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Le proposte dei familiari delle vittime del terrorismo

Associazione familiari delle vittime di terrorismo il . Brevi

Strage di UsticaAssociazione tra i familiari delle vittime della strage di Piazza della Loggia, Associazione parenti delle vittime di Ustica, Associazione 2 agosto 1980, Unione vittime per stragi,
Rete degli archivi per non dimenticare
LA DIRETTIVA
Il 22 aprile del 2014 l’allora Presidente del Consiglio Matteo Renzi, per contribuire alla ricostruzione dei gravissimi eventi che negli anni 1969-1984 hanno segnato la storia del nostro Paese, ha disposto che, con procedura straordinaria, tutte le amministrazioni dello Stato versassero all’Archivio Centrale dello Stato la documentazione di cui fossero in possesso relativa specificamente “agli eventi di piazza Fontana a Milano (1969), di Gioia Tauro (1970), di Peteano (1972), della Questura di Milano (1973), di piazza della Loggia a Brescia (1974), dell’Italicus (1974), di Ustica (1980), della stazione di Bologna (1980), del Rapido 904 (1984)”, allo scopo di renderla conoscibile, “anticipando significativamente i tempi di versamento”.
NASCITA DEL COMITATO
Dopo numerosi incontri istituzionali in cui le Associazioni hanno affermato la necessità di un maggiore controllo sulle modalità di individuazione e versamento dei documenti poste in essere dagli Enti interessati, il 28 settembre del 2016 è stato istituito un Comitato Consultivo, coordinato dal Soprintendente all’Archivio Centrale dello Stato e composto da un rappresentante della Presidenza del Consiglio dei Ministri, da rappresentanti delle Associazioni dei familiari delle vittime del terrorismo e da esperti, con lo scopo di prendere cognizione delle attività di versamento e di interloquire con le amministrazioni, anche per mezzo di indicazioni e proposte in merito al reperimento di documentazione attinente agli eventi in questione. Le nostre Associazioni e la Rete degli archivi per non dimenticare, hanno così messo a disposizione la loro esperienza e le loro competenze per consentire la migliore attuazione della Direttiva.
ESITO E PROPOSTE
Dopo oltre un anno dalla costituzione del Comitato, in seguito al lavoro svolto, le nostre Associazioni e la Rete degli archivi per non dimenticare hanno redatto il presente documento conclusivo contenente 10 proposte per rendere realmente efficace l’attuazione della Direttiva, utili al prossimo Governo per arrivare a garantirne la più ampia e trasparente applicazione, ad oggi lacunosa e omissiva.
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Per ciò che riguarda l’aspetto prettamente archivistico rimandiamo all’allegata relazione del Soprintendente all’Archivio Centrale dello Stato, approvata all’unanimità dal Comitato Consultivo.
Per quanto concerne le nostre Associazioni, sottolineiamo l’esigenza che, in merito alla Direttiva, le future iniziative del nuovo Governo siano necessariamente basate su una reale e concreta volontà politica di consegnare tutta la documentazione sugli eventi stragisti del 1969 -1984. Un impegno di cui abbiamo, fino ad oggi, constatato l’oggettiva carenza, come nel caso della totale mancanza di documentazione del Ministero dei Trasporti (persino del Gabinetto del ministro e degli enti dipendenti, nel 1980, come aviazione civile e controllo dei voli) riscontrata per la strage di Ustica o nel rifiuto di depositare i fascicoli personali degli esecutori delle stragi da parte dei Servizi segreti.
Ciò prova che nessuna Direttiva potrà mai essere completamente applicata per arrivare alla verità se non sarà basata sul fondato obiettivo politico di perseguirla.
Premesso ciò le Associazioni condividono i pareri che il Comitato ha formulato e chiedono la realizzazione delle seguenti 10 proposte:
1. IMPEGNO DEL GOVERNO
Il futuro Governo dovrà impegnarsi perché tutta la documentazione riguardante gli episodi indicati, atta a ricostruire un panorama storico essenziale per la conoscenza delle vicende del Paese sia consegnata superando ogni forma di restrizione, di prassi o normativa, precedente alla Direttiva stessa. Salvaguardando da un lato classificazioni e ordinamenti in atto, ma permettendo al pari, anche con applicazioni tecnologiche o duplicazioni l’ effettivo versamento.
2. COMITATO E OSSERVATORIO
In continuità con il lavoro finora svolto dal Comitato Consultivo si propone di istituire un Osservatorio sull’applicazione della Direttiva costituito con decreto della Presidenza del Consiglio, con poteri di coordinamento, indirizzo e controllo ed ampie possibilità operative che garantiscano la rilevazione, informazione, osservazione-indicazione su tutto il materiale depositato.
L’Osservatorio dovrà essere composto da membri delle Associazioni, istituzioni archivistiche, archivisti e storici con la precisazione che tutti i componenti hanno la medesima funzione di applicazione della Direttiva. Si sottolinea che tale Osservatorio, di primaria importanza per una trasparente e totale attuazione della Direttiva, può essere creato in tempi rapidi anche dall’attuale Governo con un decreto.
3. REFERENTI NEI MINISTERI
