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Migrazioni, Martini e l’identità di Milano

Fondazione Carlo Maria Martini il . Lombardia

martini lectureVenerdì 22 marzo, nell’Auditorium dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca, si è svolta la prima edizione della Martini Lecture, una lettura attualizzata del magistero di Carlo Maria Martini, arcivescovo di Milano dal 1980 al 2002.

Un folto pubblico ha seguito l’intervento di Filippo Grandi, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati, al quale era stato affidato il tema degli esodi forzati a partire da alcune significative pagine del cardinale Martini dedicate all’accoglienza.

I lavori sono stati introdotti da Valentina Furlanetto, giornalista di Radio24, che ha voluto partire dai nomi di alcuni migranti protagonisti di recenti fatti di cronaca, per sottolineare come, dietro i numeri che spiegano l’entità del fenomeno migratorio, ci sono anzitutto esseri umani. Ognuno con le proprie storie, i propri traumi, le proprie convinzioni e le proprie speranze.

La straordinaria attualità del pensiero del cardinale Martini in tema di accoglienza è stata sottolineata da Paolo Bonetti, docente di Diritto costituzionale e direttore del Master “Diritto degli stranieri e Politiche migratorie”, che ha riletto alcune riflessioni dell’Arcivescovo ricordando più volte come, a distanza di tanti anni, le questioni sono le stesse di oggi. E Martini le aveva sapute leggere con particolare chiarezza e realismo. Per esempio quando nel 1989 affermò che «gli stranieri che invadono le nostre città sono un prezioso segno dei tempi, che ci sveglia e ci interroga. Essi non sono una presenza fastidiosa, inopportuna e ancor meno sono la causa di una decadenza che prepara un futuro minaccioso; non sono, insomma, una maledizione, ma rappresentano una chance anche per il rinnovamento della nostra vita».

Nel corso del suo lungo intervento Filippo Grandi ha ricordato che il numero delle persone costrette a fuggire a causa di guerre, violenze, persecuzioni e malgoverno, ha superato per la prima volta i 70 milioni, di cui circa 25 milioni possono essere considerati rifugiati a tutti gli effetti. In Italia i rifugiati sono 131mila, che significa 2,4 per 1.000 abitanti. La precisazione è importante per chiarire come il nostro Paese non stia subendo un’invasione. Piuttosto andrebbe rafforzata la cooperazione tra gli Stati per invertire la tendenza che ha reso il fenomeno delle migrazioni una crisi difficile da gestire.

Grandi, dopo aver passato in rassegna la situazione nei diversi continenti a aver voluto sottolineare felici esperienze di accoglienza, ha terminato il suo discorso citando Ambrogio, ricordato dallo stesso Martini nel discorso alla città del 1989: «Quelli che escludono i forestieri dalla città non meritano certo approvazione, ciò significa cacciarli proprio quando si dovrebbero aiutare. Le fiere non scacciano le fiere e l’uomo scaccerà l’uomo? Non sopportiamo che i cani stiano digiuni quando mangiamo, e scacciamo gli uomini?».

Padre Carlo Casalone, presidente della Fondazione Carlo Maria Martini, ha chiuso i lavori ricordando che la rilettura del magistero di Martini nel contesto attuale dimostra come le sue parole sono semi che permettono di fare lievitare la comprensione dei fenomeni di oggi. L’espressione “segni dei tempi” è tipica del Concilio Vaticano II ed è costituita da due elementi che vanno insieme: da una parte l’accadimento storico, dall’altra il modo con cui la coscienza personale e collettiva lo interpretano e lo fanno diventare luogo di responsabilità.

L’iniziativa delle Martini Lecture è promossa dal Centro pastorale “C. M. Martini”. in collaborazione con l’Università degli Studi di Milano-Bicocca e la Fondazione Carlo Maria Martini, con il patrocinio dell’Arcidiocesi di Milano.

Testi Martini Lecture Bicocca 2019

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