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Salvini, più rigore neI riconoscimento della protezione umanitaria

Piero Innocenti il . Migranti

migranti-salviniIl Ministro dell’Interno Salvini, con una circolare a sua firma, del 4 luglio scorso, avente come oggetto “Il riconoscimento della protezione internazionale e la tutela umanitaria“, inviata a tutti i Prefetti e ai Presidenti delle Commissioni e Sezioni territoriali attive su tutto il territorio per il riconoscimento della protezione internazionale (circolare inoltrata anche ai Questori), sollecita la stretta sui tempi per l’esame delle istanze in questione. Il Ministro esordisce subito con “..la rilevante consistenza dei dati” relativi alla trattazione delle richieste di protezione internazionale (136mila) delle varie Commissioni e Sezioni (ma in Germania siamo ad oltre 200mila), sottolineando le “oltre 130mila istanze di asilo presentate nel corso del 2017”, numero “di gran lunga superiore ai 119mila sbarcati sulle nostre coste”.

La differenza numerica, tuttavia, ben si comprende ove si rifletta che ai “migranti marini” si debbono aggiungere quelli “terrestri” ossia quelli che entrano nel nostro Paese, appunto, superati quei confini. Dunque, ai 50 “Collegi valutativi” delle richieste in questione vengono richiesti ulteriori sforzi per la “riduzione dei tempi per l’esame delle istanze” perché, afferma il Ministro, l’eccessiva permanenza nei Centri di accoglienza, oltre a ledere i diritti di chi fugge da guerre o persecuzioni, è un peso “rilevante” a carico dell’Erario. Quindi darsi da fare, lavorare con più impegno, cinque giorni a settimana (viene precisato), con l’invito rivolto ai Prefetti di “garantire” la continuità delle attività delle Commissioni “anche attraverso alternanza” che nel linguaggio ministeriale significa rimuovere ogni eccezione e “rimpiazzare” chiunque necessiti di essere sostituito. L’assegnazione alle varie Commissioni di 250 funzionari prefettizi che stanno ultimando il corso di formazione dovrebbe servire a potenziare le attività anche se, almeno in parte, andranno a sostituire i funzionari di polizia dati in “prestito” ai Collegi dalle Questure interessate. Commissioni che, negli ultimi cinque anni, hanno riconosciuto lo status di rifugiato soltanto al 7% delle istanze presentate, percentuali salite al 15% per la protezione sussidiaria e al 25% per motivi umanitari.

Ed è proprio su quest’ultimo dato, considerato il “beneficio maggiormente concesso dal Sistema nazionale”, che si vuole incidere, riducendolo perché norma di tutela complementare, residuale come viene sottolineato nella circolare in questione che richiama l’art. 5 comma 6 del testo unico sull’immigrazione che prevede, appunto, la concessione del beneficio “qualora ricorrano seri motivi, in particolare di carattere umanitario”. Questa espressione, ritenuta troppo generica, contrariamente, si legge nella circolare, a quanto vigente in altri Stati membri dell’UE, in tema di forme di tutela complementari che sarebbero “espressamente e tassativamente individuate dalle norme”, avrebbe contribuito alla concessione di “troppi” permessi di soggiorno per motivi umanitari (validi due anni) rilasciati dopo la valutazione “generosa” di circostanze di vulnerabilità come, ad esempio, “lo stato di salute, la maternità, la minore età, il tragico vissuto personale, le traversate affrontate nel viaggio verso l’Italia, la permanenza prolungata in Libia..”.

Insomma, Salvini chiede un esame più rigoroso delle circostanze di vulnerabilità e rammenta che “non possono essere riconducibili a mere e generiche condizioni di difficoltà” e, quindi, le prassi seguite sinora siano accantonate citando anche una (unica, per ora) recente sentenza della Cassazione (Cass. Civ. n.4455 del 23 febbraio 2018) che, con riferimento ai seri motivi previsti dalla succitata norma del testo unico sull’immigrazione, debbono far riferimento a situazioni soggettive ma anche oggettive come, ad esempio “le condizioni di partenza di privazione o violazione dei diritti umani nel Paese di origine”. Il Ministro dell’Interno conclude confidando nella “massima attenzione delle Commissioni e Sezioni” perché operino nel “più assoluto rigore e scrupolosità” una funzione essenziale nella gestione del fenomeno migratorio, a “salvaguardia degli interessi primari della collettività oltre che dei diritti dei richiedenti”.

Lo stesso rigore e scrupolo con cui, ci auguriamo, Salvini vorrà affrontare la delinquenza mafiosa, quella comune, quella dei “colletti bianchi”, quella collusiva, dei politici. Di tutti. Anche di chi ha occultato gran parte dei 48 milioni di euro che la Suprema Corte ha disposto di sequestrare alla Lega, ovunque si trovino.

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