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La metastatizzazione della criminalità nigeriana in Italia

Piero Innocenti il . Criminalità, Mafie

mafia nigerianaSono in molti che si accorgono, soltanto oggi, della pericolosità della criminalità nigeriana in Italia che ha assunto, in talune circostanze, anche le caratteristiche tipiche delle organizzazioni mafiose.

In realtà, è da molti anni che cellule criminali nigeriane si sono andate insediando, sviluppando e consolidando fino a diventare “metastasi” in diverse regioni.

Quando nel 2005 scrivemmo in un libretto sui pericoli della “mafia nera” (quella nigeriana) e su quella “gialla” (la cinese), qualcuno si dimostrò perplesso si accennò a “esagerazioni”. Nello stesso anno, metteva in guardia sul punto anche l’autorevole rivista Limes (“Come mafia comanda. Il mistero delle bande nigeriane”, 2/2005, pag 227), sottolineando “l’emersione di lobby, di associazioni trasversali che si intersecano tra di loro e costituiscono l’ossatura di un sistema forte, privo di una gerarchia piramidale, con capacità di incidere ai vari livelli”.

Il narcotraffico, sin dall’inizio, è stata l’attività privilegiata dei nigeriani che sono riusciti a conquistare vaste porzioni di mercato grazie alla loro efficacia, affidabilità e integrazione nel tessuto sociale. Integrazione che, ad esempio, nella vicina Svizzera, i nigeriani hanno in molti casi raggiunto sposando donne del luogo. Il rapporto del 2003 sulla sicurezza interna della Svizzera sottolineava proprio come “i cervelli del traffico di stupefacenti” provenissero quasi sempre dalla Nigeria “e sono spesso sposati con donne svizzere, quindi ben integrati. Svolgendo di solito un lavoro regolare, conducono una vita riservata e lasciano generalmente le loro compagne all’oscuro delle proprie attività illegali (..) per operare dietro le quinte,sul piano manageriale”.

“Integrazione” (si fa per dire) che da noi è in corso, in prevalenza, con il ruolo di trafficanti di stupefacenti, venditori all’ingrosso, trasportatori (ovulatori) e spacciatori, attività che i nigeriani svolgono con grande impegno e capacità. La richiesta che arriva dal mercato, d’altronde, si mantiene sempre molto alta e vale la pena rischiare qualche breve “interruzione” per gli “intralci” delle forze di polizia che li arrestano  ma che tornano presto in libertà.

I  dati statistici parlano chiaramente come ci ricorda la DCSA: nel 2017 sono stati 1.689 i nigeriani denunciati all’autorità giudiziaria per traffico/spaccio, aumentati a quasi 2.000 nel 2018 (dato ancora ufficioso), che vuol dire una media giornaliera di sei spacciatori nigeriani arrestati in tutto il territorio nazionale, di poco inferiore a quella dei marocchini che si mantengono ancora al primo posto nella classifica degli stranieri denunciati per narcotraffico.

Un trend che addirittura appare in crescita in questi primi tre mesi del 2019 dove non passa giorno in cui polizia di stato, carabinieri e finanzieri non ammanettino qualche nigeriano che piazza eroina e cocaina in giro, dal Piemonte alla Sicilia passando dalla Lombardia, al Veneto, dall’Emilia Romagna alla Capitale dove proprio negli ultimi giorni di marzo sono stati bloccati dalla polizia una quarantina di nigeriani che con zaini in spalla e trolley carichi di marijuana e hashish facevano la spola con diverse città utilizzando autobus in partenza dalla stazione Tiburtina.

Senza dimenticare anche l’altro ambito criminale prediletto dai nigeriani e cioè il controllo della prostituzione in strada. Un’attenzione investigativa andrebbe riservata anche alla penetrazione del tessuto economico, per esempio, nel campo alimentare, della commercializzazione di prodotti etnici, della profumeria, della telefonia internazionale.

Il controllo delle rimesse dei migranti attraverso circuiti finanziari o informali oltre a costituire ulteriore fonte di guadagno garantisce anche uno strumento efficace di gestione paramafiosa delle colonie etniche.

Insomma, l’attenzione degli organismi della sicurezza deve essere alta se si vuole restringere davvero quello spazio criminale “per tutti” che si è venuto a creare nel nostro Paese.

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