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“Era di passaggio” un film in crowdfunding su Peppino Impastato

il . Brevi

unnamedQuarant’anni dopo l’assassinio, Salvo Vitale racconta la storia di Peppino Impastato , delle sue lotte e dei suoi compagni, di Radio Aut e della battaglia per raggiungere una verità giudiziaria, storica e politica su quel 9 maggio del 1978 . Grazie al suo racconto  – sostenuto da Faro di Maggio – il documentario ripercorre gli anni dei  movimento del ’68 , di cui Peppino era stato protagonista e figlio, e ancora prima dell’incontro con Danilo Dolci e poi la rivolta  dei pescatori e dei contadini di Punta Raisi.

Un racconto mai rituale, dove si svela il valore destabilizzante di quel gruppo di persone che furono i protagonisti di una delle più straordinarie stagioni nella lotta contro la mafia. Un ritratto del potere che si celava dietro la patina perbenista dell’Italia dell’epoca, il sistema di cui la mafia era fisicamente parte e braccio violento per togliere di mezzo chiunque si mettesse di traverso agli affari.

E ancora i depistaggi, la criminalizzazione di Peppino e di tutti i suoi compagni e la lotta per ripristinare la verità su quell’epoca e su quel delitto. 24 anni di processo per vedere condannato Gaetano Badalamenti , Zu Tano.

Da 40 anni Salvo Vitale ha rappresentato una delle voci “non normalizzate” che hanno documentato, lottato e portato alla luce non solo la storia di Peppino Impasto, ma anche quella di un intero gruppo di giovani che fra gli anni ’60 e ’70 fecero la differenza politicamente e culturalmente in una delle aree più calde del sistema di potere politico-mafioso in Sicilia. Nel racconto di Salvo non c’è solo Peppino, la cui vicenda rimane comunque centrale e fondamentale, ma anche gli anni del lavoro di Danilo Dolci proprio in quell’area. Per fare un esempio delle tante attività di Dolci basti ricordare “La radio dei poveri cristi” con sede a Partinico che in qualche modo ispirò anni dopo la nascita di Radio Aut che si inseriva in una rete di radio libere – una quarantina solo in Sicilia – nate fra il 1976 e il 1977. E poi il periodo politico marxista leninista e il ’68 di Peppino e Salvo e dei loro compagni, il passaggio fondamentale di Lotta Continua, all’interno di una rete nazionale che pose Cinisi e il gruppo che diede vita all’esperienza di Radio Aut, e ancora le lotte contro la costruzione della terza pista di Punta Raisi insieme a contadini della zona e gli scontri e la repressione che la caratterizzarono e ancora le lotte insieme agli edili, le denunce sugli affari illeciti e le commistioni fra potere politico e amministrativo e mafia (che in molti casi coincidevano). E poi la scelta culturale, l’intreccio fa arte e cultura e lotta politica. “Peppino era figlio del ’68” ripete più volte Salvo Vitale. “Un intellettuale e a tutto tondo e un militante non di un partito ma di un’idea”. E ancora, Vitale collega quell’esperienza alle lotte contro il latifondo dei primi anni dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale.

Questo film intende ridare la giusta collocazione al complesso percorso di Peppino Impastato. Perché Peppino era molto di più di uno che è stato ammazzato perché lottava contro la mafia. Certo, per lui che proveniva da una famiglia mafiosa a cui si era ribellato, che proprio la mafia alla fine lo uccise assume un aspetto cruciale. Ma Peppino e i suoi compagni avevano ben chiaro che il fenomeno mafioso si alimentava e cresceva grazie a un sistema politico ed economico. Come si legge nella prima relazione della Commissione Antimafia del 1976 “la mafia è espressione delle classi dominanti”. Questo i “ragazzi” di Radio Aut lo avevano ben chiaro.

Nel racconto di Salvo c’è tutto questo, narrato da uno che nei 40 anni successivi a quel 9 maggio 1978 non ha mai tirato indietro la gamba e che trova pericoloso e limitante il processo di normalizzazione a cui è stata sottoposta la storia di Peppino. Ci sono i depistaggi, la repressione e criminalizzazione dei compagni di Impastato fin dalla mattina del ritrovamento dei suoi resti, il difficile rapporto con la magistratura, le calunnie, i processi, la determinazione della madre Felicia e di quel gruppo di compagni che non si arresero, che accettarono di non cercarsi vendetta o fuggire ma vollero ottenere giustizia. Impiegandoci ben 24 anni per arrivare a sentenza. Un racconto in cui si fanno nomi e cognomi, si indicano responsabilità.

