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Riscaldamento del globo: il grido dei giovani che interpella gli adulti

Pierluigi Ermini il . Ambiente

global-strike-800x436Il 15 marzo in tutto il mondo si svolgerà il “climate strike” una giornata indetta dagli studenti di tanti paesi, dalla Svezia all’Australia per chiedere a tutti i governi interventi concreti contro il riscaldamento del pianeta che rischia di compromettere il futuro dell’umanità.

Sono i giovani che più di tutti si prendono a cuore il tema ambientale e, seppur con modalità diverse,  cercano di dar vita ad un movimento che possa costringere finalmente noi adulti e soprattutto coloro che hanno responsabilità politiche, a dar vita a una vera e propria inversione di tendenza.

Purtroppo le principali potenze mondiali, prime su tutte gli Stati Uniti d’America e la Cina, sembrano ancora non prendere sul serio questo problema, stretti come sono dal primato dell’economia e della finanza, che sembra prevalere anche sulla stessa vita futura del pianeta terra, seguendo la logica di una politica che non sa guardare al futuro, ma solo a quanto accade il giorno dopo.

Si fanno grandi conferenze, si decidono azioni concrete per cercare di diminuire l’innalzamento delle temperature, ma poi, si seguono altre strade, rinviando all’infinito scelte che nel tempo dovrebbero avere la capacità di trasformare anche il modo di vivere delle persone, grazie ad una sempre maggiore conoscenza e presa di coscienza da parte dell’opinione pubblica.

Proprio in questi giorni anche il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha richiamato tutte le leadership politiche internazionali ad intraprendere strade precise che concorrano ad abbassare il rischio di quella che lui stesso ha definito come “crisi climatica globale”.

Da alcuni mesi, dopo l’inattendibilità di risposte concrete da parte dei singoli governi dei paesi, nonostante gli impegni presi a livello globale, si assiste a un fenomeno sociale nuovo, con tanti giovani che inviano alla comunità internazionale il loro grido di rabbia e di ribellione, verso chi sta togliendo loro il futuro.

Solo in Italia in questo fine settimana sono previste più di 100 iniziative, tra marce, incontri, conferenze, per cercare di fare breccia verso un’opinione pubblica che in generale non sembra prendere coscienza di quello che sta diventando il problema internazionale numero uno.

In questo divario tra giovani che scommettono sul loro futuro e adulti, che troppo spesso non sanno guardare oltre il giorno dopo, sono proprio i primi che dimostrano una maggiore sensibilità e senso di responsabilità in tema ambientale rispetto ai secondi.

Nascono così figure nuove come la giovane attivista svedese Greta Thunberg che negli ultimi mesi sta portando avanti una bella campagna a livello internazionale a difesa del nostro pianeta. Proprio lei ha dato vita ad un movimento internazionale che raccoglie oggi migliaia di giovani, nato in rete e chiamato ‘Friday for future’.

Il venerdì per il futuro prende spunto proprio dalle parole della giovane Greta che alla conferenza di Davos si è rivolta così alla platea di adulti che la ascoltava: “Non voglio che avete speranza, voglio che agite. Voglio che sentite la paura che sento io ogni giorno. E voglio che passiate all’azione”

Venerdì 15 marzo, quando migliaia di ragazzi scenderanno in piazza per rinnovare questo grido di allarme, fermiamoci noi adulti a riflettere con loro, anche grazie alle parole di Greta.

Pensiamo che proprio le nostre generazioni rischiano di lasciare ai propri figli e nipoti, non solo una maggiore povertà economica di quella che è stata lasciata a noi dai nostri padri, ma anche un ambiente e una natura non più in grado di resistere allo scempio che il nostro modo di vivere sta provocando.

Lettera agli studenti, verso lo sciopero mondiale per il clima

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