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Salento, Operazione Diarchia

Fabiana Pacella il . Puglia

conferenza-stampa-operazione-diarchiaChe la mafia fosse pronta ad alzare il tiro a suon di colpi d’arma da fuoco e lupara bianca nel Tacco d’Italia, era allarme lanciato a chiare lettere nella relazione DIA del primo semestre 2016.

La pax tacitamente siglata nella provincia a sud di Lecce sarebbe stata violata il 26 ottobre scorso, con l’omicidio di Augustino Potenza da Casarano (Le), crivellato di colpi nel piazzale di un supermercato, personaggio ritenuto dagli investigatori, uno dei due boss reggenti del basso Salento, insieme al compaesano Tommaso Montedoro.

Una pericolosa diarchia, da cui ha preso il nome l’operazione con cui i militari del nucleo investigativo dei carabinieri di Lecce, hanno eseguito 14  fermi d’indiziato di delitto, emessi dalla direzione distrettuale antimafia della procura.

Una mossa necessaria, prima di verificare altri sviluppi dell’attività investigativa, al fine di scongiurare un’altra condanna a morte. La terza in sette mesi.

Dopo l’omicidio di Potenza e il tentato omicidio di Luigi Spennato, a pochi giorni di distanza, episodi che avevano rotto gli equilibri interni al clan decretando la presenza di due capi – Montedoro e Potenza – ormai in rotta, la prossima vittima sarebbe stata Ivan Caraccio, reo di aver disvelato le dinamiche interne all’associazione mafiosa, non rispondendo alle aspettative del capo e pertanto ritenuto non all’altezza dei compiti lui assegnati. Non solo, Caraccio sembrava aver alzato la testa e guadagnato autonomia, firmando così la sua condanna a morte.

Un lavoretto pulito, per non allertare ancora una volta le forze dell’ordine con gesti plateali e chiassosi.

Nelle intercettazioni telefoniche, possibili nonostante i fermati avessero escogitato l’uso di numerose schede intestate a cittadini ignari, è emerso che l’omicidio si sarebbe consumato in un luogo sprovvisto di copertura di rete, guanti e lenzuola poi sarebbero serviti per non lasciare tracce.

L’arresto per detenzione e spaccio di droga del condannato a morte, ad opera dei carabinieri, gli ha salvato la vita. A breve però Caraccio sarebbe uscito di galera e i conti sarebbero stati chiusi definitivamente, perciò si è reso necessario il biltz di queste ore.

Potenza e Montedoro, figure cresciute nelle fila di Vito di Emidio da Mesagne (Br), sanguinario boss della Scu a lungo primula rossa, ritenuto l’ideatore della Strage della Grottella costata la vita a tre vigilantes, hanno camminato accanto. Fino a quando le mire espansionistiche dell’uno non sono entrate in rotta con quelle dell’altro. Ed è stata la guerra. Feroce. In puro stile mafioso.

L’attività tecnico-investigativa che ha portato ai 14 fermi, ha consentito di documentare l’attuale operatività del clan al cui vertice si pone Montedoro, già detenuto in provincia di La Spezia, Tommaso, promotore di un sodalizio criminale operante su Casarano (Le) e comuni limitrofi, il quale si avvale di un quadro direttivo composto da Damiano Cosimo Autunno , Giuseppe Corrado e Luca Del Genio, i primi due storici sodali del capoclan, l’ultimo soggetto emergente nel panorama criminale locale.

Principale attività del sodalizio è quella del traffico degli stupefacenti, in particolare eroina e cocaina, autentica fonte di reddito del gruppo, con capacità di movimentazione di alcuni chilogrammi di stupefacente alla settimana.

I proventi delle attività illecite erano di sovente reimpiegati per avviare lecite attività imprenditoriali al fine di non dare troppo nell’occhio. In tale particolare ruolo, si è distinto Marco Petracca, insospettabile incensurato gestore di una rivendita outlet di abbigliamento, di fatto cassiere del gruppo criminale e naturale referente di Montedoro in via esclusiva.

La forza di intimidazione e le gerarchie all’interno del gruppo

Nonostante la detenzione, i militari hanno documentato come Montedoro disponesse di un vero e proprio esercito di fanti. Alcuni di questi sono stati identificati negli indagati Luca e Antonio Andrea Del Genio, Lucio Sarcinella.

