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FILI – A Bologna la seconda edizione del Festival

Sofia Nardacchione il . Senza categoria

DSC_0830L’anno scorso con FILI –  Festival dell’Informazione Libera e dell’Impegno, Libera Bologna e Libera Informazione hanno iniziato a creare tanti collegamenti, a vedere i tanti fili che compongono l’impegno nella lotta alle mafie.
Droghe, tratta, povertà e quindi giustizia sociale, memoria e quindi impegno, informazione. Ci sono collegamenti che non sempre sono visibili, chiari. Ci sono temi che è necessario approfondire, illuminare. E così la seconda edizione del Festival quest’anno si è ampliata: quattro giorni e tredici iniziative, in luoghi diversi, ma su temi collegati, sempre. E il filo conduttore è rimasto lo stesso: fili per conoscere e raccontare le mafie.

 “Bisogna alzare la voce quando molti scelgono un prudente silenzio”, ha detto Don Luigi Ciotti, giovedì al Mercato Sonato. E questo “prudente silenzio” a Bologna è presente ancora in troppi luoghi: per questo l’informazione rimane al centro del festival e del lavoro svolto quotidianamente da Libera.

Per questo proprio con un lavoro di approfondimento e informazione si è aperto il Festival: mercoledì 29 è stata presentata l’anteprima del dossier “R.I.G.A. – Bologna crocevia dei traffici di droga”.
“Nella selezione di notizie – dice Lorenzo Frigerio – sono solo le testate locali ad occuparsi di narcotraffico. E anche in quei casi, la notizia resta orfana, un titolo sparato e poi abbandonato. Per questo necessario è approfondire”.
Il dossier, realizzato da Libera Bologna e Libera Informazione e che verrà presentato completo in primavera – vuole ricostruire il collegamento che c’è tra le grandi operazioni di narcotraffico, lo spaccio e le conseguenze sociali, come le morti per overdose. Collegamento che è necessario ricostruire anche a Bologna, dove i flussi delle droghe passano ininterrottamente. E a guadagnarci sono le mafie.
Ma le mafie guadagnano anche nella povertà: lo ricorda Andrea Distefano, dell’Associazione Papa Giovanni XXIII che ha pubblicato un dossier sulla tratta e sull’accattonaggio a Bologna, che afferma che “dobbiamo concentrarci sulle marginalità, per sottrarle alle mafie”.

FILI - Ciotti RandoIl tema viene ripreso anche da Don Ciotti nella seconda giornata del Festival, in un incontro sulla giustizia sociale di cui parla insieme a Enza Rando. Le mafie prosperano dove c’è povertà, dove mancano luoghi di socialità, dove ci sono disoccupazione e mancanza di tutele. Per questo la lotta alle mafie, per essere efficace, deve necessariamente essere legata alla giustizia sociale.

E’ un collegamento che ha ricordato anche Lorenzo Frigerio in apertura di FILI: il 21 marzo Libera ricorda le oltre 900 vittime innocenti delle mafie, ma tante altre sono le vittime. Sono le vittime della povertà, delle droghe, dello sfruttamento. Vittime ancora più invisibili.

Così, la lotta di Libera non è una lotta solo contro le mafie, ma è anche una lotta per la giustizia sociale. Ed è anche “una lotta per la vita”, dice Ciotti. “Bisogna aiutare le persone a riempire la vita di vita”.
In un ragionamento del genere rientrano anche i beni comuni, quei luoghi di socialità, che illuminano, perché “danno dignità e libertà alla gente”.

Tanti sono i beni comuni, e tra questi dovrebbero esserci anche i beni sottratti alla criminalità organizzata. Lo ricorda Davide Pati – referente nazionale di Libera dei beni confiscati: “i beni confiscati devono diventare beni comuni, simbolo di una democrazia che funziona”.

Purtroppo a Bologna tanto è ancora da fare: molti sono i casi di beni confiscati da anni e non ancora riutilizzati. L’Emilia Romagna è l’ottava regione per numero di beni confiscati, ed è quindi fondamentale intervenire con tutte le realtà protagoniste.

Fortunatamente rispetto all’anno scorso sono stati fatti grandi passi in avanti – afferma la professoressa Stefania Pellegrini – tra cui la sottoscrizione del Protocollo per il riutilizzo dei beni confiscati e sequestrati siglato presso il Tribunale di Bologna da trentadue realtà.
Necessario è che la sinergia tra i vari protagonisti – dalle realtà sociali al Tribunale, dall’amministrazione fino alla Prefettura – sia forte: solo così sarà possibile che i beni confiscati diventino beni comuni. Anche perché i beni confiscati sono un segno della presenza mafiosa sul territorio e fondamentale è dare un segno di contrasto concreto contro il saccheggio delle mafie.

Anche Gian Carlo Caselli, all’interno di un incontro sulle infiltrazioni mafiose nella filiera agroalimentare, parla di “saccheggio globale delle mafie”. Il business dell’agroalimentare è infatti un mercato importante per le mafie che lucrano e fanno delle vittime. Ma lo fanno in modo silente, partecipando alla vita economica e locale senza fare gesti eclatanti, con l’aiuto di troppe persone conniventi. Si forma così un vero e proprio sistema che affianca l’economia legale. L’ex magistrato Caselli ricorda una frase di De Gregori che dice che “legalizzare la mafia sarà la regola del 2000”. E contro questa legalizzazione delle mafie fondamentale è un’antimafia dei diritti.
In un mercato in cui ci sono “grossi diritti che alla legalità non danno proprio del tu”, un argine può essere posto anche dalle eccellenze del settore, come quella rappresentata da Libera Terra, che dimostra di come un’altra economia legale e pulita sia possibile.

Anche qua torna ancora una volta un concetto: è fondamentale illuminare tutte le realtà positive e concrete, non lasciarle sole, perché sono uno dei tanti tasselli importantissimi nel contrasto alle mafie.

Lo ricorda anche Don Luigi Ciotti. “Cambiare la storia, non subirla. Non rimanere prigionieri della nostra realtà, ma andare oltre. Illuminare tutte quelle realtà positive, come positivo è Fili, che collega, approfondisce, smuove. Così noi dobbiamo illuminare, e ricordarci che la lotta alle mafie è una lotta di civiltà, quindi di tutti”.

A Bologna parte Fili 2017

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