Predisporre una stretta ed organica collaborazione tra, Osservatorio, ministeri e amministrazioni con la precisazione che quest’ultimi debbano indicare dei referenti adeguati quali interlocutori dell’Osservatorio con precise responsabilità
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anche politiche verso i vertici delle amministrazioni in generale e l’obbligo di indicare i nominativi di chi opera nell’individuazione dei documenti da versare.
4. TRASPARENZA IN DIFESA ED ESTERI
Realizzare forme di collaborazione nella sorveglianza sugli archivi delle strutture dei ministeri della Difesa e degli Esteri, considerato che in tali dicasteri attualmente la norma non prevede che siano costituite le commissioni miste previste dal Codice dei Beni culturali per la sorveglianza sugli archivi. Potrebbe essere ad esempio d’obbligo, per tali amministrazioni, individuare dei referenti stabili che siano interlocutori del MIBACT nell’ambito delle attività relative alla gestione documentale (produzione, organizzazione e selezione dei documenti). Prevedere che il ministero degli Esteri (compresi gli archivi delle principali ambasciate d’Italia) e il ministero della Difesa, ottemperino totalmente alla Direttiva, anche anticipando la consultazione rispetto ai tempi ordinariamente previsti.
5. APERTURA ARCHIVI PERIFERICI
Il ministero dei Beni Culturali dovrà farsi carico degli aspetti organizzativi per l’attuazione della Direttiva in specie auspicando in tempi brevi, come da impegni presi, la consultazione negli archivi periferici di tutta la documentazione proveniente dalla Direttiva, sia a livello centrale sia dalle sedi periferiche.
6. DIGITALIZZAZIONI ATTI
Proseguire nell’opera di monitoraggio sollecitando i ministeri a finanziare progetti di ricerca mirati alla individuazione, al riordino e alla digitalizzazione di documentazione ancora in loro custodia relativa, prioritariamente, alle vicende indicate dalla Direttiva. In presenza di convenzioni già in atto, i Ministeri interessati dovranno impegnarsi fattivamente alla loro realizzazione.
7. ARCHIVI CAMERA E SENATO
Si auspica che i presidenti di Camera e Senato applichino la Direttiva anche per quanto concerne la documentazione contenuta negli archivi di loro competenza.
8. VERSARE I DOCUMENTI SULLE STRUTTURE SEGRETE ED EVERSIVE
Il fenomeno dello stragismo in Italia, almeno per gli anni 1969 – 1980, non può essere pienamente comprensibile se si prescinde dall’esistenza e dall’operatività in Italia di gruppi e strutture istituzionali e non che hanno teorizzato, praticato e coperto forme di guerra non ortodossa contro il comunismo nel cui contesto si inserisce la strategia stragista.
Solo la magistratura, nelle indagini e nei processi per la strage di Piazza Fontana, per la strage di Peteano, per la strage di Brescia, per la strage dell’Italicus e per quella della stazione di Bologna e in altre istruttorie minori ha rilevato, fra molte difficoltà, l’esistenza di tali strutture e l’operazione di trasparenza voluta dalla Direttiva non può considerarsi completa sino a quando i
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Servizi ed i Ministeri interessati non avranno effettuato il versamento della documentazione ad esse afferenti, peraltro già parzialmente acquisita in alcuni procedimenti penali.
9. NO ALLO SMEMBRAMENTO DEGLI ARCHIVI
La ricerca storica ha bisogno di archivi nella loro organicità.
La documentazione riguardante le stragi dalla fine degli anni ’60 e fino agli anni ’90, come pure quella su altri eventi legati al fenomeno del terrorismo, è ben più utile alla ricerca storica se non estrapolata dal contesto storico fornito da tutta la documentazione giudiziaria, di polizia e delle prefetture di quegli anni, che restituisce il clima politico generale in cui questi eventi sono maturati.
Oltretutto, il fenomeno del terrorismo ha, in più di un caso, presentato contiguità con la criminalità comune e mafiosa (si pensi agli ambigui legami della banda della Magliana o alle bombe del 1993) e con strutture massoniche coperte quali la loggia P2, nonché col mondo della finanza e la ricostruzione storica non dovrebbe prescindere dalla generalità della documentazione relativa a diverse tipologie di reati e all’ordine pubblico in generale per il periodo che interessa. Inoltre, la consultazione degli archivi, nella loro organicità, deve essere consentita predisponendo applicazioni tecnologiche e informatiche che permettano una mirata e incrociata reperibilità degli atti di interesse.
10. DOPO 30 ANNI VERSARE TUTTO
Si ritiene che si debba procedere al versamento integrale degli archivi declassificati anteriori al trentennio, che è il termine cronologico previsto per i versamenti di documentazione non classificata, quale è quella che forma oggetto della Direttiva.
Da altro lato, per il tempo successivo al trentennio, pure rientrante nel precetto della Direttiva, procedere al versamento, se non altro in copia cartacea e /o digitale degli atti riguardanti l’esistenza e l’operatività delle strutture di guerra non ortodossa, ciò al fine di osservare comunque il precetto della Direttiva di anticipare “significativamente i tempi di versamento” degli atti essenziali all’approfondimento della strategia stragista che a tutt’oggi non sono stati versati.

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