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No al deferimento della pena per Totò Riina

Redazione il . Mafie

toto-riina-2Il tribunale di sorveglianza di Bologna ha rigettato la richiesta di differimento della pena – o in alternativa il ricorso agli arresti domiciliari – presentata dai legali di Totò Riina. Il padrino di Corleone, ormai ottantaseienne, vive in regime di carcere duro fina dal 1993. La Cassazione, nei primi giorni di giugno, aveva accolto l’istanza del boss e aveva ordinato al Tribunale di sorveglianza di Bologna di motivare meglio la negazione del differimento della pena.

Bene. Le motivazioni sono arrivate e i giudici hanno deciso che Riina resterà dunque detenuto al 41bis nel reparto riservato ai carcerati nel carcere dell’ospedale di Parma. Ad opporsi alla richiesta dei legali del l’anziano boss è stato il procuratore generale di Bologna Ignazio De Francisci.

Per tutta risposta, il legale di Riina, l’avvocato Luca Cianfaroni, si è affrettato ad annunciare ricorso.

La notizia arriva nello stesso giorno in cui un provvedimento del Tribunale di Palermo ha permesso di sequestrare beni nelle disponibilità della famiglia Riina per oltre 1,5mln di euro.

“Totò Riina è ancora il capo dei capi”, ha detto il colonnello Antonio Di Stasio, Comandante provinciale dei carabinieri di Palermo, a margine della conferenza stampa sul sequestro dei beni. “La figura di un capo finisce solo con la sua morte. Riina – continua Di Stasio – seppure sia ancora in carcere è ancora una figura autorevole e autoritaria. È e resta un punto di riferimento unico e fondamentale”.

Dello stesso avviso anche il generale Giuseppe Governale, comandante generale del Ros dei Carabinieri, che parla di “un capo che è certamente depotenziato dal punto di vista fisico, ma che gli accertamenti, che sono recenti, confermano nell’indiscusso carisma”. Un ruolo che si avvale anche della moglie, Ninetta Bagarella, capace di muoversi dietro le quinte per preservare il potere del marito

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