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La terza edizione di FILI per colmare il vuoto di informazione

Sofia Nardacchione il . Emilia-Romagna

4“Oggi c’è bisogno di un’informazione che argomenti, che distingua. Un’informazione libera aiuta i cittadini ad essere partigiani della verità, per capire, per distinguere”. L’ha detto Enza Rando, vicepresidente nazionale di Libera, alla conferenza stampa di presentazione del Festival dell’Informazione Libera e dell’Impegno.
La terza edizione di F.I.L.I. – il festival organizzato da Libera Bologna e Libera Informazione con lo scopo di approfondire e parlare di mafie – si è svolta a Bologna dal 28 novembre al 1° dicembre. Quattro giorni, dieci iniziative, oltre quattrocento persone che hanno partecipato agli incontri; iniziative per collegare temi, fenomeni, realtà e territori che troppo spesso vengono lasciati scollegati, senza andare in profondità.

Temi centrali della terza edizione sono stati il caporalato e lo sfruttamento lavorativo, affrontati anche nel dossier “Caporalato emiliano”, presentato all’interno del festival. Sembra strano, ancora oggi, parlare di caporalato in Emilia-Romagna, e non al Sud, e non riferendosi al settore agricolo. Eppure i settori economici colpiti da caporalato e sfruttamento lavorativo in regione sono i più vari: alloggi, ristorazione, autotrasporto, manifatturiero, servizi di comunicazione, commercio, sanità, servizi sociali, attività immobiliare, edilizia, agricoltura. Settori in cui i diritti scompaiono in fretta: il diritto al lavoro e alla giusta contrattazione, il diritto alla libera concorrenza, il diritto all’ambiente, il diritto a salute e sicurezza.
In un contesto del genere è fondamentale prendere posizione, scoprire, indagare i diversi aspetti di un fenomeno complesso, a partire dalla tratta a scopo di sfruttamento lavorativo: l’ha ricordato Marco Omizzolo a un centinaio di studentesse e studenti, raccontando loro la situazione nell’Agro Pontino e spiegando i collegamenti e i parallelismi che ci sono tra la situazione a Latina e in Emilia-Romagna: “si tratta di un fenomeno in continua evoluzione – ha spiegato – che merita un monitoraggio continuo, sia con riferimento all’azione diretta delle mafie sia per quella invece di un sistema imprenditoriale che in alcuni casi si dimostra famelico, predatorio, cinico al punto da negare diritti e libertà a migliaia di lavoratori e lavoratrici”.
Sempre Omizzolo – nell’iniziativa successiva rivolta alla cittadinanza – ha parlato della necessità di allargare lo sguardo e accompagnare i lavoratori in una battaglia per la democrazia, una battaglia contro un fenomeno che produce consenso e potere, a scapito dei lavoratori e della loro dignità come esseri umani. Quello a cui assistiamo è un “continuo calpestio dei diritti”, come lo ha definito Jean-René Bilongo, responsabile del settore Immigrazione della Flai-Cgil, all’interno di un sistema in cui vengono colpiti – se va bene – solo i caporali e non l’intera struttura che permette lo sfruttamento.
Insomma, la battaglia per il riconoscimento dei diritti deve rimanere centrale se vogliamo continuare a considerarci umani.

Considerarci umani ricordandoci, ad esempio, che il problema non è la “sicurezza”, il problema è lo sfruttamento. “E’ ipocrisia – ha affermato l’europarlamentare Elly Schlein nell’iniziativa “Accoglienza e sicurezza”, svoltasi poche ore dopo l’approvazione del Decreto Sicurezza – quella di chi se la prende con i migranti e non con chi, spesso padroni italiani, li sfrutta con lavori irregolari”. E’ anche qua l’importanza dell’impegno, di tutti, contro un’informazione falsa, che inquina, che modifica la verità e la trasforma in menzogna.
Cambiano i confini geopolitici, cambiano le migrazioni, cambiano i movimenti: quelli delle mafie non conoscono frontiere. Sempre più, quindi, è necessario creare collegamenti anche tra luoghi lontani, in apparenza distanti. Indagare e raccontare – come ci hanno ricordato il giornalista Christian Elia e Tonio Dell’Olio, ex responsabile di Libera Internazionale, nell’iniziativa “Mafie e guerre” -, entrare negli interstizi, partire da un fatto per capire tutti i collegamenti; capire i meccanismi delle guerre diretti da elementi tipici delle mafia, dalla “mafia delle guerre”, come l’ha definita Dell’Olio; raccontare la mafiosità che c’è nei contesti di guerra, nei quali la mafia è un modello di comportamento prima ancora che un’organizzazione criminale.

E’ necessario raccontare la realtà ed è necessario creare immaginari antimafiosi che si contrappongano a quelli mafiosi, come ha detto Nello Ferrieri di Cinemovel Foundation. Immaginari antimafiosi contro gli stereotipi mafiosi che si diffondono sempre più velocemente, immaginari antimafiosi contro quelli mafiosi che, secondo Marcello Ravveduto, diventano sempre più strumenti di consenso. E’ necessario contrapporre alla retorica mafiosa del “noi”, un noi concreto, reale, con valori opposti.

Quattro giorni, dieci iniziative, oltre quattrocento persone che hanno partecipato agli incontri. E un monito – lasciato da Leonardo Palmisano nel terzo giorno del Festival dell’Informazione Libera e dell’Impegno – per accompagnare il lavoro di informazione dei prossimi giorni, dei prossimi mesi, dei prossimi anni: “colmare il vuoto, raccontare l’odore che si sente e non solo la storia singola”.

FILI, la terza edizione del Festival a Bologna

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