Gli associati si riunivano a rotazione in località prestabilite e senza preventivo contatto telefonico, stratagemma utilizzato per evitare di svelare l’esistenza del vincolo ed eludere eventuali attività tecniche. La scelta dei luoghi è  ricaduta  prevalentemente su aree rurali isolate ricadenti negli agri di Supersano e Casarano. Non da meno, nell’esame dell’odierna vicenda assumono rilievo le dinamiche tipiche dell’Associazione Mafiosa: la gerarchia interna, la cassa comune, l’assistenza agli affiliati e alle loro famiglie, il forte vincolo di omertà, il sistema delle sanzioni, la segretezza delle comunicazioni, la forza di intimidazione e controllo del territorio, il reimpiego dei capitali illeciti attraverso l’acquisizione di attività di facciata.

Il tentato omicidio di Spennato

Dopo l’omicidio Potenza, la vera svolta nelle indagini è arrivata con il tentato omicidio di Spennato. La volontà omicida determinata e spietata si è manifestata ancora una volta nelle modalità esecutive: un commando formato da 2/3 perone che hanno utilizzato 2 distinti fucili mitragliatori Kalashnikov e una mitraglietta Sten. Le prime acquisizioni sulla scena del delitto hanno da subito indicato i cugini Del Genio, quali soggetti presenti sulla scena del crimine. Su entrambi, infatti, la prova dello stub ha consentito di rinvenire polvere da sparo.

Il gruppo mafioso operante a Casarano e la gestione del traffico di sostanze stupefacenti

E’ emerso che i partecipi al gruppo mafioso di Tommaso Montedoro, Damiano Cosimo Autunno, Giuseppe Corrado e Luca Del Genio sono coinvolti in un’organizzazione finalizzata al commercio di sostanze stupefacenti, con centro di smistamento la città di Lecce a dimostrazione della mira espansionistica dell’associazione vincolata a pregressi rapporti in ambito criminalità, consolidatisi nel tempo, forte peraltro di emissari albanesi (Sabin Braho, originario di Durazzo e residente a Brindisi).

Nell’associazione finalizzata al narcotraffico di Maurizio Provenzano

L’indagine ha consentito di documentare con dovizia di particolari come il gruppo mafioso di Casarano smistasse ingenti quantitativi di stupefacente nel capoluogo salentino, tramite l’opera di Maurizio Provenzano, inserito all’interno dell’associazione, con il ruolo di broker, acquisendo lo stupefacente dalla compagine mafiosa casaranese, nella circostanza rappresentata da Luca Del Genio, per immetterlo successivamente sulla piazza di Lecce grazie ad una sua rete autonoma di spacciatori, tra cui emerge una donna, Domiria Marsano. Provenzano, inoltre, con autonoma capacità gestiva anche un traffico di stupefacenti con alcuni contatti albanesi  Sabin Braho ed Eljos Fasku (quest’ultimo arrestato in flagranza di reato con 2,6 kg. di eroina).

L’asse della droga Casarano-Lecce. La partecipazione
I
reati contro il patrimonio

Nel corso dell’attività, emerge la figura di Lucio Sarcinella che, dopo essere “migrato” dal gruppo facente capo a Potenza a quello riconducibile a Montedoro, dimostra, fra l’altro, la sua particolare propensione alla commissione di reati contro il patrimonio posti in essere  con azioni cruente in danno di istituti di credito e potendo contare sulla ingente disponibilità di armi. L’uomo, nell’ambito delle sue condotte delittuose, era in frequente contatto con Luigi Calabrese e Salvatore Carmelo Crusafio, motivo per cui i tre sono stati sottoposti a perquisizione domiciliare che ha consentito di rinvenire parte delle armi nella disponibilità del gruppo.

Nel corso delle operazioni di fermo dei 14, accusati a vario titolo di “Associazione mafiosa”, “tentato omicidio aggravato”, “Associazione per delinquere finalizzata allo spaccio di sostanze stupefacenti”, “Detenzione di Armi” “Ricettazione” e “Furto Aggravato, sono stati sequestrati oltre 40.000€ in contanti, tutti in tagli di 50, 100 e 200 euro e materiale d’interesse per le indagini .

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