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Anno nuovo, insicurezza vecchia

Piero Innocenti il . SIcurezza

sicurezza-in-cittaL’anno nuovo è iniziato, come al solito, con i vecchi problemi sulla sicurezza pubblica generati, in particolare, dalle troppe incursioni di ladri nelle abitazioni e negli esercizi commerciali. Il 2018 era terminato con l’incubo dei furti nelle case in molte città tanto da far parlare di “bande di capodanno” (e non è una novità se si va a guardare alle statistiche degli anni passati riferite ai furti durante le festività natalizie).

Il 2019, tuttavia, è iniziato ancor peggio con un barista che, a Grosseto, si “appella” ai ladri per non subire più danni al negozio offrendo loro un lavoro mentre un imprenditore di Bellante (Teramo), costretto a dormire da un paio di anni nella sua azienda dopo un ingente furto subito, si è trovato faccia a faccia con alcuni malviventi penetrati all’interno del’immobile aspettando alcune ore l’intervento, richiesto, di una pattuglia delle forze dell’ordine. Tutto questo mentre si continuano a “sfornare” decreti e leggi che vengono presentate come argini normativi per la sicurezza delle città e del decoro urbano. Riesce difficile, tuttavia, annotare concreti miglioramenti a riguardo e ai cittadini interessa davvero poco  leggere di “sicurezza integrata”, di accordi sulla materia tra Stato e Regioni, di definizione di sicurezza urbana e di patti tra Prefetti e Sindaci per garantirla, di Comitati metropolitani e via discorrendo se, poi, nella realtà di ogni giorno non cambia nulla sulla prevenzione e sulla repressione dei reati e degli altri illeciti.

Il decreto Minniti-Orlando (d.l. 2.2.2017, n.14, convertito dalla legge del 18 aprile 2017, n.48), a conti fatti è servito a poco e, altrettanto si può dire con il tanto pubblicizzato d.l. 4 ottobre 2018, n.113 (il c.d. decreto Salvini), convertito, con modificazioni, dalla legge 1 dicembre 2018, n.132, in tema di immigrazione e di sicurezza pubblica. Al di là della introduzione dell’esercizio molesto di accattonaggio (art.669 bis del C.P.), di alcune modifiche alla disciplina dell’accattonaggio (quasi fossero questi i problemi della sicurezza nelle città), di modifiche a diversi articoli del Codice della Strada e all’art.633 del C.P (“invasione di terreni o edifici”), i cittadini si aspettavano, subito, arruolamenti straordinari di poliziotti e carabinieri “al fine di rafforzare le attività di controllo del territorio” (espressione usata nell’art.35 bis del decreto suindicato, ma riferita alla polizia municipale per gli interventi di sicurezza urbana). Più agenti della polizia di stato e dei carabinieri sulle strade, con servizi coordinati di pronto intervento più rapidi in ambito provinciale (magari rivedendo i Piani di Controllo Coordinato del Territorio esistenti in tutti i capoluoghi) per soddisfare celermente le richieste dei cittadini vittime di reati e di violenze, sono la vera risposta alla diffusa voglia di sicurezza e di legalità. Più poliziotti e carabinieri che non vuol dire militarizzazione del territorio (anche se in alcuni contesti territoriali non sarebbe un male), ma servirebbe a ricreare quelle condizioni di fiducia dei cittadini nei confronti della politica che è venuta meno negli anni (ed è uno dei motivi per cui molti non vanno più neanche a denunciare i delitti). Più assunzioni nelle due forze di polizia a competenza generale significherebbe uno straordinario sforzo organizzativo per le Scuole di Polizia e dei Carabinieri che, siamo certi, affronterebbero la situazione eccezionale con il consueto impegno e generosità. Passare, dunque, dalle dichiarazioni ai fatti, questo si aspettano i cittadini dai responsabili nazionali della sicurezza pubblica.

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