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Da Giovanni Paolo II a Francesco, la strada del cristianesimo non segue Salvini

Pierluigi Ermini il . L'analisi

rosario-mano-pregare-20170713125145Per chi segue la Chiesa Cattolica e la sua storia, Papa Giovanni Paolo II, certamente uomo di grande spessore, è stato il Papa che, nei suoi lunghi 25 anni di pontificato, ha rallentato lo sviluppo delle tesi emerse durante il Concilio Vaticano II.

La fine degli anni ’60 e quasi tutti gli anni ’70 hanno rappresentato anni di grande fervore della vita della Chiesa e soprattutto nella fertilità di idee che nascevano anche all’interno dei laici con una grande spinta verso l’impegno civile, politico e sociale. L’idea del popolo di Dio che cammina, non come eletto, ma come compagno, insieme agli altri uomini nella storia, in un cammino di salvezza, prendeva sempre più considerazione.

E anche la politica risentiva di questi passaggi: non è certo un caso che in quegli anni si assiste a un avvicinamento tra il partito della democrazia cristiana e il partito comunista, fino al compromesso storico e alla tragica morte di Aldo Moro (a cui seguirà pochi mesi dopo la morte di Paolo VI).

Sono gli anni in cui si vede l’altro diverso, come un portatore di idee, e non come il nemico da sconfiggere. Anche in politica si cerca un cammino comune con pari dignità.

Ma sono gli anni in cui si assiste a un grande fervore nella vita delle parrocchie, allo sviluppo del tessuto associativo. Esperienze come i preti operai, l’impegno nel sindacato cattolico, l’impegno in politica, si lega con l’esperienza religiosa.

Tutto questo inizia a rallentare negli anni di Giovanni Paolo II, che ha come grande obiettivo la fine del comunismo, visto come grande e unico nemico. Con Giovanni Paolo II si assiste a una sfioritura della grande fertilità di idee e movimenti degli anni ’70, si assiste a una curia che si richiude in se stessa, a una minore importanza verso il mondo dei laici.

Sono gli anni del silenzio sui casi di pedofilia, dove si sviluppano le lotte interne alla curia, dove si afferma lo Ior.

Se da un lato si assiste a un Papa che gira il mondo e che sembra parlare a tutti, dando l’idea di una chiesa aperta, dall’altra la sua dottrina sociale e lo studio teologico fanno notevoli passi indietro, ricostruendo l’idea della difesa di una cultura cattolica come l’unica che difende l’unico vero Dio.

Inizia una parabola discendente del fervore che si era creato dopo la fine del Concilio Vaticano II.

Certo sono anche gli anni della caduta del muro di Berlino, vista però soprattutto come la sconfitta del pericolo del comunismo e delle sue forme dittatoriali, che porta quello stesso Papa a contrastare in ogni modo la stessa teologia della liberazione che in America Latina, alla luce del Vangelo, cerca di sconfiggere quelle stesse altre forme di dittatura che non sono espressione del comunismo, ma dittature di destra, che affamano e fanno morire milioni di persone.

Sono anni tristi, per tanti preti e persone che avevano visto nella Parola di Dio, una parola di liberazione anche umana e di conquista di diritti, che vengono, soprattutto in America Latina, respinti dalla curia romana.

Non è un caso che Papa Francesco, anni dopo, venga proprio da quella terra martoriata.

Dunque Salvini, quale leader di partito, vede proprio nella chiesa di oggi, nella chiesa di Papa Francesco, il maggiore ostacolo alle sue politiche, soprattutto in tema di immigrazione, ma anche di idea di Europa e di rapporti tra i popoli.

Perchè Salvini, come Papa Giovanni Paolo II, da l’idea, da buon comunicatore, di sembrare il nuovo che avanza, ma propone invece temi vecchi e perdita di diritti come dimostrano le idee della lega in tema di famiglia, di diritti civili, di immigrazione con la chiusura di porti e le alzate di muri per difendere una concezione di stato e di sovranità che non ha futuro, come futuro non aveva l’idea della chiesa di Woytila.

Perchè Papa Francesco, non con le parole, ma con le azioni, sta nuovamente dando corso a quelli che erano i grandi temi emersi durante il Concilio Vaticano II, quelli di un popolo che cammina alla pari insieme agli altri popoli.

C’è un passaggio fondamentale in questo Papa che noi cattolici dovremmo iniziare a seguire e che si differenzia molto dalla visione di Giovanni Paolo II, basata sul Dio della tradizione cristiana, vissuta in Occidente. Per Francesco Dio non è solo il nostro Dio, ma è il Dio di tutti, il Dio degli ebrei, il Dio dei musulmani, un Dio che abita come energia d’amore dentro di noi e che ci spinge ad agire nel segno dell’amore.

Sono molto diversi i viaggi di questo Papa, rispetto a quelli di Giovanni Paolo II, questi sono viaggi di chi si sente in cammino con tutti i popoli che va a visitare, non dall’alto, ma allo stesso livello. E da pari si va in Arabia Saudita, da fratello si va a Istanbul o si incontra il capo della Chiesa Ortodossa.

Salvini sa bene che proprio questa Chiesa è un serio ostacolo alla sua azione politica, perchè questo Papa richiama tutti noi a questa concezione concreta della fratellanza.

Ecco perchè Salvini parla ai cattolici, solo che il Vangelo è molto chiaro e non sta dalla sua parte. Potrà anche vincere le elezioni e avere un grande seguito, ma Gesù non passa da quella strada.

Così a me non fa rabbia che agiti a sproposito un rosario in mano e lo baci guardando verso la Madonnina del Duomo, dicendo che lo guiderà alla vittoria. Fa invece tristezza, perchè proprio in quel rosario baciato in piazza c’è la negazione di quello che invece è e rappresenta il cristianesimo nella sua essenza; non una religione che domini, e nemmeno da difendere in un continente, ma un modo di vivere e di sentirsi uomo in cammino insieme agli altri uomini.

Roma, la solidarietà che vince e la sfida che ci attende

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