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Il viaggio di Augusta verso la verità

Lorenzo Baldo * il . Sicilia

agostino 1Manca meno di un’ora all’inizio della funzione, nella Cattedrale di Palermo ci sono già diverse persone venute a portare l’ultimo saluto ad Augusta Schiera.

In silenzio si avvicinano a Vincenzo Agostino, i suoi occhi azzurri scrutano lontano, oltre il feretro posizionato sotto l’altare. C’è chi gli stringe la mano, chi gli accarezza il volto, chi lo abbraccia. Vincenzo saluta tutti, ma è come se non ci fosse.

Poco dopo arriva don Luigi Ciotti. I due si abbracciano forte, per quest’uomo dalla barba bianca gli argini si rompono definitivamente. Il pianto di Vincenzo diventa un singhiozzo trattenuto sulle spalle del fondatore di Libera. Don Luigi accoglie con infinito amore il dolore di quest’uomo segnato nel corpo e nell’anima. E’ un dolore sordo, accecante, che accomuna tanti familiari di vittime di mafia, li riconosci subito, e quella loro lacerazione ti entra dentro.

Non hanno più lacrime le figlie di Vincenzo e Augusta, Flora e Nunzia, sono letteralmente svuotate; in disparte c’è anche l’altro figlio Salvatore, chiuso nella sua sofferenza. Nelle prime file, tra i parenti presenti, ci sono anche i nipoti Nino e Ida: gli stessi nomi dei martiri del 5 agosto 1989.

Poco distante ci sono il prefetto Antonella De Miro, il questore Renato Cortese, il procuratore Roberto Scarpinato, il sostituto procuratore generale Domenico Gozzo e il sindaco Leoluca Orlando. Qualche fila più in fondo si vede l’avvocato Fabio Repici, che da anni difende la famiglia Agostino e che assieme a loro cerca instancabilmente la verità.

Man mano che la Cattedrale si riempie si riconoscono i volti di diversi familiari di vittime di mafia. Ognuno di loro porta con sé la croce indelebile di una vita appesantita dalla mancanza di giustizia e verità. Quella stessa verità che Augusta non ha avuto.

Piange sommessamente Graziella Accetta, la mamma di Claudio Domino, mentre abbraccia Vincenzo Agostino, assieme a lei Massimo Sole, Tina Montinaro, Luciano Traina, Angela Manca, Antonina Azoti, Antonella Borsellino, Massimo e Giulio Francese (quest’ultimo presidente dell’Ordine dei giornalisti Sicilia).

Dopo l’intervento di don Maurizio Francofonte è don Ciotti a ricordare quella che per alcuni di loro è stata una seconda madre. “Augusta – rammenta il fondatore del Gruppo Abele – ha chiesto che sulla sua tomba fosse scritto: ‘Qui giace Augusta Schiera, madre dell’agente Nino Agostino, una madre in attesa di giustizia, anche oltre la morte’. Augusta consegna a noi questo testimone, ognuno con la sua parte, perché si possa fare giustizia, perché si possa accertare la verità. Assumiamoci questa responsabilità per lei e per tanti altri. Dobbiamo lottare tutti per avere verità e giustizia”.

Ma è quando si rivolge all’uomo che ha condiviso con lei gli ultimi 30 anni di ricerca della verità che l’emozione ha il sopravvento sul suo fragile cuore. “Vincenzo – sussurra don Ciotti -, tutti noi abbiamo un’immagine stupenda di voi due: quella tua mano appoggiata sulla sua spalla, sempre insieme. Ora Vincenzo siamo noi che appoggiamo la nostra mano sulla tua spalla, non ti lasceremo solo per continuare a lottare…”. E’ come se quelle parole avessero il potere di proiettare quella fotografia impressa nella memoria di tanta gente tra le imponenti navate della Cattedrale. Vincenzo piange, rivive quel ricordo in ogni atomo del suo essere.

“I proiettili che hanno ucciso Nino e Ida, hanno ucciso tante altre persone, molti loro familiari sono qui oggi – ricorda ancora don Luigi – se non sentiamo che quei proiettili hanno colpito anche noi, tutto diventa retorica, la memoria diventa celebrazione… Quei proiettili devono continuare a colpire le nostre coscienze, devono continuare a graffiarci dentro”.

Con un sorriso carico di affetto il fondatore di Libera si rivolge direttamente al padre di Nino Agostino. “Augusta e Vincenzo: 60 anni insieme, è stato un cammino d’amore, di dolore, di sacrifici, ma anche di tanta speranza. Siete stati e continuate ad esserlo: cercatori di verità e costruttori di giustizia. Augusta, ti diciamo ciao, un ciao forte, forte, forte. Lei ha tanto dato, questo suo dare è stata la colonna sonora della sua vita, una vita che non finisce oggi con la morte, ma che diventa nuova… Ci mancheranno i tuoi abbracci, la tua disponibilità, il tuo non dare mai nulla per scontato, la tua tenacia, la tua volontà, il tuo esempio e la tua serietà. Ci mancherà vederti assieme a Vincenzo. Ma ora lasciamola andare verso il Padre”.

L’appello di don Ciotti è accorato: lasciamola andare verso la verità. E soprattutto: “Non cerchiamola tra i morti, sotto una pietra, Augusta continua ad essere con noi, continuiamo a cercarla dentro di noi, nei volti, nei gesti, nella vita di tutte le persone che lei ha amato e che lei ha incontrato. Ciao Augusta”.

L’applauso che si solleva spontaneo tra i presenti racchiude il saluto vibrante di un popolo, quello siciliano, che ha pagato un tributo altissimo di sangue: troppe vittime della mafia e di uno Stato-mafia che continua a uccidere la giustizia.

C’è anche il ricordo appassionato del nipote di Augusta, Nino, un ragazzo che porta con orgoglio il nome di suo zio. Dopo l’intervento del vescovo di Palermo, Corrado Lorefice, di una delegazione di Libera che rappresenta i presidi di tutta Italia, e dopo la struggente poesia “Colapisci” recitata da Michelangelo Balistreri e dedicata ad Augusta, il feretro viene spostato all’esterno.

agostino 2Vincenzo Agostino è stanco, prostrato, al limite della sopportazione. Poi però si riprende. “Ricordatevi che la verità vincerà sempre!”, dice tutto d’un fiato. Tutt’attorno le persone lo stringono in un lungo abbraccio con le lacrime agli occhi.

Nel frattempo un debole raggio di sole si fa spazio tra i nuvoloni carichi di pioggia. Il vento spazza quel sagrato che ha visto tanti lutti figli di una vera e propria guerra.

Tornano in mente le parole vergate sulla targa posta in via d’Amelio accanto all’ulivo: “A te che sei qui a fare memoria, ricorda che sei parte di questa storia e devi continuarla”.

Questa guerra non è stata ancora vinta, e la storia deve essere ancora scritta.

* Antimafia Duemila

Fotografie © Gian Battista Tita Raffetti

Ciao Augusta

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