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Ostia, tutti in piazza il 16. Penne più forti di qualsiasi cosa

Paolo Borrometi il . Mafie

3937Una testata indirizzata non solo al collega Daniele Piervincenzi, ma a tutte le cittadine ed i cittadini di Ostia. Il video dell’aggressione in piena regola condotta da Roberto Spada, fratello del condannato Carmine Spada, nasconde una grave premeditazione, testimoniata dal “manganello” celato dal vigliacco aggressore dietro la schiena, mentre apparentemente parlava in maniera tranquilla con la troupe del programma televisivo “Nemo”.

Ostia, X Municipio di Roma già sciolto per mafia, realtà in cui due cittadini su tre non si sono recati a votare ed in cui non si comprende più se sia la mafia ad adottare i metodi squadristi dell’estrema destra o l’estrema destra a servirsi dell’atteggiamento mafioso per celare la sua vera faccia.

Comunque sia un luogo bellissimo, a due passi dal centro della Capitale, che sembra sempre più in balia degli eventi. Eventi in cui lo Stato a volte regala la triste sensazione di arrancare.

La palestra del picchiatore Roberto Spada aperta come punto di ritrovo ed aggregazione, mentre i giornalisti sono costretti a girare con scorte e vigilanze per la sola “colpa” di raccontarne gli affari mafiosi. Oppure ancora, lo stesso malacarne Roberto Spada che provocatoriamente chiede al “suo” popolo di Facebook “cosa avreste fatto voi al posto mio”, cercando l’approvazione che arriva anche oltre la peggiore immaginazione, mentre il collega nelle stesse ore era costretto ad un intervento chirurgico. Insomma, usando una metafora che appare calzante, da un lato il pugile (Spada? La mafia del litorale romano?), mentre dall’altro a tappeto il malcapitato di turno (il collega Piervincenzi? Lo Stato? L’informazione?).

La lotta a qualsiasi tipo di illegalità, sia mafiosa che spocchiosa o di stampo neo fascista, la si fa con segnali concreti ed inequivocabili, e non si tratta della divisione in “garantisti contro giustizialisti”, bensì della possibilità che ha uno Stato di non farsi “mettere sotto”, esattamente come accadde con il caso dei funerali show dei Casamonica (parenti proprio degli Spada). Gli va fatta mancare l’aria, per scoraggiare qualsiasi delinquente ad atteggiarsi come tale. Altro che “ricerca di approvazione” sui social.

Ed in questo senso importantissimo è stato il fermo di Roberto Spada, con la contestazione dell’aggravante del metodo mafioso (che appare chiara dall’intimidazione e dalla volontà di controllo del territorio).

A Ostia, come in alcune periferie di questo nostro meraviglioso Paese, i giornalisti sono ormai visti come “carne da macello”, per colpa di una certa visione dei fatti che, con linguaggi d’odio, li ha voluti screditati ad ogni costo. Una visione così negativa da superare di gran lunga il termine “sbirro” nell’accezione più negativa, per arrivare, dal più cortese “infame” al “mer…”, fino al consiglio (che vorrebbe essere un ordine) “fatte li ca… tua”.

Eppure cosa sarebbe questo Paese senza un giornalismo libero?

Altro che bavagli, noi siamo consci che dobbiamo solo fare il nostro lavoro (ovvero il nostro dovere), e lo faremo a rischio di aggressioni di qualsiasi tipo.

Il problema però, a questo punto, è capire da che parte vogliamo far pendere l’ago della bilancia: se lasciare a questi loschi figuri la regia della narrazione della società o, come auspichiamo tutti, ristabilire la legalità ed anche la relativa percezione, permettendo a tutti i colleghi di fare il proprio lavoro con la “certezza della pena” verso chi aggredisce sia verbalmente che fisicamente (o con le cosiddette querele temerarie).

Ecco perché il 16 come Articolo 21 saremo tutti ad Ostia, con la Fnsi e Libera: “tante teste contro una testata”.

Perché c’è chi se la sbriga con le testate e le manganellate, e chi pensa che la penna sia più forte di qualsiasi cosa.

Troupe di “Nemo” aggredita a Ostia

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