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I traffici di rifiuti e il caso Alpi. #NoiNonArchiviamo

Donatella D'Acapito il . Informazione

ilariaalpiChe la nuova documentazione per non archiviare l’inchiesta sul caso Alpi-Hrovatin fosse importante era apparso chiaro fin dal 17 aprile scorso, giorno in cui gli atti sono arrivati sulla scrivania del gip Andrea Fanelli.

Quello che ancora non era noto era quanto questi documenti potessero pesare.

Ieri la trasmissione “Chi l’ha visto?” ha reso noto una parte delle intercettazioni acquisite martedì scorso, intercettazioni afferenti ad una inchiesta della Procura di Firenze su un presunto traffico di camion dell’Esercito Italiano dismessi e diretti in Somalia. Le parole dei somali, che parlano ignari di essere ascoltati dagli uomini della Guardia di Finanza, sembrerebbero inequivocabili: uno dice all’altro che Ilaria “l’hanno uccisa gli italiani”. Non solo: i due parlerebbero anche di soldi arrivati in Somalia per l’avvocato di Hashi Omar Hassan, l’unico condannato per il duplice omicidio e riconosciuto innocente – dopo aver scontato quasi 17 anni di carcere – solo nell’ottobre del 2016.

A questo va aggiunto però un altro particolare. Nonostante la Procura di Firenze, visto il contenuto delle intercettazioni, abbia chiesto di trasmettere gli atti a Roma nel dicembre del 2012, quando cioè Hashi era ancora detenuto, i documenti sarebbero stati protocollati solo nel gennaio di quest’anno.

Una dimenticanza o una lentezza burocratica inspiegabile ed inquietante. E lo è ancora di più se a questo si lega dell’altro.

Già negli anni passati si è parlato più volte dei traffici fra Italia e Somalia. Traffici che nel tempo hanno assunto varie forme e che hanno riguardato diversi “articoli”: dai rifiuti alle armi, dagli automezzi pesanti fino agli esseri umani.

servizio tg3Ciò che ora emerge, però, è come possa esserci un legame esplicito fra uno di questi traffici e il duplice omicidio di Mogadiscio. Legame sottolineato già dal Tg3 il 18 aprile scorso.

È il 2005, infatti, quando il Noe, il Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri, su richiesta della Commissione parlamentare d’inchiesta sul traffico di rifiuti, indaga su Giancarlo Marocchino, l’imprenditore italiano tanto discusso che per primo si è accostato ai corpi di Ilaria e Miran quel tragico giorno del 1994.

Gli uomini dell’Arma lo pedinano, ne descrivono i molti affari e i rapporti che ha con le persone. E poi annotano che Marocchino era impegnato nella ricerca di uno stock di una trentina di camion militari da spedire proprio in Somalia, mezzi richiesti da un certo Duale che, ipotizzano gli investigatori, potrebbe essere l’avvocato Douglas Duale. Lo stesso che per anni ha difeso Hashi da un’accusa infondata.

E questo non sarebbe il solo passaggio interessante che la relazione, da tempo desecretata, consegna.

Sarebbe dovuto bastare leggere queste carte per saltare un po’ prima sulla sedia e ritenere necessario di dover mettere insieme tutti i pezzi, nessuno escluso e senza reticenze, per cercare di arrivare alla verità sul duplice omicidio di Ilaria e Miran.

Invece per troppo tempo alcune piste non sono state battute. Per troppo tempo si è lasciato spazio alle casualità fatte di atti non trasmessi e di deposizioni che in sede processuale si sono trasformate in molti – troppi – “non ricordo”…

Caso Alpi-Hrovatin. Ci sono nuove carte. #NoiNonArchiviamo

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