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Dai campi estivi alla Casa della Memoria

Michele Lissoni il . Lombardia

libera milanoA detta degli organizzatori, le email sono state inviate a 200-300 persone; di queste, circa novanta hanno confermato la loro presenza. In verità, quando Domenica 11 Novembre ci ritroviamo, i partecipanti sono forse una sessantina; la giornata è grigia e uggiosa, forse questo ha contribuito. Resta il fatto che sessanta volontari che quest’estate hanno preso parte ai campi di E!State Liberi! sono qui, hanno deciso di dedicare il loro tempo a questa iniziativa. Per lo più si tratta di giovani in età universitaria, ma c’è anche un buon numero di studenti di scuola superiore e diverse persone in età più matura. Sono tutti venuti, sicuramente, a condividere le loro esperienze… ma ciò che gli organizzatori soprattutto sperano è che siano tentati di andare oltre, di tramutare l’impegno dei campi, probabilmente ricco di entusiasmo e curiosità ma per forza di cose limitato nel tempo, in un attivismo più assiduo e duraturo. La giornata di R!Estate Liberi organizzata dal coordinamento di Milano serve proprio a questo, a descrivere la realtà di LIBERA su questo territorio e a dare agli aspiranti volontari un assaggio di come l’associazione opera, di ciò che loro stessi potranno fare.

È Lucilla Andreucci, referente del coordinamento di Milano, a spiegare come LIBERA si articoli nel milanese e ad illustrare alcuni dei progetti che in questi anni sono stati portati avanti, dalle iniziative nell’ambito della giustizia riparativa e del riscatto sociale alle formazioni e agli interventi nelle scuole. La sua non è però una mera descrizione, ma un vibrante e appassionato appello all’impegno attivo. Il nostro Paese è oggi avvolto da una coltre di razzismo e intolleranza e anche nella lotta alle mafie si registra un’involuzione: il riutilizzo sociale dei beni confiscati è oggi minacciato e in molte regioni di Italia ci si ostina a credere che la mafia non sia presente o che rappresenti un pericolo. A fronte di tutto ciò non basta una presa di posizione, pur importante; serve mettersi in gioco in prima persona.

Non mancano numerosi riferimenti alle vittime innocenti di mafia, come Lea Garofalo, che fra qualche settimana LIBERA commemorerà come ogni anno, e alla memoria. In un certo senso è il luogo stesso in cui ci troviamo a rammentarcene l’importanza; siamo infatti riuniti nella Casa della Memoria di Milano, il luogo che ospita le associazioni che mirano a preservare e trasmettere il ricordo della Resistenza e degli anni del terrorismo. Roberto Cenati, presidente di ANPI Milano, parla ampiamente della memoria nel suo intervento di apertura: essa non va interpretata come mero ricordo di ciò che è stato, ma deve servire a sconfiggere l’indifferenza e spingere i cittadini alla mobilitazione e all’impegno.

Tutta la giornata ruota attorno alla memoria. Prima ancora che ci riunissimo qui, gli organizzatori avevano scelto sette vittime innocenti di mafia su cui far lavorare i partecipanti. Le storie di queste persone i volontari di LIBERA Milano le conoscono bene: alcune le hanno sentite dai parenti, che fanno oggi parte del coordinamento di Milano; altre ci toccano particolarmente da vicino, poiché riguardano vittime di mafia uccise a Milano e in Lombardia. Alcune sono conosciute anche dal grande pubblico, mentre altre, purtroppo, sono ormai quasi dimenticate. A tutte, oggi, viene data uguale dignità.

