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Giornalisti contro la mafia

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giulietti e borrometiIl presidente Fnsi presente assieme ai giornalisti sotto scorta Federica Angeli, Paolo Borrometi e Sandro Ruotolo e a don Luigi Ciotti all’iniziativa dell’Agi dedicata ai colleghi minacciati dalla criminalità. «Non lasciamo soli i cronisti che “illuminano” corruzione e malaffare», ha ribadito il presidente di Libera.

«L’aggressione ai cronisti in Italia è una vera emergenza democratica: bisognerebbe prevedere il reato di molestie al diritto di cronaca». Questa l’idea che Giuseppe Giulietti, presidente della Fnsi, ha lanciato al futuro governo nel corso del forum dell’Agi ‘Viva l’Italia’ dal titolo #abbassolamafia dedicato ai cronisti che con il loro lavoro lottano contro la criminalità organizzata.

Dopo aver spiegato come «la testata ad un giornalista è una testata data a lui ma prima ancora al diritto di cronaca» e ricordato che «dobbiamo purtroppo fare i conti con anni di oscurità, connivenze e silenzi, per cui il giornalista che denunciava veniva fatto passare per cattiva persona», il presidente della Federazione nazionale della Stampa italiana ha poi rilanciato l’iniziativa di domani a Napoli: «Nel giorno in cui si celebra la Liberazione dell’Italia dall’occupazione nazista e dal regime fascista, i giornalisti il 25 aprile manifesteranno per la libertà di stampa. L’appuntamento è alle 10,30 davanti alla Mehari di Giancarlo Siani, cronista del Mattino ucciso dalla camorra».

Assieme al presidente Giulietti, ospiti del direttore dell’Agenzia Italia, Riccardo Luna, c’erano anche il fondatore di Libera, don Luigi Ciotti e i giornalisti sotto scorta Federica Angeli, Paolo Borrometi e Sandro Ruotolo.

«Mi sono sentita spesso sola», ha ammesso Angeli. «Ho avvertito un evidente tentativo di delegittimazione quando sono andata avanti con le mie inchieste in una realtà, quella di Ostia, che conosco bene perché ci vivo. Altro che mafia, quello che mi si chiedeva era di occuparmi del vero problema di Ostia: le buche. Se lo Stato non capisce che deve giocare non in difesa, ma in attacco, è chiaro che poi i giornalisti che scrivono di queste cose vengano percepiti come dei ‘rompiscatole’ – ha osservato la cronista di Repubblica –. In campagna elettorale un tema centrale come quello delle mafie non ha avuto alcuno spazio da alcun partito, non deve stupire poi che si crei una certa assuefazione ad un determinato sistema. Io metto a disposizione quello che so ai 5 stelle, al centrodestra, al pd, a chiunque voglia. Non è più tempo di alibi, solo un lavoro di squadra può mettere in difficoltà le mafie».

Paolo Borrometi ha parlato della «sensazione di solitudine vissuta all’inizio. Credo – ha rilevato – sia un leitmotiv che accomuna un po’ tutti noi che siamo oggetto di minacce mafiose. Oggi invece registro tanta solidarietà da parte della gente che però deve avere il coraggio di denunciare quello che non va». Il giornalista ha poi ricordato di aver ricevuto anche la «vicinanza e solidarietà» del presidente della Repubblica e rivolto un ringraziamento agli uomini della sua scorta. «È in atto un tentativo gravissimo di ridurre a piccolo fatto o negare l’attentato scoperto dalle forze dell’ordine e dalla magistratura distrettuale antimafia di Catania. È questa la cosa che mi preoccupa di più. Parlavano di mattanza, di morti a terra, di un ‘bum’ a terra che riguardava oltre a me altre cinque persone. Non si tratta solo della mia vita, ma anche di quella dei ragazzi della mia scorta».

Per Sandro Ruotolo, «la battaglia contro la mafia si vince se torniamo a fare i giornalisti. Altrimenti la perdiamo. Fortuna che ci sono ancora questi testardi di giornalisti – ha detto riferendosi a Paolo Borrometi e Federica Angeli – che continuano a raccontare quello che vedono e quello che non va bene. Ciò che mi ha colpito dell’ultima campagna elettorale è che non si è mai parlato di mafia. Non esiste solo la mafia stragista o quella dei colletti bianchi o quella che specula in borsa. C’è anche una mafia ‘stracciona’, come quella di Pachino e quella di Ostia che preoccupa molto. La realtà è che c’è una società civile che continua ad avere paura, non parlerei di omertà che invece appartiene alle famiglie criminali».

Don Ciotti ha osservato che anche «la politica ha le sue responsabilità. Sento parlare poco, quasi niente, delle mafie, della corruzione, delle forme di illegalità che pure sono forti e presenti. C’è bisogno di risposte chiare e il giornalismo può svolgere un ruolo importante nel liberare le persone e i territori e per aiutare a colpire un male che non è solo di criminalità ma anche sociale, culturale ed economico. Ma la mafia si annida anche nella indifferenza, nella superficialità, nel girarsi dall’altra parte. Dobbiamo avere il coraggio di ammetterlo, il nostro Paese non è del tutto libero: ci sono le mafie, la corruzione, l’usura, il consumo di eroina, il gioco d’azzardo, i milioni di giovani senza lavoro. Tutto questo fa della nostra democrazia una democrazia ‘pallida’, dobbiamo liberarla tutti assieme», è l’appello del presidente di Libera.

Al termine della puntata speciale di ‘Viva l’Italia’, durante la quale sono intervenuti anche l’ex presidente del Senato, Pietro Grasso e il leader della Lega, Matteo Salvini, il condirettore di Agi, Marco Pratellesi ha annunciato il nuovo progetto, a breve operativo, dell’agenzia: una piattaforma di whistleblowing chiamata ‘Italialeaks’. Con un primo ‘canale’, Mafialeaks, messo a disposizione di chi vuole denunciare, anche restando anonimo, fatti collegati alla criminalità organizzata.

«Si potranno inviare in forma protetta segnalazioni, documenti, foto e video – ha spiegato Pratellesi – tutti materiali che andranno ovviamente verificati. E dato che solo attraverso un lavoro di squadra si possono ottenere certi risultati, l’idea è quella di condividere tutto questo con i colleghi di altre testate, creando una sorta di grande piattaforma di giornalismo investigativo partecipato. Perché l’importante non è fare uno scoop ma colpire la mafia e il malaffare sul territorio».

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