli cutresi coinvolti nel processo Aemilia – Nicolino, Gianluigi, Carmine e Giuseppe, l’unico ancora libero – ed era stato arrestato il 23 gennaio 2018 a seguito delle indagine atte a verificare la veridicità delle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia.

Ad indicare Sarcone come nuovo reggente dell’associazione sono stati proprio i pentiti del processo: Antonio Valerio, Giuseppe Giglio e Salvatore Muto. La pm Beatrice Ronchi aveva chiesto una pena di 18 anni. Sarcone era accusato anche di intestazione fittizia di quote societarie, accusa dalla quale è stato assolto insieme a Raffaele Tovino.

Il collaboratore di giustizia Antonio Valerio in aula aveva dichiarato che Carmine era “la faccia bella dei fratelli Sarcone. Fa parte di quella ‘ndrangheta più evoluta, più elettronica, più tecnologica”. Il condannato, secondo la Dda, ha gestito l’attività e il patrimonio illecito della cosca dopo l’arresto degli altri boss, conducendo tutte le attività imprenditoriali intestate fittiziamente a dei prestanome. Ma ha anche fatto da tramite tra gli ‘ndranghetisti in carcere e quelli a piedi libero e avvicinato i testimoni che avrebbero parlato nel processo Aemilia per intimidirli e condizionare le loro deposizioni in aula.

Una conferma della capacità del gruppo di infiltrarsi nel tessuto economico nazionale e estero attraverso la costituzione di società attive nei settori edile e immobiliare era emerso anche dall’imponente sequestro del giugno 2018: i Carabinieri del reparto operativo di Modena avevano sequestrato a Carmine e ai fratelli beni, società e conti correnti per un valore di 8 milioni di euro, sequestrati in Italia, Romania e Bulgaria.

L’arresto di Carmine Sarcone ci conferma, ancora una volta, che la cosca emiliana si rigenera, non si ferma con gli arresti, i sequestri, le confische. La ‘ndrangheta emiliana ha nuovi reggenti, via via che i vecchi boss vanno in prigione, quasi tutti condannati a diversi anni di carcere in più procedimenti giudiziari, tra Emilia-Romagna, Calabria, Lombardia.

Come era successo negli anni Novanta, quando Antonio Dragone, capo della locale di Cutro in soggiorno obbligato in provincia di Reggio Emilia, era stato arrestato. Il comando era passato al figlio, Raffaele Dragone, e poi, una volta finito anche lui in carcere, a Nicolino Grande Aracri. Ma, una volta usciti di prigione i Dragone, si era aperta una faida interna per il controllo degli affari criminali in Emilia-Romagna, conclusasi nei primi anni 2000 con gli omicidi di Antonio e Raffaele Dragone.

Ora la percezione delle mafie in regione è cambiata e il contrasto alle organizzazioni mafiose ha fatto enormi passi in avanti. Ma è necessario che l’attenzione rimanga altissima, a tutti i livelli.

Cassazione, la ‘ndrangheta di Aemilia è realtà criminale autonoma

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