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Le 27 proposte di Alex Langer per riformare l’Europa

Rocco Artifoni il . Atti e documenti, Istituzioni

langerA volte per vedere il futuro occorre ripensare al passato. Accade quando si tratta di fare memoria di donne e uomini assai presbiti, che hanno saputo osservare ciò che sta oltre l’orizzonte.

Uno di questi viaggiatori nel tempo è sicuramente Alexander Langer (1946-1995), giornalista, insegnante, intellettuale e politico che ha dedicato la sua vita ai temi dell’ambiente, della pace e della convivenza tra i popoli.

Con il bagaglio dall’esperienza concreta del conflitto interetnico nel territorio d’origine (provincia di Bolzano), nel 1989 e nel 1994 viene eletto al Parlamento Europeo nelle liste dei Verdi.

Alex Langer in ogni contesto cerca di affrontare le problematiche delle minoranze linguistiche e della convivenza interetnica, considerandole anzitutto come situazioni dinamiche, creative e feconde. Infatti nel suo “tentativo di decalogo”, una delle pietre miliari della sua riflessione, scrive che “la convivenza pluri-etnica può essere percepita e vissuta come arricchimento e opportunità in più, piuttosto che come condanna: non servono prediche contro il razzismo, intolleranza e xenofobia, ma esperienze e progetti positivi e una cultura della convivenza”.

Muore suicida il 3 luglio del 1995, dopo essersi speso fino allo sfinimento per tante giuste campagne e buone iniziative.

Poco prima di lasciarci Langer invia agli altri parlamentari europei un documento nel quale indica quali siano le proposte di riforma dei Trattati europei che sarebbero stati discussi nell’anno successivo.

Di fronte alla pochezza del dibattito di questa campagna elettorale europea, opportunamente la rivista Azione nonviolenta ha pubblicato le 27 proposte scritte 24 anni fa da Alex Langer.

Proposte per la riforma  dei Trattati europei

di Alex Langer

A mio giudizio, ed ovviamente come contributo parziale da integrare con quelli di altre/i  Verdi, le nostre proposte per il 1996 dovrebbero comprendere, tra altri, i seguenti aspetti, da inserire con adeguate formulazioni ed attraverso un intelligente lavoro nelle commissioni, nelle posizioni del Parlamento europeo:

