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Il rogo di Centocelle e i pensieri non detti

Donatella D'Acapito il . Lazio

2437962_2017maggio11cec224Sono morte tre sorelle. Elizabeth aveva solo 4 anni, Francesca 8 e Angelica 20. Sono morte a Roma, nel quartiere popolare di Centocelle, nella notte fra martedì 9 e mercoledì 10 maggio. Vivevano assieme ai genitori e agli altri otto fratelli in un camper nel parcheggio del centro commerciale “Primavera”.

Erano arrivate lì qualche mese fa dopo aver lasciato il campo di via Salviati, in zona Tor Sapienza, e prima ancora quello de La Barbuta, fra Ciampino e la Capitale.

Le videocamere che hanno ripreso il rogo che ha avvolto il loro caravan, mostrano un uomo che lancia una molotov e scappa via. Le ipotesi investigative si rincorrono, ma a fine giornata la polizia esclude la pista xenofoba per seguire quella della faida fra rom. E in fin dei conti la famiglia Halilovic, di etnia khorakhanè, qualche problema con gli altri abitanti dei campi in cui era stata ce l’ha avuto.

Sapere che la morte delle tre sorelle è frutto di uno scontro fra clan sarebbe per la maggior parte delle persone la più auspicabile delle ipotesi, perché relegherebbe l’accaduto al “loro” mondo lasciando fuori tutti gli altri.

Un mondo dove l’ipotesi investigativa dei contrasti fra famiglie tocca l’affare della gestione dei moduli abitativi in alcuni campi nomadi della Capitale, da quello di via Salviati, appunto, a La Barbuta, ma anche quello di via Salone. Una gestione sfociata spesso in estorsioni che di recente alcuni nomadi hanno deciso di denunciare alle forze dell’ordine. Proprio questo movente, se confermato, spiegherebbe fra l’altro i contrasti degli Halilovic con il resto del gruppo; oppure spiegherebbe l’episodio di un altro incendio del modulo abitativo nel campo de La Barbuta avvenuto nella notte fra venerdì e sabato scorsi che, per fortuna, non ha causato nuove vittime.

È una storia brutta, questa delle tre sorelline. E non solo perché sono morte due bambine e una ragazza.

È brutta perché sebbene ci siano state manifestazioni di solidarietà a Romano Halilovic e a Mela Hadzovic, i genitori delle vittime, non sono mancati i commenti inappropriati (quando non veri e propri insulti) sui social, il sottile distacco dei molti e soprattutto il silenzio di quanti davanti alla morte hanno taciuto quello che realmente pensano. E cioè che la presenza dei rom sia fastidiosa, che quasi tutti siano dei rovistatori e che molti di loro possano essere i responsabili dei furti in appartamento o dei danni causati alle auto in sosta.

È scomodo dirlo, non è di certo politicamente corretto e non rappresenta il sentito di tutti. Ma questo è quello che sembra stia attraversando Roma e non solo.

Sì, la sindaca Raggi è corsa sul posto, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha parlato di “crimine orrendo”, la Comunità di Sant’Egidio ha organizzato una veglia di preghiera, sabato 13 c’è stata una manifestazione per le vie del quartiere e gli abitanti hanno proposto di intitolare il piazzale alle tre sorelle.

I genitori e i bambini della scuola elementare Iqbal Masih, da sempre impegnata nelle politiche di integrazione, hanno portato fiori e lasciato biglietti per ricordare non delle “bambine rom”, ma semplicemente “delle bambine”. Ma c’è anche chi ha trovato normale parcheggiare la propria macchina su quei fiori posati sul punto esatto del rogo e , anzi, ha rivendicato la libertà di potersi piazzare proprio lì, anche se accanto c’erano molti posti vuoti. C’è chi scrivere su Facebook “Io mi auguro ke tutti i rom facciano la stessa fine”…

Molto c’è ancora da fare per una reale integrazione. Le forze dell’ordine faranno il loro per arrivare al più presto ad arrestare il colpevole. Ma l’amministrazione capitolina ha – e ce l’ha da molto – un nodo da sciogliere. A novembre del 2016 l’attuale Giunta aveva promesso che avrebbe stilato entro il 31 maggio del 2017 un cronoprogramma per superare il problema dei campi. Secondo le stime, i rom a Roma sono settemila, vivono in sette campi ufficiali e in undici insediamenti autorganizzati. Carlo Stasolla, presidente dell’Associazione 21 luglio, una delle organizzazioni che dal 2010 si occupa dell’inclusione dei rom nella Capitale, dice che al momento “non si sa quali siano i piani della sindaca Raggi” e che “avviare gli sgomberi senza un programma alternativo alimenterebbe un circolo vizioso”.

Senza una pianificazione abitativa, come si è visto negli ultimi anni, si rischia di amplificare il fenomeno delle famiglie, rom e non, costrette a vivere nei camper in situazioni di estrema vulnerabilità. Quando questo accade e si crea una contiguità con altre situazioni di difficoltà, come quelle dei “nuovi poveri” – che ormai tanto nuovi non lo sono più – ecco che sale l’intolleranza e il sospetto.

E allora anche la morte di due bambine e di una ragazza provoca sì sgomento e dolore, ma un po’ meno se per alcuni – sempre troppi – quelle tre sorelle avevano una “colpa originaria”: quella di essere delle khorakhanè. Ma non si sceglie dove e da chi nascere e, come canta Fabrizio De André, il ragionare su queste vite “lo può dire soltanto chi sa di raccogliere in bocca il punto di vista di Dio”.

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