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Le dichiarazioni di Salvini contro Spataro

Area DG il . Giustizia

armando spataroLa diffusione effettuata dal ministro Salvini, con un tweet, di informazioni riservate relative all’esecuzione di una importante e delicata misura cautelare, emessa nell’ambito di una complessa indagine per associazione per delinquere di stampo mafioso condotta dalla Procura di Torino, costituisce un fatto grave in sé e per le conseguenze che potenzialmente possono derivarne.

La spettacolarizzazione della giustizia è un fatto inaccettabile, a maggior ragione quando può compromettere l’efficacia delle indagini e delle misure cautelari che richiedono, nella delicata fase della loro esecuzione, massima attenzione per salvaguardare la dignità e la sicurezza di tutti coloro che a vario titolo vi sono coinvolti, nonché evitare che coloro che ne sono i destinatari possano sottrarsi alla cattura. Obiettivi questi la cui realizzazione impone a tutti il mantenimento del pieno riserbo fino alla completa esecuzione.

Riteniamo inaccettabili le scomposte parole pronunciate dal ministro Salvini  in risposta al sobrio e doveroso comunicato diramato dal Procuratore di Torino per censurare l’anticipazione di notizie via Twitter, perché gravemente irrispettose della persona e dell’alto  ruolo  rivestito del  collega Spataro  e lontane dalla moderazione di toni e contenuti che il ruolo istituzionale impone ad un ministro della Repubblica. Area Democratica per la Giustizia esprime  la più ferma contrarietà ad ogni forma di strumentalizzazione della giustizia a fini politici ed esprime piena e convinta solidarietà e vicinanza al collega Armando Spataro,  il quale è e resta per i magistrati italiani un esempio ed  un punto di riferimento.

Richiesto confronto dentro ANM

Il gruppo di Area Democratica per la Giustizia in seno al Comitato Direttivo Centrale dell’Associazione Nazionale Magistrati in relazione agli interventi mediatici su operazioni di polizia giudiziaria  da parte del Ministro dell’Interno che hanno messo a rischio l’efficacia dell’esecuzione di una delicata misura cautelare, ed alle successive dichiarazioni dello stesso ministro  che hanno espressamente dileggiato il Procuratore della Repubblica di Torino, ha  chiesto un tempestivo e chiaro intervento dell’ A.N.M.  a tutela dell’autonomia e dell’indipendenza del magistrato.

Avremmo voluto, e lo abbiamo espressamente richiesto, che l’ANM si mostrasse compatta, adottando un documento che riaffermasse, in capo a tutti, rappresentanti delle istituzioni inclusi,il dovere del riserbo e del rispetto delle prerogative della magistratura e che, soprattutto, stigmatizzasse in maniera netta i toni dileggianti e irrispettosi, per la persona e per l’istituzione giudiziaria.

Abbiamo offerto la disponibilità ad una mediazione sui toni e sui contenuti del documento che abbiamo richiesto di adottare, convinti dell’importanza che l’ANM si manifesti unita e compatta nella difesa della giurisdizione, sempre più posta al centro di attacchi e di tentativi di delegittimazione, che si materializzano anche con la propaganda comunicativa distorta ed inopportuna,nei modi e nei tempi, che è all’origine del fatto di cui si discute.

A tale fine, abbiamo sottoposto all’attenzione della G.E.C.  laseguente proposta di documento dichiarandoci nel contempo disponibili  a discuterla ed a rimodularla, mantenendone il significato

“Con riferimento al dibattito connesso alle dichiarazioni del Ministro dell’Interno e del Procuratore della Repubblica di Torino, l’Associazione Nazionale Magistrati evidenzia la necessità del rispetto dei doveri istituzionali di riserbo su operazioni la cui responsabilità e competenza sono prerogativa della magistratura, ricordando che nel corso della esecuzione di una misura cautelare, il massimo riserbo è un dovere di tutte le istituzioni, a tutela della efficacia e della buona riuscita dell’operazione e a garanzia della sicurezza del personale di polizia giudiziaria impegnato. Le comunicazioni tra istituzioni che abbiano ad oggetto l’esistenza di attività di polizia giudiziaria in corso non possono ritenersi informazioni di dominio pubblico  e, pertanto, non possono essere diffuse se non quando siano cessate le esigenze di riservatezza proprie delle delicate attività giudiziarie. L’Associazione Nazionale Magistrati evidenzia, infine, la necessità che il pur fisiologico dibattito tra esponenti delle Istituzioni sia improntato al massimo rispetto reciproco, che non può in alcun modo prescindere dal rispetto dei ruoli previsti dall’ordinamento e delle prerogative a ciascuno riconosciute, ed auspica che ogni legittimo confronto e le connesse posizioni siano portate avanti abbassando i toni e rispettando le persone, i profili e i percorsi professionali”.

Abbiamo ricevuto dalla maggioranza dei colleghi in G.E.C. una netta chiusura alla nostra proposta ed, anzi, una esplicita posizione di diniego a qualsivoglia documento che esprimesse qualsivoglia posizione dell’A.N.M.

Solo nel tardo pomeriggio di ieri, il Presidente Francesco Minisci ha diramato un proprio comunicato stampa, che non ci pare sufficiente perché esso ricerca  un’ equidistanza rispetto a questioni e valori in relazione ai quali la posizione della magistratura associata non può che essere netta ed univoca .

Questo modo di interpretare l’ANM non ci appartiene. Crediamo fortemente in una Associazione che si ponga come primo obiettivo quello della tutela delle garanzie costituzionali della magistratura, intese non come privilegio dei singoli magistrati o della corporazione, ma come principi e pilastri sui quali si regge l’assetto democratico del Paese. La difesa di tali garanzie e prerogative, rispetto a qualsivoglia attacco, è compito precipuo dell’Associazione Nazionale Magistrati, che – a nostro avviso -dovrebbe senza esitazioni, essere e mostrarsi unita in tali occasioni.

I tentativi di ricondurre ad unità le varie posizioni culminati nel comunicato del Presidente Minisci, le titubanze di alcuni e l’assoluta contrarietà di altri verso le nostre richieste, ci inducono a chiedere con forza che di questi temi si discuta nel prossimo Comitato Direttivo Centrale del 15 dicembre 2018.

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