  1. Unità di tutta l’Europa in tempo brevi, come contributo esemplare anche all’integrazione di altre grandi aree regionali.
  2. Accompagnare il processo di integrazione europea. che dovrà rapidamente comprendere tutta l’Europa sino ai paesi baltici compresi. con due processi di integrazione complementari: uno euro-mediterraneo (che dovrà essere lanciato con decisione sin dalla Conferenza di Barcelona dell’autunno 1995) ed uno riferito alla Russia ed a gran parte degli Stati dell’ex­ Unione sovietica . Due comunità complementari, con un livello – per ora – più basso di integrazione. Che potrebbero tuttavia avere trattati, obiettivi di cooperazione ed istituzioni comuni .
  3. L’azione dell’Unione per il rafforzamento e la riforma del diritto e delle organizzazioni internazionali (riforma dell’ONU e del Consiglio di sicurezza, istituzione di efficaci giurisdizioni internazionali, sia in campo ambientale che penale, agenzia internazionale dell’ambiente).
  4. La rappresentanza sempre più unitaria dell’Unione nei consessi e nelle conferenze internazionali.
  5. L’introduzione di un reale controllo parlamentare sulla politica estera e di sicurezza dell’Unione.
  6. Decisioni a maggioranza qualificata  in politica estera e di sicurezza.
  7. Una politica estera che sappia utilizzare in primo luogo strumenti non-militari di pace e di sicurezza.
  8. Un corpo civile di pace europeo, da utilizzare per fini di prevenzione e mitigazione di conflitti, con compiti non militari di monitoraggio, mediazione e soccorso.
  9. Il finanziamento delle azioni comuni di politica estera e di sicurezza dell’Unione sotto la responsabilità della Commissione ed il controllo del Parlamento.
  10. Difesa europea comune – salvo opting out – alle seguenti condizioni: a) reale controllo democratico sulla politica estera e di sicurezza e difesa (poteri del Parlamento europeo); b) rinuncia agli armamenti nucleari; c) sviluppo di strumenti civili (accanto a quelli militari) di politica estera e di sicurezza.
  11. Una costituzione europea, frutto di un processo democratico, che venga sanzionata dal Parlamento europeo, dai Parlamenti nazionali, da referendum.
  12. Trasparenza dei processi decisionali e delle basi su cui si fondano.
  13. Possibilità di referendum europeo su questioni di fondamentale importanza (riforma dei Trattati, p.es.); doppia maggioranza (maggioranza assoluta dei votanti e maggioranza di sì nella maggioranza dei paesi membri).
  14. L’esplicita previsione di poter uscire dall’Unione (previo referendum nel paese interessato).
  15. Sviluppo della cittadinanza europea con diritti umani, civili. sociali, culturali, religiosi, di genere, etno-linguistici.
  16. Una giurisdizione suprema dell’Unione, legata alla cittadinanza dell’Unione, che vada al di là dell’odierna funzione della Corte europea, includendo una garanzia contro possibili abusi nazionali.
  17. Riconoscere e valorizzare l’azione delle organizzazioni non governative e di tutte le forme di volontariato civile, conferire loro un riconoscimento europeo se agiscono in almeno x Stati membri.
  18. Una politica di sostegno e promozione del decentramento e dell’autogoverno locale.
  19. Una politica di tutela e promozione dei gruppi etno­linguistici, e di buona convivenza inter-etnica .
  20. La sostenibilità dello sviluppo, e dunque una ragionevole autolimitazione economica in favore del riequilibrio dei bilanci ecologici e della rigenerabilità delle risorse naturali (norma base, da inserire in posi­ zione preminente tra gli obiettivi dell’Unione).
  21. Un vincolo di accurata valutazione di impatto ambientale, sociale e culturale di tutte le misure e le politiche dell’Unione, con un divieto di mutilazioni dannose irreversibili (norma base, da inserire in posizione preminente tra gli obiettivi dell’Unione) .
  22. Chiusura dei cicli ecologici di base al livello più basso possibile (energia, rifiuti, catena alimentare…) come criterio di azione per l’Unione.
  23. Impegno europeo a salvaguardia del mondo contadino superstite, come patrimonio umano, sociale, culturale ed ecologico europeo insostituibile. Adeguamento della politica agricola a quell’obiettivo.
  24. Politica dei trasporti: statuire la priorità dei limiti ambientali; introdurre la nozione della “verità  dei  costi”,  comprensiva   dei  costi  ecologici  e  sociali.
  25. Legislazione rigorosa a tutela dell’identità bio­genetica degli esseri viventi, azione per sottrarre la costituzione biologica di uomini, animali e piante ad ogni forma di sfruttamento industriale e commerciale.
  26. Divieto di esportazione al di fuori dell’Unione di armamenti di ogni genere, di rifiuti di ogni genere, di sostanze chimiche o bio-chimiche non ancora conosciute nei loro effetti, di materiale nucleare di ogni genere.
  27. Rafforzare sensibilmente l’azione comunitaria nel campo della cultura, dell’educazione, dell’istruzione, dell’informazione, privilegiando l’acquisizione di conoscenze e capacità inter-culturali, formazioni europee, scambi culturali, ecc. ed istituendo – accanto ai sistemi formativi nazionali o regionali esistenti – qualche opzione di “scuola europea” direttamente sotto la responsabilità delle istituzioni europee, e non destinata principalmente ai figli dei funzionari europei, bensì a tutti quelli che lo desiderino.

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