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L’omicidio Francese e la Sea Watch

Giacomo Carpinteri il . Sicilia

foto 1Il 26 gennaio ’19 si è celebrato il quarantesimo anniversario della morte di Mario Francese, giornalista ucciso a Palermo per via dei suoi articoli nei quali ricostruiva i piani criminali di Cosa Nostra e faceva i nomi degli appartenenti all’associazione mafiosa. Celebre resta l’intervista a Ninetta Bagarella, fidanzata di Totò Riina. In questa giornata di commemorazione, a Palermo viene consegnato il premio Mario e Giuseppe Francese a 3 giornalisti: Lucia Goracci, Paolo Borrometi e, alla memoria, Alessandro Bozzo. Contemporaneamente a Siracusa si tiene una cerimonia presso la targa dedicatagli vicino al celebre parco archeologico. Mario Francese, infatti, era Siracusano.

Per un curioso scherzo del destino proprio nello stesso giorno si è tenuta una manifestazione per far attraccare la Sea Watch 3, nave ferma di fronte alla costa Siracusana con 47 “migranti”, termine comodo per non dire essere umani. La costa orientale Siciliana assiste nuovamente a una situazione paradossale per la quale è normale, quasi meritorio, non permettere a delle persone di scendere da una nave, vantandosi di avere riconquistato la sovranità nazionale; come se da ciò dipendesse la grandezza di una Nazione. Al grido di “fateli scendere” centinaia di persone hanno mostrato ai 47 esseri umani bloccati a pochi metri dalla riva e, in generale, alla collettività che la loro idea di Paese non è improntata alla chiusura.

Per un ulteriore scherzo del destino domenica 27 gennaio si celebra la Giornata della Memoria. È fin troppo facile vedere delle inquietanti similitudini tra i pensieri precursori di quel bruttissimo capitolo della storia umana e quello che sembra essere il pensiero via via comune.

Qualcuno potrebbe pensare a un disegno comune; qualcuno, come chi scrive, pensa che siano solo delle coincidenze. Non si può negare, però, che tutto ciò spinga a riflettere.

foto 2Mario Francese ha fatto una scelta: indagare e scrivere di Cosa Nostra; esattamente 40 anni dopo la sua morte un folto gruppo di persone a Siracusa ha preso una posizione: non si possono bloccare delle persone in mezzo al mare. La storia non ci lascia l’alibi di dire “non ce l’aspettavamo”. Internet non ci lascia l’alibi di dire “non sapevamo”. La nostra coscienza non deve lasciarci l’alibi di adagiarci sugli allori per essere i “giusti”. Abbiamo il dovere di affrontare il problema e di capire perché ci sia una grossa fetta della popolazione che considera l’altro un pericolo, un nemico. La nostra società è ancora lontana da quella che ha permesso che avvenisse lo scempio ricordato dalla Giornata della Memoria ma si ritrova sempre meno nei valori fondanti della nostra Costituzione.

Qualcuno potrà chiedersi cosa c’entri la vicenda della Sea Watch con la memoria di Mario Francese, quest’ultimo infatti è stato ucciso da Cosa Nostra. La lotta alla criminalità organizzata passa dal riconoscimento dei diritti umani, dal riconoscimento della giustizia sociale. Pensare agli ultimi è l’unico modo per togliere il terreno di crescita delle mafie. E tra gli ultimi ci sono anche loro, i “migranti”. Una società disposta a sacrificare la vita delle persone non è una società nella quale si potrà sconfiggere un fenomeno così complesso come quello delle associazioni mafiose.

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