Giorgio Ambrosoli
Giuseppe Bommarito
Marcella Di Levrano
Lea Garofalo
Epifanio Li Piuma
Cristina Mazzotti
Emanuela Setti Carraro

Divisi in gruppi, i partecipanti passano il resto della giornata ad apprendere queste storie e a pianificare un modo per ricordarle e rappresentarle al resto dei partecipanti. Ogni gruppo, aiutato da volontari che sono nell’associazione da più tempo, sceglie una sua soluzione. I lavori durano diverse ore, ma non per questo risultano pesanti o noiosi. Questo è anche il momento in cui si condividono nomi, provenienze e le esperienze dei campi di E!State Liberi!. Palermo, Battipaglia, Bosco Marengo, Isola Capo Rizzuto, Castel Volturno, Sedriano, Favignana, Ottaviano, Baia Verde, Polistena, Volvera… luoghi del Nord e luoghi del Sud, territori diversi che, seppur brevemente, si è avuto modo di conoscere. Molti hanno lavorato su beni confiscati, fossero essi terreni o edifici; alcuni hanno ascoltato le storie di parenti di vittime innocenti di mafia e di persone che la mafia l’hanno combattuta; pressoché tutti hanno conosciuto la realtà associativa e di impegno civico dei territori che hanno visitato. I partecipanti vengono invitati a spiegare e trascrivere quelle parole e quei concetti che più sono loro rimasti impressi. L’esperienza del campo, forse, aiuta qualcuno anche a comprendere meglio la storia della vittima di mafia che sta studiando e a capire quali aspetti sia essenziale sottolineare.

Alla fine, ci ritroviamo tutti per ascoltare i lavori dei gruppi. Ogni esposizione è unica ed originale. La storia di Lea Garofalo e sua figlia Denise riecheggia nelle voci di coloro che hanno letto la storia di queste due coraggiosissime donne e in loro si immedesimano mentre leggono brevi frasi che attaccheranno poi alla bandiera di Lea. Ogni partecipante del gruppo che ha studiato la vita di Marcella di Levrano si prende il compito di raccontarne un pezzo. Un cartellone si riempie di spighe di grano a ricordo di Giuseppe Bommarito. La vicenda di Cristina Mazzotti e della tremenda sofferenza che i suoi rapitori le inflissero prima della morte è rappresentata davanti a noi, con gesti che sembrano valere mille parole. Viene data voce a Domenico Russo, che, ferito lui stesso a morte, descrive Emanuela Setti Carraro, la sua vita, il suo attivismo e la sua morte, abbracciata al marito Carlo Alberto Dalla Chiesa, di cui Russo era agente di scorta. Nelle parole della celebre lettera da lui lasciata alla moglie viene rievocata la vicenda di Giorgio Ambrosoli. Una varietà di personaggi racconta, in italiano e in siciliano, le lotte per la terra di Epifanio Li Piuma, le persone e gli interessi che egli aveva affrontato e infine il suo assassinio.

Non resta molto tempo, a quel punto, per la restituzione finale, ma alcuni partecipanti riescono a parlare. C’è chi riflette sul percorso che dall’impegno dei campi porta a quello nei presidi di LIBERA, chi riconosce la qualità dei temi che abbiamo affrontato, chi afferma che LIBERA ed i suoi volontari diano speranza per il futuro e chi racconta di aver conosciuto meglio la sua terra grazie all’esperienza dei campi.

Arriva quindi il momento dei saluti. Gli ultimi a uscire sono i volontari che hanno contribuito a organizzare la giornata; provenienti dai presidi milanesi, costoro hanno gestito la registrazione dei partecipanti, coordinato le attività, assistito i vari gruppi di lavoro, fornito il materiale e distribuito il pranzo; si sono inoltre sempre messi a disposizione per chiunque volesse chiedere informazioni sull’attività dei loro presidi. Si è trattato di un notevole sforzo, ma anche di un importante investimento: grazie a R!Estate Liberi!, LIBERA anche quest’anno potrà, auspicabilmente, acquisire nuovi membri e nuova energia. La lotta contro le mafie e l’impegno per la legalità che da più di vent’anni ci uniscono potranno così, ancora una volta, proseguire.

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