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Taranto, un omicidio apre al dramma della ludopatia

Fabiana Pacella il . Dai territori

anziano strangolatoUn uomo di 83 anni steso per terra, nella cucina di casa, strangolato e strappato alla vita senza potersi difendere, allunga la lista nera degli anziani assassinati, aggrediti, maltrattati. Fasce deboli, le chiamano.

Storie amare e raccapriccianti, restano. Identiche per lo sdegno che suscitano, diverse l’una dall’altra per il dolore che si portano dietro.

Mario D’Amato, idraulico in pensione di Taranto, è stato ucciso sabato sera nella sua abitazione di via Diego Peluso, all’angolo con via Dante, nel cuore della città. E potrebbe essere stato ucciso per gioco. Non per divertimento, ma per ludopatia, cancro senza fine che ha riempito di metastasi l’intero Paese.

C’era un uomo in caserma, il 10 marzo alle 14, mentre i vigili del fuoco sfondavano la porta d’ingresso dell’appartamento al quarto piano del civico 40, da dove non c’erano più segnali da qualche ora.

L’uomo fermato sarebbe il presunto autore dell’omicidio. E ancora prima della sua identità, fa trasalire il presunto movente di quella: il gioco.

L’ipotesi investigativa che resta la più accreditata, parte dal racconto e dai vizi del fermato, come dalla mitezza della vittima, che ha aperto al suo aggressore, senza sapere di firmare la sua condanna a morte.

Le ciabatte ai piedi, un po’ di roba e cianfrusaglie sparse sul tavolo della cucina, gli abiti di un uomo semplice in là con gli anni, le braccia aperte in segno di resa, gli occhiali ancora addosso. Questa la scena da scuotere il capo, presentatasi agli occhi dei militari, ieri pomeriggio.

I vigili del fuoco sono entrati prima da una finestra, poi hanno sbloccato la porta difettosa dell’appartamento, dettaglio che aveva tenuto in piedi la speranza dei familiari che di prim’acchito avevano immaginato che l’anziano fosse rimasto chiuso in casa e stesse poco bene.

Poi la scoperta e le prime ipotesi. Ci saranno indagini, autopsia e funerali.

Resta il vortice che ha risucchiato lui e, a quanto pare, il presunto assassino.

Un vicino di casa, volto quindi conosciuto all’anziano.  Da qui la consapevolezza di una fiducia tradita, perché a chi si conosce bene si apre la porta senza difficoltà.

L’uomo, che sarebbe potuto essere suo figlio- il che fa rabbrividire oltre -, pare però fosse solito chiedergli denaro, piccole somme rispetto al valore inestimabile di una vita umana. Richieste continue, dovute a debiti su debiti per le macchinette e il gioco.

Sabato sera la situazione potrebbe essere degenerata. Mario deve aver detto di no. La pensione è quella che è, non consente di arrivare sereni a fine mese, figurarsi ad avere una falla sempre aperta come richieste insistenti.

L’83enne ha pagato con la vita, per quelle pericolose metastasi di cui si diceva.

La quadra definitiva delle indagini darà dettagli e certezze, ma quanto finora raccolto è sufficiente per interrogarsi un po’ tutti.

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