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In manette presidente antiracket Lecce

Fabiana Pacella il . Puglia

antiracket-lecceL’antimafia sconfitta da se stessa, o da chi indebitamente si presentava come tale. Uno scossone giudiziario quello che ha travolto il Salento nelle ultime ore.

Arrestata a Lecce la presidente dell’associazione Antiracket Salento – tre sportelli in tutto, oltre che nel capoluogo salentino anche a Brindisi e Taranto – Maria Antonietta Gualtieri. Ordinanza di custodia cautelare anche per il funzionario del Comune di Lecce Pasquale Gorgoni e l’ex dirigente dei servizi finanziari del comune Giuseppe Naccarelli. Ai domiciliari invece Serena Politi, segretaria dell’associazione. L’attuale assessore comunale al Bilancio Attilio Monosi, candidato alle prossime amministrative ha ricevuto la misura interdittiva insieme all’avvocato Marco Fasiello, figlio di Gualtieri, a 4 tra avvocati e commercialisti e a due imprenditori. Disposto inoltre a carico di 32 indagati il sequestro di somme indebitamente percepite dal Ministero dell’Interno, per un importo complessivamente superiore a 2 milioni di euro.

Sotto il coordinamento della Procura della Repubblica nelle persone dei pm Roberta Licci e Massimiliano Carducci, i finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria del capoluogo salentino hanno eseguito all’alba di oggi una serie di arresti e sequestri nei confronti del sodalizio criminoso dedito a reati di truffa per il conseguimento di erogazioni pubbliche, corruzione, concussione, falso.

I finanziamenti, indebitamente percepiti dall’associazione antiracket, erano destinati a rafforzare le iniziative in materia di contrasto al racket ed all’usura attraverso l’istituzione di tre sportelli nelle province di Lecce, Brindisi e Taranto aventi il fine di prestare assistenza alle vittime di tali reati con l’ausilio di specifiche figure professionali quali avvocati, commercialisti, esperti del settore bancario.

L’attività di indagine ha disvelato l’esistenza di un sodalizio criminale capeggiato dalla presidente che, avvalendosi dell’apporto di numerosi altri soggetti, per lo più inquadrati all’interno della stessa associazione oltre che di pubblici amministratori e imprenditori, ha posto in essere condotte volte al fraudolento accesso a finanziamenti a danno del Bilancio statale e della Comunità Europea.

La ricostruzione dei fatti ha evidenziato come, al fine di percepire indebitamente i suddetti fondi, Gualtieri, nel maggio 2012, avesse stipulato apposita convenzione con I’Ufficio del Commissario Antiracket istituito presso il Ministero dell’lnterno e con le amministrazioni comunali di Lecce, Brindisi e Taranto per I’istituzione di 3 sportelli antiracket presso ciascun capoluogo, aventi il fine di prestare assistenza alle vittime del racket e dell’usura e favorire l’accesso ai finanziamenti previsti dal Fondo di Solidarietà.

L’indagine ha permesso di accertare come tale Associazione ed i relativi Sportelli fossero di fatto non operativi e costituiti all’unico fine di frodare i finanziamenti pubblici mediante:

  • la fittizia rendicontazione di spese per il personale ivi impiegato;
  • l’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti afferenti l’acquisizione di beni e servizi;
  • la rendicontazione di s pese per viaggi e trasferte in realtà mai eseguite;
  • la falsa attestazione del raggiungimento degli obiettivi richiesti dal progetto in termini di assistenza a i nuovi utenti e numero di denunce raccolte.

In dettaglio, le risultanze investigative hanno dimostrato come l’associazione, nel perseguire i propri affari illeciti ed accedere ai contributi, avesse stipulato contratti di collaborazione con dipendenti fittizi e compiacenti professionisti, emettendo false buste paga ovvero ricevendo fatturazioni per prestazioni professionali inesistenti.

