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Stranieri “irregolari” sul territorio

Piero Innocenti il . Migranti

MigrantiDunque, l’obiettivo prioritario del Ministro dell’Interno in tema di immigrazione resta quello di aumentare i provvedimenti espulsivi e, soprattutto, quello di renderli esecutivi con i rimpatri forzati. Linea ribadita, in questi ultimi giorni, con la circolare del 26 ottobre  scorso del Dipartimento della Pubblica Sicurezza a firma del Capo della Polizia che “invitando” tutti i Questori ad esaminare attentamente i dati statistici su provvedimenti di allontanamento adottati nel corrente anno e nel 2017 e sugli effettivi rimpatri (in alcune province “deludenti), ha sottolineato “l’esigenza di un progressivo miglioramento delle procedure operative” ricordando, tuttavia, come “..la disponibilità di posti nei Cpr costituisce un elemento di primaria importanza per l’efficacia dell’azione di rimpatri svolta dalle Questure..” e come ciò possa avvenire “ a breve termine”, con il piano predisposto dal Dipartimento per le Libertà Civili e l’Immigrazione (articolazione sempre del Ministero dell’Interno) che prevede “..un ampliamento (..) dei posti disponibili anche attraverso l’apertura di nuove strutture”.

In realtà è da molto tempo che si parla di tale ampliamento e già con il decreto legge 17 febbraio 2017 n.13 (convertito, con modificazioni, dalla legge 13 aprile 2017, n.46) era stato previsto questo con la creazione di una “rete di centri” (da Cie divenuti Cpr) “..strutture di capienza limitata idonee a garantire condizioni di trattenimento che assicurino l’assoluto rispetto della dignità delle persone”. Nella relazione tecnica allegata al disegno di legge suindicato era, dunque, previsto di portare la capienza di tali Centri da circa 400 posti a 1.600.

Tutto rimasto nelle buone intenzioni, come capita spesso in questo settore, e ancora oggi i Cpr sono soltanto sei in tutto il  territorio nazionale. Né si può pensare di incrementare il tasso dei rimpatri che è rimasto costante negli ultimi anni oscillando tra il 40 ed il 50% di stranieri rimpatriati tra tutti quelli transitati nei Centri. Risultato, ha evidenziato la Commissione Straordinaria per la tutela e le promozione dei diritti umani (Senato, XVII Legislatura, dicembre 2017 “Rapporto sui centri di permanenza per il rimpatrio in Italia”) che non è stato mai attribuito al sovraffollamento delle strutture o alla loro collocazione in determinate città d’Italia, bensì alle difficoltà legate all’accertamento dell’identità delle persone trattenute in relazione all’intervento delle autorità consolari dei paesi di provenienza” (che spesso non ne vogliono sapere di riammettere loro cittadini). Senza contare, ed è il punto più dolente, che se non si raggiungono accordi politici con quei paesi i rimpatri non si fanno.

Resta il punto fermo delle “istruzioni operative” date dal Capo della Polizia con la circolare suddetta di “..incrementare sia il numero delle decisioni di allontanamento emesse (espressione che, credo, include i respingimenti alla frontiera, quelli del Questore, le espulsioni del Prefetto, quelle dell’A.G., gli ottemperanti alla partenza volontaria e all’ordine del Questore, le riammissioni verso uno Stato membro) sia la effettiva esecuzione..”. Per questo è stato predisposto un periodo di formazione di personale (training on the job) delle singole Questure in ordine “alle buone prassi da seguire” per la gestione delle varie fasi propedeutiche ai provvedimenti di allontanamento e ai rimpatri. Gli ultimi dati sui rimpatri in ambito UE sono del 2016 e parlano di 226.150 cittadini di Paesi terzi irregolari complessivamente rimpatriati, con la Germania al primo posto (74.080 pari al 33%) seguita dal Regno Unito (36.445, il 16%), Grecia (19.055) e Polonia (18.530). L’Italia ne ha fatti 5.475.

La circolare ai questori

L’aspettavamo da qualche settimana questa “garbata” sollecitazione-richiamo ai Questori, da parte del Capo della Polizia,  per  “..un costante monitoraggio dei flussi regolari d’ingresso nel nostro Paese  e anche negli altri Stati aderenti all’accordo di Schengen (…)anche mediante una (..) effettiva attività di rimpatrio degli stranieri che non hanno titolo all’ingresso o a fermarsi nel nostro Paese”.

