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Viaggio fra le testimonianze di una Sicilia che cambia

Laboratorio Giornalismo Civile - Giovani Libera il . Sicilia

  IMG-20180728-WA0031Un viaggio per mare, enta petri, ento sancu de li cumpagni ammazzati.

Danilo Dolci used to teach about the importance of Peace and the destruction and damages that a war could cause.

Bisognerebbe ascoltare i bambini, perché sanno guardare la realtà con occhi imparziali; perché in alcune culture non possono avere una vita degna. Dobbiamo conoscere le nostre origini, ascoltare le nostre storie cercarle laddove vengono dimenticate. Navigatori in un mare cosmopolita, non dobbiamo dimenticare la nostra cultura, la nostra lingua, il nostro dialetto.

Un viaggio per terra. Da Trappeto a Portella della Ginestra, Partanna, Cinisi: tre tappe, tre testimonianze, tre punti.

Punti che, letti in forma scissa, appaiono come il finale delle storie che raccontano; punti che, letti in forma congiunta, rappresentano una sospensione.

Sospensione nel pensiero di un ricordo amaro, intrecciato in un contesto, quello attuale, complesso ed ambiguo, semplificato da chi tende a porre argini, soprattutto al pensiero ed agli occhi di chi invece sente la necessità di indagarlo a fondo.

Negli anni si propaga la voce di chi cerca la verità, brama giustizia, sogna il cambiamento – quello vero – che deve ineludibilmente passare dalla conoscenza e dalla concretezza, per non rischiare di diventare la satira di se stesso.

I remember when we were young; in that generation, young people could not have those opportunities that you have today to learn up to senior level because, after the school, the first thing they thought about was bread to eat.

Nell’osservare il vasto paesaggio della campagna siciliana, diventa quasi naturale riflettere sulle testimonianze ascoltate. Racconti così importanti e potenti, come quello di Serafino Petta, abitante della piana degli albanesi; toccante e significativo estratto di storia e di vita, paragonata al quale, qualsiasi lezione di docenti universitari ed esperti che non hanno sperimentato in prima persona, perderebbe valore.

IMG-20180728-WA0032Serafino non ha potuto studiare e si scusa se sbaglierà qualche parola. Lui è un superstite della strage di Portella della Ginestra, dove il 1 maggio 1947 i braccianti locali che lottavano per affermare quella riforma agraria che avrebbe migliorato le loro disagiate condizioni di vita, caddero vittime degli spari della banda di Salvatore Giuliano mentre celebravano la festa del lavoro.

Quella terra, colorata dal sorriso di bambini e dalle madri di chi doveva ancora affacciarsi al mondo, si tinge del loro sangue. Non esiste gesto più vigliacco che azionare un grilletto puntando al cuore di colui che guarda con occhi disarmati.

Così, anche se i monumenti alla memoria hanno sostituito i corpi caduti, non abbiamo ancora verità. Ma quelle voci continuano a risuonare; quei passi ci guidano lungo questo viaggio.

The need to know the truth and the willingness to confront it if there is a lack of this in our society we will open the door to mafia, fascism, nazism and racism.

La morte di Borsellino alzò nel cielo di via d’Amelio una densa coltre di fumo squarciata, una settimana dopo, dal rumore dell’addio di Rita Atria. “In Procura, tutti si poggiavano sugli armadi grigi lungo il corridoio pensando che probabilmente sarebbe stato il caso di dimettersi in massa”, racconta Morena Plazzi, allora Procuratore a Sciacca. La sua testimonianza, preziosa ed emozionante, si lega al privilegio di aver lavorato insieme a chi aiutò quella giovane testimone di giustizia. Rita, a soli 17 anni aveva deciso di ribellarsi, ma pagò caro il prezzo della solitudine.

Il suo ricordo pesa come un macigno; come una lapide occultata dal vivo, spinto a riflettere sulla verità, su quanto accecante sia il raggio di luce che irrompe nel buio di una finestra mai aperta. Nemmeno per una figlia.

IMG-20180728-WA0030Avrà pensato forse questo, Felicia Impastato, ricordata nelle parole del figlio Giovanni e di Ottavio Navarra, quando decise di spalancare le porte di casa sua alla gente, per raccontare una storia che potesse vivere anche dopo di lei. Ed anche una pietra macchiata di sangue, a volte, può parlare raccontando la storia di un rivoluzionario, non di un terrorista; di un uomo libero, non un mafioso.

Accoglienza: questo il filo rosso che lega quella storia alla stretta attualità che ci vuole confinati nell’impossibilità di conoscere qualcosa oltre noi stessi. Aperta è la porta di chi non teme di far passare la luce della verità, di chi ha una storia da condividere affinché non cessi mai di essere raccontata.

Il nostro obiettivo, nel raccogliere il testimone delle altrui storie, è lo stesso di Danilo Dolci, quello di sensibilizzare le nuove generazioni. Affinché il monumento non rimanga solo fredda pietra, possiamo partire dai punti sospensivi trovati sul nostro cammino per continuare a scrivere la storia di nostro pugno.

Nell’osservare la lucidità del cielo estivo dei luoghi siciliani, non dobbiamo soffermarci sul dito che lo indica, ma volgere la testa verso l’alto osservando quei punti che continuano a risplendere, indicandoci una via da percorrere insieme, meravigliosamente diversi, ma accomunati nella speranza: la via maestra del cambiamento.

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