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Il pericolo di una “federazione di mafie”

Piero Innocenti il . Criminalità

mafia-1La criminalità organizzata ha acquisito stabilmente, da anni ormai, la dimensione transnazionale e la minaccia di una ipotetica (ma possibile) “federazione” tra i vertici mafiosi presenti nei vari paesi del mondo potrebbe non essere più quel “problema serio ma astratto e puramente teorico” che riteneva il giudice Falcone un quarto di secolo fa.

Transnazionalità non significa che tutti i gruppi criminali organizzati operano su questa scala, ma che esistono rapporti sempre più stretti e frequenti tra i traffici e le attività criminose di un paese e quelli di altri, poiché le organizzazioni guardano con interesse sempre crescente ai mercati d’oltre confine. D’altronde, non è una novità in assoluto se si pensa che, già prima dello sviluppo dei mezzi di comunicazione, si esercitava il contrabbando alle frontiere, attività considerata una delle più antiche del mondo.

Non è soltanto per esigenze di mercato che la delinquenza organizzata ha oltrepassato le frontiere nazionali, ma anche per garantirsi una maggiore sicurezza, per evitare le misure repressive, stabilizzando le sue basi nei territori in cui più blanda è l’azione di controllo delle autorità di polizia e più favorevole la legislazione e il funzionamento dell’apparato giudiziario. Questo non le impedisce – anzi le consente in grande tranquillità – di sviluppare affari in zone che, invece, le assicurano profitti maggiori. Può essere utile il confronto con le imprese multinazionali legali, confronto che mette in luce diverse analogie: la solidità, la complessità gerarchica della struttura, l’ampiezza e l’articolazione geografiche, la diversità delle operazioni e degli interessi.

Come quelle, la multinazionale del crimine tende ad ampliare al massimo la propria libertà d’azione, riducendo al minimo gli effetti dei controlli nazionali e internazionali. Però le imprese legali cercano di stipulare accordi con i governi dei paesi in cui operano e ne accettano gli oneri relativi (tasse, controlli, autorizzazioni) e, nel loro operare, la violazione delle leggi (l’uso della violenza, della corruzione e della frode) costituisce (o almeno dovrebbe costituire) l’eccezione. Al contrario, per le organizzazioni criminali questa violazione costituisce la regola e la sostanza delle loro identità, anche se le attività illecite vengono a connettersi (per esigenze di copertura o di riciclaggio) ad attività e a investimenti nell’ambito legale. Del resto le multinazionali del crimine operano sullo stesso tessuto sociale e si avvantaggiano delle stesse sue caratteristiche, trasformando le sue debolezze in opportunità di mercato.

È stata la rivoluzione dei trasporti e delle comunicazioni, la permeabilità delle frontiere nazionali, la liberalizzazione e la mondializzazione della rete commerciale e finanziaria a costituire il terreno ideale per l’internazionalizzazione delle imprese, anche di quelle criminali. In particolare, il meccanismo finanziario dei cambi, che dipende dalle poche divise forti, e la possibilità di trasferire denaro per via elettronica, l’utilizzo che si va diffondendo di monete virtuali, se da una parte hanno reso facili e rapide le transazioni economiche internazionali, hanno pure creato notevoli difficoltà i governi relativamente al controllo dei movimenti di capitale, rendendo assai agevole l’occultamento o il riciclaggio di denaro sporco. Infatti, sono tanti i punti di accesso al sistema finanziario mondiale (paradisi finanziari) che, quando pure si riesce a controllarne qualcuno (come pure è successo negli anni), si ottiene solo l’effetto di spostare semplicemente i flussi di denaro provenienti dal mercato dell’illecito verso un altro varco.

Le grandi metropoli, simbolo della odierna società industrializzata, dei prodotti e dei consumi di massa, sono anche i santuari del commercio, dello smistamento e dello stesso consumo dei prodotti illeciti (soprattutto gli stupefacenti, prostituzione, gioco d’azzardo,ecc..). Le droghe, in particolare, sono diventate il prodotto basico mondiale di questo mercato illegale tanto che il loro commercio internazionale è diventato più importante dello stesso mercato del petrolio, con dimensioni economiche incredibili e con profitti che superano il pil di parecchi paesi in via di sviluppo e non solo.

Anche i cambiamenti e i conflitti che interessano diverse nazioni continuano a fornire alla criminalità organizzata occasioni di profitto. In particolare i grandi e piccoli movimenti migratori. I gruppi etnici minoritari, infatti, soprattutto se non bene inseriti nel tessuto sociale del paese che li accoglie, costituiscono per le elite criminali dei paesi di origine terreno fertile per il reclutamento di manovalanza, fedele e omertosa anche per ragioni di solidarietà etnica, utilissima per espandere all’estero la propria influenza. Si sono avviati, così, anche progressivi processi di collaborazione tra i vari network delinquenziali basati su veri e propri accordi e meccanismi di contrattazione tra le oligarchie criminali dei diversi paesi. Un processo di formazione di un “modello di mafia universale”, una “federazione” di mafie, che costituirebbe uno scacco globale per la nostra civiltà.

L’ultima relazione della DIA

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