Ci si sono messi in molti e di impegno in questi anni a cercare di ricondurre Impastato e quell’esperienza collettiva nel rassicurante ovile del perbenismo legalitario. Una contraddizione così evidente davanti alla storia degli innumerevoli tentativi di depistaggio messi in atto proprio da chi, per funzione e ruolo istituzionale, rappresentava la legalità ufficiale mortificando la giustizia e la verità. Per fare un esempio, come definire “legalitaria” quella generazione di giovani attivisti che alla fine degli anni ‘60 organizzavano e partecipavano ai blocchi e agli scontri contro la costruzione della terza pista dell’aeroporto di Punta Raisi? Quella era la generazione di Peppino che poi mise in piedi Radio Aut, quelle erano le lotte. E vennero criminalizzate e perseguite proprio dal sistema politico ed economico “legale”.

Sono passati 40 anni da quando la mafia e il sistema di potere ha ucciso Peppino Impastato. Evitiamo che un rigurgito di perbenismo mal riposto e ancor peggio giustificato lo uccida ancora. La storia è stata quella, manipolarla per ricondurla in un alveo più rassicurante è un errore che tutti dovremmo evitare di fare. Questo film è un tentativo di ripristinare il ricordo e la continuità di quell’esperienza.

La campagna di crowdfunding

Coprire costo complessivo di un film comprende tutte le fasi di lavorazione, a partire dalle prime ricerche e dai sopralluoghi fino ad arrivare all’acquisto di materiali di repertorio, al montaggio ed alla post-produzione. Le riprese del documenatrio sono state appena terminate solo grazie a un’auto tassazione e stiamo pagando ancora materiali e persone che hanno collaborato. Per questo motivo abbiamo deciso di avviare una raccolta fondi tramite crowdfunding: le vostre donazioni ci permetteranno di pagare operatori, sala di montaggio e acquistare i diritti di filmati che provengono dagli archivi (RAI in particolare).

Ricompense

  • Tutti i sostenitori entreranno in una mailing list che li aggiornerà passo dopo passo dei nuovi materiali creati e dello sviluppo del progetto Era di passaggio .
  • I sostenitori che ci aiuteranno con una quota superiore ai 10 euro saranno ringraziati pubblicamente sulla pagina facebook e sul sito che stiamo approntando in queste ore.
  • Per le quote a partire da 50€ il ringraziamento comparirà anche nei titoli di coda del film
  • Ogni quota darà diritto a ricompense esclusive dettagliate nel menù a destra
  • Se hai scelto una ricompensa dai 300€ in su, contattaci per i dettagli.

GLI AUTORI

Salvo Vitale
Salvo Vitale è nato a Cinisi il 16-08-1943. Nel 1969 si è laureato in Filosofia presso l’Università di Palermo ed ha insegnato Filosofia e Storia nei licei sino al 2003. Ha collaborato con Peppino Impastato condividendone le esperienze politiche e continuandone l’attività, dopo la sua morte. Tra i suoi scritti: “Quasi un urlo di libertà”,( ed. della Battaglia 1996) “Peppino è vivo”,(Edizioni EGA Torino 2008), “Onda Pazza” (edizioni Stampa Alternativa Roma 2008) , “Onda Pazza 2” (Stampa alternativa, Roma 2009), “Radio Aut” (edizioni Alegre 2008), “La radio dei poveri cristi di Danilo Dolci”(ed.Navarra 2008), “Amore non ne avremo” (poesie di Peppino Impastato), (ed. Navarra 2008), “Arrangiamenti (rabbia in versi)” (ed. Navarra 2010), “Il tempo, i luoghi, gli uomini” (ed. Navarra 2013), “Cento passi ancora” (ed. Rubbettino 2014), “Naufragio del tempo” (versi 1961-68 ed.Barone Trapani 2016), “Era di passaggio” (cronache, articoli, curiosità su Peppino Impastato, ed. Navarra 2016). Il suo lavoro più noto è “Nel cuore dei coralli” (Rubbettino 1996), una biografia su Peppino Impastato, alla quale si è ispirata la sceneggiatura del film “I cento Passi”, dove egli è uno dei protagonisti: il libro è stato ripubblicato in una nuova edizione del 2008, e aggiornato nel 2016 con il titolo “Peppino Impastato, una vita contro la mafia”.  Collabora con Antimafia Duemila e con altri giornali, riviste e blog. si occupa di educazione alla legalità, di educazione antimafia nelle scuole, ha curato, per 10 anni, il sito www.peppinoimpastato.com, attualmente cura il sito www.ilcompagno.com  e collabora con l’emittente  Telejato.

