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Il mio 25 aprile

Pierluigi Ermini il . Toscana

25-aprile-537769.660x368È un triste 25 aprile quello che domani vivremo, un 25 aprile che vede divisi gli italiani.

Ad iniziare dai due vice premier che invece che andare alle varie manifestazioni organizzate da comuni e associazioni, saranno uno a Corleone e l’altro alla manifestazione a Roma della comunità ebraica, celebrazione a sua volta separata da quelle organizzate dall’Anpi.

Ma a tutti i livelli, mai come oggi questa data, che dovrebbe unire tutti gli italiani che credono nello stato democratico, sembra più dividere che unire, facendoci piombare in una sorta di gara tra comunisti e fascisti.

D’altronde questo è  il messaggio che viene dalla politica e dai suoi rappresentanti, per i quali chi la pensa diversamente da me non è  un semplice avversario, ma diventa un acerrimo nemico. Un gioco alimentato sui social, che lacera un tessuto di convivenza civile reso ancora più fragile dalla crisi di valori ed economica che sta attraversando la nostra società.

Eppure il 25 aprile e la resistenza hanno unito tante persone con idee diverse, dal partito d’azione, ai liberali, ai democristiani, ai socialisti e ai comunisti, ha visto reagire cattolici e atei, uniti dal desiderio di liberare una nazione da un invasore e da una dittatura.

Il 25 aprile è  la data che segna l’inizio di un cammino nuovo di libertà, di conquiste civili, di un’istruzione garantita a tutti, della possibilità di potersi curare in quanto cittadini e persone che vivono in questo paese, di voto concesso a uomini e donne, di libertà di pensiero e di parola, di rappresentanza sindacale, di un giornalismo più  indipendente, di poter scegliere i propri rappresentanti.

Tutte cose importanti, a cui se ne devono aggiungere altre, una su tutte il lavoro, e a seguire la ricerca di maggiore giustizia e superamento delle disparità sociali, ma comunque tutti aspetti che, aldilà delle diverse strade per raggiungerli, dovrebbero essere il punto da cui partire insieme, perché  niente è  scontato, niente è per sempre, ma tutto è  frutto di una conquista quotidiana, a partire dalla nostra personale libertà.

In questo si deve essere resistenti, perché a nessuno oggi e domani venga in mente di farci perdere ciò  che i partigiani, gli uomini e le donne di quegli anni, ci hanno permesso di raggiungere.

Per questi motivi, non perché credo in un partito o in un movimento, domani sarò in piazza per il 25 aprile, perché anche a me è chiesto di combattere, oggi con le armi deĺla democrazia, per difendere valori e conquiste che sono il senso stesso del nostro essere cittadini italiani e cittadini di questo mondo

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