Le somme indebitamente percepite dai collaboratori fittizi grazie alle false rendicontazioni presentate all’Ufficio del Commissario Antiracket, venivano successivamente restituite in contanti alla stessa presidente.

Un particolare non è sfuggito agli inquirenti: venivano fatte salve le ritenute previdenziali e assistenziali.

L’organizzazione documentava inoltre l’esistenza di spese fittizie per l’acquisizione di beni e servizi quali inesistenti promozione di campagne pubblicitarie ed interventi di manutenzione presso le tre sedi, predisponendo una serie di documenti, anche di natura fiscale, idonei a dimostrare il regolare svolgimento delle procedure di selezione delle aziende fornitrici e l’avvenuto paga mento delle prestazioni.

Anche in questo caso il meccanismo truffaldino prevedeva che i finanziamenti indebitamente percepiti venissero dapprima bonificati in favore delle ditte esecutrici a pagamento delle forniture e successivamente restituiti in contanti per un importo pari alla differenza tra l’importo fatturato ed una quota del 20%, quale “compenso” alla stessa azienda fornitrice, cui veniva aggiunto il rimborso delle spese effettivamente sostenute per la predisposizione della campionatura da trasmettere al Ministero.

Le indagini hanno accertato l’illecita percezione di finanziamenti destinati alle opere infrastrutturali ed all’acquisto degli arredi presso le sedi di Lecce e Brindisi denotando dirette responsabilità a carico d egli amministratori comunali e dei direttori dei lavori coinvolti nel rilascio delle autorizzazioni e nei pagamenti d lle relative opere.

In particolare venivano eseguiti dei lavori di ristrutturazione presso la sede di Lecce, in assenza della preventiva approvazione da parte dell’Ufficio del Commissario Antiracket, che venivano pagati con fondi del Comune anziché con i finanziamenti erogati l’Ufficio del Commissario al termine della indicata procedura di approvazione.

Tale liquidazione veniva di fatto eseguita attraverso la creazione di un capitolo di spesa sprovvisto di copertura finanziaria, al fine di agevolare l’imprenditore affidatario dei lavori e consentirgli una celere percezione di tali somme.

Tali condotte risultavano riconducibili ai rapporti esistenti tra l’impresa esecutrice dei lavori ed un funzionario pubblico che in cambio riceveva agevolazioni nel pagamento di alcuni lavori eseguiti dalla medesima ditta presso la propria abitazione.

Al fine di sanare la situazione venutasi a creare in seguito ai rilievi mossi dall’Ufficio del Commissario Antiracket sulla irrituale procedura seguita ed ottenere il rimborso delle somme indebitamente anticipate, veniva quindi predisposta documentazione fittizia, in seguito trasmessa al citato Ufficio al fine di dimostrare il rispetto delle procedure previste per l’approvazione dei lavori, in realtà già ultimati e liquidati.

Questi artifici traevano in inganno l’Ufficio del Commissario Antiracket che procedeva all’erogazione dei fondi direttamente in favore dell’impresa costruttrice, che in tal maniera si avvantaggiava di un ulteriore pagamento che andava ad aggiungersi a quello già ricevuto dal Comune di Lecce.

Condotte delittuose venivano accertate anche in relazione ai lavori eseguiti presso lo sportello di Brindisi, ove funzionari di quel comune, unitamente all’amministratore della ditta incaricata della esecuzione delle opere, certificavano l’ultimazione e la regolare esecuzione dei lavori, in realtà non ancora completati.

È emerso inoltre che la presidente dell’associazione, avuta notizia della convocazione presso gli uffici del Nucleo di Polizia Tributaria di alcuni suoi collaboratori per essere sentiti quali persone informate sui fatti, procedeva ad “istruire” i testimoni affinché rendessero dichiarazioni difformi dal vero finalizzate ad occultare le irregolarità poste in essere per l’indebita percezione dei fondi erogati dal Ministero.

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