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Il Messico ed il processo di “atomizzazione” dei cartelli di narcotraffico

Piero Innocenti il . Droga

arton6716A luglio di quest’anno, in Messico, con le nuove elezioni, si concluderà la presidenza di Enrique Pena Nieto che nel 2012 aveva riportato al Governo lo storico Partido Revolucionario Institucional (PRI). La fase di collaborazione in ambito parlamentare, indicata come il “Pacto por Mexico”, con le principali forze di opposizione (Partido Acion Nacional-PAN e Partido de la Revolucion Democratca- PRD) si è esaurita progressivamente a partire dalla tornata elettorale del 2015 per il rinnovo della Camera dei Deputati e, successivamente, nel giugno 2016, quando nelle elezioni svoltesi in dodici Stati il PAN, in alleanza con il PRD o da solo, si è aggiudicato sette degli incarichi di Governatore mentre i rimanenti cinque sono andati al PRI. Le precarissime condizioni di sicurezza in diversi Stati hanno senza dubbio influito sui diversi orientamenti politici che stanno emergendo e che vedono, tra l’altro, la candidatura presidenziale, per la terza volta, di Andres Manuel Lopez Obrador, leader del raggruppamento di sinistra Movimento Regeneracion Nacional (MORENA).

Nonostante il Messico appaia sempre più come grande economia emergente a livello mondiale, le forti disuguaglianze sociali, la corruzione (una proposta di legge è bloccata in Parlamento da oltre due anni), la diffusa illegalità, il mancato rispetto dei diritti umani, la violenza collegata al narcotraffico, pongono il paese in serissimo pericolo sul piano della tenuta democratica. Un bilancio desolante quello sulla delittuosità del 2017 con oltre 25mila omicidi (70 al giorno), 1.100 sequestri di persona (tre al giorno, in media), 232mila furti commessi con violenza (26 ogni ora), 5mila i casi denunciati di estorsioni. Una violenza dovuta, paradossalmente, secondo valutazioni di esperti della sicurezza nazionali, anche alla frantumazione dei grandi cartelli della droga determinata dal contrasto delle varie polizie dei militari che hanno generato micro-cartelli e bande in perenne lotta tra di loro per accaparrarsi rotte di esportazione e fette di mercato degli stupefacenti.

Qualcosa di analogo era successo, una ventina di anni fa, anche in Colombia dopo la cattura o la morte in seguito a conflitti a fuoco con le forze di polizia, dei capi dei tradizionali cartelli di Cali, di Medellin, di Bogotà. Oggi, una situazione aggiornata delle varie organizzazioni criminali dei narcos messicani e delle zone di “competenza”, viene fornita dal CENAPI (Centro Nacional Planeacion Analisis e Informacion para el Combate a la Delincuencia) e sostanzialmente condivisa dall’ufficio regionale dell’UNODC.

Così, mentre il poderoso cartello di Sinaloa ha conservato la propria struttura e fa sempre riferimento a El Chapo, attualmente detenuto nelle carceri americane, e lo stesso vale per il temibile cartello di Jalisco Nueva Generation, il cartello del Pacifico ha generato i gruppi collegati di Gente Nueva, Los Cabrera, El Aquiles, El Tigre, Del 28, Los Artistas Asesinos, Los Mexicali, Los Salazar, Los Memos, tutti operativi a Chihuahua, Sinaloa, Durango, Coahuila, Bassa California Sud, Sonora. Dalla scissione degli Arellano Felix sono nate le cellule di El Chan, El Jorquera, El Kielo (tutti attivi nello Stato della Bassa California) mentre la Familia Michoacana ha “partorito” i Guerreros Unidos, La Nueva Empresa, il Grupo Desertor particolarmente presenti a Morelos, Guerrero e Stato del Messico. Più consistente il gruppo distaccatosi dal cartello dei Beltran Leyva con i Mazatlecos, El 2mil, El Panchillo, Los Granados, Los Rojos, La Oficina, Los Arditas, il cartel Indipendiente di Acapulco. Nello Stato di Tamaulipas l'”ordine” è assicurato dai Los Zetas e dai gruppi dipendenti, tra cui Fuerzas Especiales in collaborazione con il cartello del Golfo (che estende il controllo anche a Quintana Roo) e le sue “diramazioni” costituite da Metros, Rojos, Grupo Dragones, Los Fresitas, Ciclones, Los Palones, Talibanes. A Michoacan operano Los Caballeros Templarios e le due cellule dirette da El Tene e da El Gallito.

Tutti coinvolti in un giro d’affari che, nel solo traffico di stupefacenti, è stato quantificato dal Dipartimento di Giustizia statunitense in oltre 23 miliardi di dollari l’anno che vanno a far parte di quella porzione gigantesca di economia criminale del Pil messicano valutata in circa il 40% secondo stime formulate da esperti della sicurezza presenti in Messico. Paese con il quale l’Italia ha intensificato negli ultimi anni scambi di visite di esponenti governativi e rapporti commerciali (350 sono le aziende italiane presenti in Messico soprattutto nella capitale, a Monterey nell’area di Queretaro, nel “distretto calzaturiero” di Leon, di cui un centinaio con uno stabilimento produttivo).

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