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Bilancio (provvisorio) di metà anno dell’antidroga italiana

Piero Innocenti il . Droga

stupefacentiAnche nei primi sei mesi del 2018 hashish e marijuana continuano ad essere gli stupefacenti più richiesti sul mercato e, di conseguenza, anche quelli che risultano maggiormente sequestrati nelle diverse operazioni antidroga delle forze di polizia e delle dogane. È sempre la Direzione Centrale per i Servizi Antidroga (DCSA) a fornire il quadro riepilogativo su quanto avviene nel contrasto al narcotraffico in ambito nazionale, con il bilancio provvisorio di poco più di 33 tonnellate di stupefacenti complessivamente sequestrati di cui oltre 18ton di hashish, poco più di 12ton di marijuana, 1,5ton di cocaina e circa 326kg di eroina.

Andamento in linea con i sequestri dello stesso periodo del 2017 (anno in cui i sequestri hanno raggiunto 114 ton. di cui 90 ton di marijuana). Il consumo nazionale di marijuana, in particolare, si mantiene su livelli alti non solo grazie al notevole traffico di questa sostanza tra le due sponde dell’Adriatico (i maggiori quantitativi, come noto, provengono dall’Albania e approdano in prevalenza sulle coste pugliesi), ma anche in relazione ad una intensificazione delle colture di cannabis sviluppatesi nelle regioni del sud Italia, in zone controllate dalle mafie nostrane. E questo nonostante una aumentata diffusione di cannabinoidi di sintesi che, insieme ad altre droghe “disegnate” (oppioidi, catinoni), possono diventare “una minaccia insidiosa con la quale i dispositivi di contrasto dovranno necessariamente confrontarsi” (cfr. la relazione DCSA del 2017).

È un fatto che quasi quotidianamente si susseguono scoperte di piantagioni di cannabis, talvolta anche di notevoli estensioni, come è accaduto a fine luglio nel Comune di San Giovanni di Gerace con i carabinieri che hanno ammanettato quattro persone intente a “curare” 2.200 piante. Alcuni giorni prima erano stati i finanzieri di Tiriolo a scoprire una serra con 400 piante. Insomma, già nel 2018, alla data del 23 luglio, si è quasi superato il quantitativo di piante, 265.635, dell’intero 2017.

Un altro fenomeno di consumo tuttavia sta preoccupando le autorità sanitarie e di polizia. È sempre la DCSA a sollevare il problema – sulla scorta di valutazioni fatte nel 2017 dal Consiglio Superiore di Sanità – secondo cui “la commercializzazione e l’utilizzo delle miscele vegetali composte dalle infiorescenze essiccate della canapa sativa,a basso tenore di THC, provenienti da colture ottenute da sementi di varietà utilizzati per la produzione di canapa industriale” sarebbero potenzialmente pericolose per i consumatori. Alcuni recenti interventi di polizia, coordinati dalla magistratura in alcune città, con sequestri preventivi di tali prodotti, rientrano tra quelle iniziative auspicate anche dalla DCSA per “contenere il rischio di una diffusione incontrollata di tali prodotti indebitamente destinati all’uso umano attraverso il fumo”.

Sullo specifico punto vie era stata anche una segnalazione dell’International Narcotics Control Board (INCB), organo di controllo per l’attuazione dei trattati internazionali sugli stupefacenti. Insomma, un altro grattacapo che si aggiunge ai tanti da affrontare nel complesso mondo del narcotraffico dove, pure, gli sforzi per arginarlo con maggiore efficacia, sono frequenti. E’ il caso, per esempio, della interessante iniziativa avviata dalla DCSA con le Università La Sapienza  e Cattolica del  Sacro Cuore di Roma (con il coinvolgimento della Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo) per conoscere il profiling delle sostanze sequestrate – per la chimica forense provvede il Laboratorio di Energia Nucleare Applicata dell’Università di Pavia – che dovrebbe aumentare la conoscenza sui luoghi di produzione degli stupefacenti, sugli itinerari seguiti per l’esportazione, sui luoghi di destinazione, di transito. Tutti elementi utili nelle indagini e nei processi.

Un ulteriore passo in avanti nella lotta, impari, contro le potenti organizzazioni internazionali dei narcotrafficanti.

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