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Romanina, non solo Casamonica

Donatella D'Acapito il . Lazio

interno casa alfredo di silvio sequestrataAlla Romanina lo Stato c’è e ci sono anche le associazioni. Sì, perché questo quartiere della periferia sud est della Capitale non è solo quello dei Casamonica, quello in cui – a Pasqua scorsa – i giovani eredi del clan si sono resi protagonisti dell’aggressione ai danni di una disabile e del gestore del Roxy Bar. No, la Romanina è anche il quartiere in cui, in un appartamento sequestrato proprio a un Di Silvio, parente dei Casamonica, trova casa il centro antiviolenza “Marie Anne Erize”.

Il provvedimento, che assegna l’immobile in comodato d’uso gratuito “per l’accoglienza e inclusione sociale delle donne”, è stato autorizzato dalla sezione per l’applicazione delle misure di prevenzione per la sicurezza e la pubblica moralità del Tribunale Civile e Penale di Roma.

Non è stata una storia semplice, quella del Centro “Marie Anne Erize”. Già presente e attivo a Tor Bella Monaca dal 2011, a luglio scorso la Presidente Stefania Catallo si era stata vista recapitare un avviso per la riconsegna dei locali di Via Aspertini che, in passato, erano stati assegnati sì provvisoriamente al Centro, ma che da quel momento avevano rappresentato un presidio di accoglienza, cultura e riscatto dove sono cresciuti i centri commerciali per anestetizzare le coscienze di chi viveva in un posto in cui non si poteva – e non si doveva – immaginare qualcosa di diverso. E la bellezza, come diceva Dostoevskij, ha davvero il potere di salvare il mondo, soprattutto perché è contagiosa. Così insieme al Centro Antiviolenza, quei locali hanno ospitato col tempo anche una biblioteca aperta tutti e una sartoria solidale.

La burocrazia, però, ha le sue regole e a nulla sono servite le petizioni e le iniziative popolari che chiedevano di far rimanere il centro antiviolenza nel quartiere delle Torri.

Oggi, però, Marie Anne rinasce con maggiore forza, e lo fa grazie alla collaborazione dell’associazione Maraa Onlus di Cerveteri, con cui è nato il progetto “Casa Milagro” – la casa del miracolo – che accoglierà in particolar modo donne che hanno subito violenza. Ma non solo: “Qui – precisa Stefania Catallo – ci occuperemo dell’accoglienza e dell’inclusione sociale soprattutto delle donne vittime di abusi. Ci saranno gruppi di sostegno e autoaiuto, quelli per l’alfabetizzazione e il potenziamento culturale; poi attività di formazione e  laboratori, quello sartoriale in primis, per l’acquisizione di competenze specifiche atte al reinserimento socio-lavorativo delle nostre utenti. La Casa sarà quindi un luogo delle donne per le donne, indipendente, libero e protetto”.

Stefania ha gli occhi chiari e un sorriso aperto che spesso nascondono la tenacia di chi non si è mai arresa. Una donna che adesso guarda al nuovo progetto con una speranza in più: fare rete con l’associazione Maraa ha rappresentato per “Marie Anne Erize” la scelta vincente per dar vita al nuovo progetto. E poi aggiunge: “In un momento in cui gli spazi femminili vengono chiusi, la soluzione viene spesso dalla solidarietà, dal fare rete. Chi si occupa di questi temi deve trovare sentieri comuni”. Insomma, le porte di “Casa Milagro” sono aperte a tutti, in special modo a chi ha voglia di fare.

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