E’ arrivata, così, la circolare (n.400.B/1 Div/2018/9.1 del 26 ottobre scorso) della Direzione Centrale dell’Immigrazione e della Polizia delle Frontiere, a firma del Prefetto Gabrielli nella sua veste di Direttore Generale della Pubblica Sicurezza.

Il ministro dell’interno Salvini ha dato l’input ed è rimasto dietro le quinte per non suscitare ulteriori polemiche politiche che inevitabilmente nascono quando si mette a parlare di un tema così complicato e spinoso come quello dell’immigrazione. Figuriamoci parlare dei rimpatri. Salvini, se potesse, come noto, rimpatrierebbe tutti gli irregolari con un’unica gigantesca retata, utilizzando tutti gli Hercules dell’Aeronautica Militare, gli aeromobili dell’Alitalia, anche qualche aliante (e non sarebbero sufficienti, ma , soprattutto, non si saprebbe in molti casi in quali paesi dirigerli per la mancanza di accordi di riammissione).

La circolare in questione, d’altronde, firmata dal Capo della Polizia, è “tecnica”, ha come oggetto le “istruzioni operative “ finalizzate alle ”attività volte al rimpatrio degli stranieri” e ricorda come “il tema dei rimpatri costituisca una priorità istituzionale” per la quale “non a caso, si è provveduto all’introduzione di nuovi strumenti normativi (..) con il decreto legge 4 ottobre 2018 n.113” (tra l’altro l’aumento dei tempi di trattenimento nei Cpr da 90 a 180 giorni). Si tratta, come noto, del cosiddetto decreto Salvini che ha unificato in un unico provvedimento, attualmente all’esame del Parlamento, i due decreti sull’immigrazione e sulla sicurezza. Esplicito l’invito (ordine) rivolto a  tutti i Questori della Repubblica, dopo aver richiamato due precedenti circolari del dicembre 2016 e gennaio 2017 sulle attività di controllo delle forze di polizia per il rintraccio degli stranieri in posizione irregolare a “..valutare i risultati conseguiti nell’anno in corso in rapporto ai dati relativi del 2017..”. Dati che se evidenziano, da un lato, un decremento dei provvedimenti di allontanamento  degli stranieri (31.624 nel 2017, 19.205 al 25 ottobre del 2018, con dati davvero modesti in alcune Questure), “connesso in parte alla diminuzione del flusso migratorio..”, dall’altro  vanno analizzati in profondità al fine di “migliorare i risultati conseguiti”.

Ed in questo senso vanno rivolte le dovute attenzioni alle “..attività svolte dagli Uffici immigrazione” che con il “necessario raccordo informativo-operativo e supporto logistico della Direzione Centrale competente” devono tendere a migliorare i risultati  e cioè ad aumentare i rimpatri forzati. I rimpatri effettivi, come noto, si mantengono su livelli bassi rispetto al totale dei provvedimenti adottati (20,6% nel 2017, 25,8% nel 2018) sia per i pochi accordi politici di riammissione esistenti con i paesi di origine, sia per l’insufficienza dei posti disponibili nei Cpr, ma anche, e va detto con chiarezza, perché non sempre i Questori riescono, con le risorse umane disponibili e nel rispetto degli accordi sindacali vigenti, ad assicurare il servizio di accompagnamento, in sicurezza,  in Cpr spesso molto lontani dalla sede.

Anche su questo aspetto il Capo della Polizia rileva come “..l’annullamento per indisponibilità di personale vanifica l’azione di contrasto all’immigrazione irregolare svolta sul territorio”. Ma le carenze di personale negli uffici periferici della ps sono ben noti ai vertici dell’Amministrazione della pubblica sicurezza.  L’obiettivo, dunque, è quello di aumentare il “numero delle decisioni di allontanamento emesse e la effettiva esecuzione” . In Emilia Romagna, quest’anno, dopo la Questura di Bologna con 241 provvedimenti di allontanamento adottati e 42 rimpatriati, segue quella di Forlì rispettivamente con 136 e 21, quindi Piacenza con 122 e 21 rimpatriati, Reggio Emilia con 104 e 32 , Parma con 97 e 25,Rimini con 85 e 13, Modena con 81 e 18, Ravenna con 43 e 12 rimpatriati.

Nel frattempo il Capo della Polizia su questo specifico ambito vuole essere informato periodicamente e questo è stato sufficiente per allarmare qualche Questore che al tema, forse, non aveva riservato una speciale attenzione.  Quali saranno le conseguenze? Non si potrà fare molto di più almeno finché permarranno le attuali carenze  di personale e tuttavia si intensificherà, credo, la “caccia” agli irregolari, ai cosiddetti clandestini.

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