Pietro Orsatti
Nato a Ferrara nel 1963, cresciuto a Roma, espatriato per lavoro e ritornato pendolare. Comunque cammina troppo. Ha collaborato per numerose testate giornalistiche italiane e estere. Ha lavorato presso il gruppo parlamentare verde e in associazioni ambientaliste come Legambiente e Friends of the Earth. Ha realizzato progetti web e campagne per ActionAid, ANCI, Un ponte per…, Ricerca e Cooperazione. Ha pubblicato per numerose testate giornalistiche occupandosi di ambiente , società, mafie e esteri. Ha pubblicato, fra gli altri, per: Diario, Il manifesto, Ag. Dire, L’Unità, Editoriale la Repubblica , Carta, La Nuova Ecologia, Reporter, Arancia Blu, Modus, Liberazione, Rasssegna Sindacale, Avvenimenti Left/Avvenimenti, Liberazione, Terra, AntimafiaDeuemila, Dazebao News, Roma Report, Peace Reporter, I Siciliani giovani, Agoravox. Ha collaborato con la Rai, Telesur, RedeBras e RadioPop, Radio Città Futura, Arcoiris.tv. E’ stato fondatore del progetto editoriale de Gli Italiani. Ha realizzato numerosi documentari e ha scritto per il teatro e curato la regia di alcuni spettacoli. Ha pubblicato nel 2009, per la casa editrice Socialmente, il libro “A schiena dritta”, con Coppola editore libro “L’Italia cantata dal basso” e “Segreto di Stato”, ha pubblicato con Errant Editions gli ebook “Roma – un reportage” e “Utopia Brasil” e altri due ebook “Il lampo verde” e “L’Era Alemanna” in self publishing. Ha pubblicato nel febbraio 2014 con Floriana Bulfon il libro inchiesta “Grande Raccordo Criminale” per Imprimatur Editore. Sempre per Imprimatur ha pubblicato “Roma Brucia” (2015), “In morte di Don Masino” (2016) e a fine marzo 2017 sempre per la stessa casa editrice “Il bandito della Guerra fredda”.

Têtes de Bois
Il debutto risale al 15 febbraio 1992, in piazza Campo de’ Fiori a Roma, sotto la statua di Giordano Bruno, con un concerto su un vecchio camioncino Fiat 615 NI del 1956, acquistato da un rigattiere e diventato palco ambulante, con le canzoni di Ferré e Brassens, le poesie musicali di Baudelaire[1].

Nel 1994 esce il primo CD autoprodotto E anche se non fosse amore, lavoro sostanzialmente costituito da interpretazioni di celebri artisti della canzone francese. Nel 1997 Emi music pubblica Pezzi di ricambio, primo disco di brani originali firmati dal gruppo.

Il ’97 è anche l’anno della primaedizione di Stradarolo, Festival internazionale di arte su strada – destinato a durare un decennio, fare scuola e generare imitazioni ed epigoni, tra cui le “notti bianche” – nonché del progetto “Sotto il cielo di Roma e Berlino”, in collaborazione con il gruppo Stalker, nelle stazioni delle metropolitane di Roma e Berlino alle ore di punta.

Tra il 2000 e il 2002 i Têtes de Bois dirigono la residenza di Tuscania Teatro. L’esperienza darà vita tra le altre cose agli eventi della Ferrovia dell’Allume, itinerari di spettacoli, installazioni e poesia tra binari e gallerie di una ferrovia abbandonata, dal tramonto all’alba. A Parigi, il 21 giugno del 2000, in occasione della Festa Europea della Musica, per un giorno intero tengono concerti negli ascensori del palazzo del Ministero delle Finanze.

Nel 2001, sono tra gli organizzatori dell’evento che si tiene proprio sul loro camioncino – che darà vita all’associazione Apollo 11 all’Esquilino, dove poco dopo prenderà vita l’avventura dell’Orchestra di Piazza Vittorio. Nel 2002 arriva Ferré, l’amore e la rivolta, album che vende 18.000 copie in Italia, 4.000 in Francia e la vittoria al Premio Tenco della Targa come Migliori interpreti nel 2002. Nel 2004 è poi la volta del disco doppio Pace e male.

