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Nel se/ogno di Olivetti

Beatrice Canal il . Piemonte

benfattoivreaBenfatto è una delle cose più difficili da spiegare, perché è un mix di informazioni, emozioni, vibrazioni e sguardi. Il Benfatto per me è come un defibrillatore, mi da quella scarica che mi serve per ritornare nel mio territorio e buttarmi a capofitto nelle attività di presidio. Benfatto nazionale a Torino ad Ivrea è stato un toccare con mano, un vivere Olivetti, vivere la sua storia, vedere la sua fabbrica, apprendere la sua etica e vivere il suo sogno. E’ stata una possibilità, la possibilità di conoscere e poter vedere quello che era l’Olivetti e conoscere delle realtà che hanno portato avanti questo spirito olivettiano. Poter visitare quegli edifici e comprendere il pensiero architettonico che gli sta dietro e che non gli rende dei semplici edifici uguali a tanti altri, ma è un’ innovazione, dove sono presenti enormi finestre per far filtrare meglio la luce solare e permettere ai dipendenti di poter vedere il panorama e avere continuamente  un contatto con l’esterno, la mensa che non è solo un luogo in cui mangiare, ma è un posto dove poter prendere aria, leggere, confrontarsi ecc,; i colori che cercavano di rendere il tutto più caldo, un posto che fosse il più accogliente possibile; camminando presso quegli edifici non ho sentito solo l’essenza di una comunità, ma di una vera e propria famiglia e penso fosse proprio questo il pensiero di Olivetti infatti diceva che bisognava portare la propria vita nella fabbrica e la fabbrica nella propria vita, penso che tutti noi almeno una volta dovremmo parlare di Olivetti e visitare quei luoghi perché si sente ancora quello spirito rivoluzionario.  Le emozioni erano tante l’essere lì apprendere meglio il suo pensiero, vedere che è possibile che è realizzabile,toccare quegli edifici e tutta la loro meravigliosa storia, il loro essere stati un’ innovazione un modello è stato da brividi, ma tutto ciò era accompagnato da un sottile velo di sconforto, malinconia, sentire parlare di Olivetti, di come l’impresa non è solo un posto di lavoro, ma è una COMUNITA’ è un posto in cui si è tutti alla pari, un posto dove c’è umanità, un posto dove c’è cultura, un posto che non si occupa dei dipendenti solo come lavoratori, ma come uomini che avevano la possibilità di usare biblioteche, centri sociali, mense, asili nido, scuole ecc… E vedere quella fabbrica e tutti gli altri edifici lì fermi è stato un po’ destabilizzante è stato un pò come dire è lì perchè non va avanti perchè non c’è più.

Ma questo sconforto si è un po’ placato scoprendo le realtà dell’ ex Fabbrica CEAT e della Fabbrica delle E ; sentendo parlare Emiliano Fossi sindaco di Campo Bisenzio dell’ esperienza della sua comunità, piena di collaborazione, rete e volontariato; Daniela Ciaffi di Labsus dell’ultimo comma dell’art 118 della costituzione , del patto collaborativo, Lucio con cui abbiamo parlato di impresa, democrazia, di essere utili, sperare l’insperabile e trarre il buono da chi è la minoranza, perseveranza, partire dalle necessità vere, Francesca Rispoli e l’esperienza di Binaria, Davide Mattiello che per aiutarci con il nostro trema ci ha dato tre parole : Vittoria- che è quella che fa resistere la comunità nel tempo perché ha bisogno di una sfida che ne accenda l’animo; Entusiasmo e Resistenza; e soprattutto durante i lavori di gruppo con l’aiuto di Annalisa Galardi e Carlo Andorlini in cui abbiamo immaginato un successo che vorremmo che nei prossimi 5 anni Libera riuscisse a realizzare nei nostri territori, non da sola, ma facendo da collante con altre associazioni, associazioni che solitamente non collaborano, è stato un momento dove abbiamo potuto confrontarci su problematiche che risiedono in tutti i nostri territori, problematiche non riguardanti la mafia, ma semplicemente il territorio e soprattutto i beni comuni, abbiamo sperimentato, ideato, creato, sognato, e soprattutto abbiamo cercato di concretizzare quello che abbiamo potuto vivere quest’anno attraverso la storia di Olivetti.

La parola che ci ha accompagnato in questi 4 giorni è stata: comunità “un unione di fiducia, avente un pluralismo interno che genera il confronto sulla base di una promessa : dire “ mi interessa”, “i care”, e forma legami che danno senso di appartenenza, creano identità nella differenza, ascoltando l’altro, avendo cura dell’altro. E’ partecipazione quotidiana, è apertura, è un sorriso, un conforto. E’ sentirsi a casa. E’ un cerchio di umanità, il noi che genera il bene, un noi in cammino per costruire qualcosa di migliore che dà valore alle differenze per restituire uguaglianza e diritti. E’ una scelta rivoluzionaria, come solo sa essere la corresponsabilità. E’ un contagio di tensione alla bellezza” ( testo di Alessandra Moreschini) comunità come noi, una comunità di amici, ma soprattutto una comunità di sognatori.

È stato molto bello il confronto finale con Don Luigi Ciotti di cui voglio riportare le parole che si sono ripetute maggiormente:

  • Lottatori di speranza
  • Città educative
  • Cambiamento
  • Etica pubblica
  • Bene comune
  • Bellezza

Sono quei punti che ciascuno di noi ogni giorno deve cercare di seguire nel proprio quotidiano, non solo come membro di libera, ma come cittadino attivo della proprio territorio

Concludo solo con un augurio per tutti, soprattutto per i miei compagni di Benfatto: graffiate la vita, abbiate coraggio e conquistate l’inimmaginabile, in qualsiasi luogo solo quando è buoi si possono vedere le stelle.

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