Il 2005 vede i Têtes de Bois impegnati nell’ideazione del Festival dedicato al pendolarismo “All’incontrario va”, tra il treno e la stazione di Frascati e nello start del progetto “Avanti pop” dedicato a un mondo del lavoro che, in quel momento storico, sembrava proprio un argomento dimenticato.

Nel 2007 il quinto appuntamento discografico per il sestetto con l’uscita di Avanti pop, CD nato da un tour in 20 tappe nei luoghi simbolo del lavoro in Italia. Per questo lavoro hanno avuto dei riconoscimenti come il Premio Tenco, come migliori interpreti nel 2007; il Premio PIMI, come miglior tour 2007 al Meeting delle etichette indipendenti, e il Premio Matteo Salvatore nel 2008. A febbraio partecipano al Festival di Sanremo nella serata dedicata ai duetti. Ospiti di Paolo Rossi arrangiano e interpretano un inedito di Rino Gaetano, In Italia si sta male. Segue la partecipazione come resident-band a Niente di personale, la trasmissione di La7 condotta da Antonello Piroso.

Nello stesso anno, sul fronte dei festival, realizzano il progetto artistico “TRAMiamo” sul treno della ferrovia Roma – Pantano e inaugurano il progetto “41º Parallelo”, che durerà fino al 2010. Dal progetto nascerà L’Orchestra delle donne del 41º Parallelo. Del 2008 viene pubblicato Avanti Pop. I diari del camioncino (edizioni il manifesto), libro a cura di Timisoara Pinto e docufilm sul viaggio del gruppo nel mondo del lavoro.

Nel 2010 viene pubblicato Goodbike, CD dei Têtes de Bois interamente dedicato alla bicicletta e pubblicato da Ala Bianca/Warner Bros.). Il disco si è classificato secondo nella categoria “miglior disco assoluto” al Premio Tenco 2010. Della canzone di apertura Alfonsina e la bici è stato realizzato un videoclip diretto da Agostino Ferrente con il montaggio e la fotografia del videomaker Paolo Scarfò, che ha come interpreti l’astrofisica Margherita Hack e il rapper Militant A di Assalti Frontali. Il videoclip ha vinto il premio speciale al Premio Italiano Videoclip Indipendente 2010.

Nel 2009 i Têtes de Bois hanno fatto parte del cast e della colonna sonora del film Le ombre rosse di Citto Maselli. Di nuovo sul grande schermo nel 2011, sono gli autori delle musiche del film Passannante diretto da Sergio Colabona.

Nel 2011 sono la resident band della trasmissione televisiva Fratelli e sorelle d’Italia condotta da Veronica Pivetti su La7. Il 2011 è un anno di mobilitazioni nel mondo della cultura e i Tetes de Bois sostengono con una serie di concerti la protesta del Teatro Valle occupato e del Cinema Palazzo (che ospiterà l’anteprima del Palco a pedali) e aderiscono alla rete aperta Cultura Bene Comune. Ma il 2011 è soprattutto l’anno del Palco a pedali, il primo eco concerto spettacolo al mondo alimentato interamente (audio, luci e video) dall’energia prodotta dal pubblico in bicicletta. Lo spettacolo debutta prima a Bari e in seguito viene replicato in tutta Italia.

Nel 2012 i Têtes de Bois compiono vent’anni e per festeggiarli pubblicano l’antologia Mai di moda, che contiene vari inediti. Realizzano inoltre la colonna sonora di Non mi avete convinto – Pietro Ingrao un eretico di Filippo Vendemmiati, presentato al Festival di Venezia nelle Giornate degli autori.

Nel 2013 lanciano insieme a un gruppo di amici attivisti-ciclisti il progetto delle Transumanze a pedali (Transumanza a pedali per L’Aquila e Libera è la bici a Latina, in collaborazione con Libera!). Sempre nello stesso anno, ventennale della morte di Léo Ferré, partecipano alla manifestazione “Suona francese” a Roma e “Suona italiano” a Parigi, promossa dall’Auditorium Parco della Musica.

Dopo due anni di lavoro traduzione e ricerca, a vent’anni dalla morte del grande poeta e cantante francese, nel settembre 2014 esce per Ala Bianca Extra, nuovo album dedicato a Léo Ferré, che vince nel 2015 la Targa Tenco come miglior disco nella categoria Interpreti.

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